IL NUOVO ROMANZO DI MARIA MANTEGA “IO, SOLA” PER RACCONTARE UN RAPPORTO AFFETTIVO MALATO E SENZA VIA D’USCITA

Maria Mantega

di Pia Deidda

L’avevo conosciuta a Quartu Sant’Elena alla presentazione del suo romanzo “Oltre il varco”. Questa volta non si tratta però di un fantasy, come lei ci ha abituato con quella sua scrittura delicata e sensibile, ma di una storia che esamina un tema scottante di grande attualità: la violenza all’interno delle mura domestiche. Violenza ferocemente subdola perché colpisce spesso psicologicamente la vittima. E’ triste dirlo ma molte donne si ritroveranno in questa storia che assomiglia a tante vissute in silenzio nella quotidianità. Questo articolo vuole essere anche espressione di un grazie simbolico – da parte di tante di queste donne – nei confronti di Maria Mantega che con coraggio e determinazione mette a nudo, con l’arma della letteratura, uno dei mali del nostro secolo.

Romanzo o storia vera? “Io, sola” è un romanzo nel quale si rappresentano le storie delle tante Miriam che vivono la trappola di un rapporto affettivo malato e senza via d’uscita. I punti in comune di queste storie sono sempre gli stessi: una società stereotipata su vecchi preconcetti maschilisti; su una religiosità spesso mal vissuta e mal interpretata; sul ruolo della donna vista come angelo del focolare pronta a sacrificare la propria vita per “salvare” l’uomo che ha sposato costi quel che costi; sulla consuetudine della società di mal giudicare frettolosamente solo per ciò che traspare dall’esterno intingendo il proprio pane con gusto nello “scandalo”; e sull’accanimento del carnefice che non accetta di perdere l’oggetto delle sue perversioni e cattiverie tentando invece la sua distruzione con ogni mezzo, soprattutto dal momento in cui capisce che ne sta perdendo il controllo con la decisione di una separazione definitiva. Mi è capitato di leggere certi brani del mio romanzo ad alcune donne vittime di violenza e sentirmi dire: «Ma questa è un po’ la mia storia!» Possiamo dire che “Io, sola” è purtroppo la storia vera e tragica di tante donne, raccontata nel personaggio unico di Miriam.

Motivazioni che ti hanno spinto a scriverlo? Ho scritto questo libro cambiando completamente genere letterario. Chi già mi conosce come scrittrice, si stupirà probabilmente di non ritrovare anche in “Io, sola” un romanzo fantasy che parla di bambini e storie magiche. Mi sono cimentata in un genere completamente differente, spinta da una sfida con me stessa e dalla voglia di analizzare un problema che ogni giorno sbatte sui giornali nuovi casi di cronaca nera e spietata. Ho voluto analizzare quella che può essere la vita di una donna maltrattata prima che si giunga, e non necessariamente, al fatto più crudo dell’omicidio o della vendetta fisica da parte del carnefice. Alla fine del libro cito alcuni punti tratti da un articolo che descrive la personalità del “narcisista perverso”, un carnefice silenzioso e invisibile agli altri e che riesce a demolire lentamente la vittima, ad isolarla dai suoi affetti, a farle perdere la gioia di vivere e ad ucciderla comunque dentro con un sadismo inimmaginabile. Il carnefice continuerà ad apparire immacolato e vittima davanti alla società, riducendo invece l’immagine della donna che ha al suo fianco a quella di una pazza. Qualora lui stesso non riesca a porre fine alla vita terrena della vittima, potrebbe essere la donna stessa a chiudere la propria esistenza con un gesto estremo. Non potevo far sì che questo avvenisse al mio personaggio. Miriam non uscirà né vincitrice né vinta, ma certamente forte e pronta a riprovare a vivere.

Pensi che raccontare possa aiutare? Parlare di questo argomento è sempre utile. Mai tacere. Purtroppo le vittime di questa violenza sono per la maggiore mogli di uomini che occupano posizioni di prestigio nella società. La vergogna e la paura impedisce loro di esporsi direttamente, continuando a ridursi a vittime anche per un’intera vita. Ho deciso di raccontare la storia di Miriam in tutta la sua crudezza per mostrare esplicitamente chi tra vittima o carnefice veramente si deve vergognare. Ho vivisezionato una storia per estrapolarne il marcio in maniera lampante.

Cosa ti aspetti dalla sua pubblicazione e lettura? Spero certamente che questo romanzo sia motivo e stimolo all’apertura di dibattiti sull’argomento. Parlare di “violenza sulle donne” solo nel momento dell’annuncio nei TG dei fatti più cruenti, non serve a nulla. Il mio obiettivo è quello di stimolare la società e chi si occupa di legiferare in tal senso a comprendere quelle che possono essere le dinamiche della violenza psicologica, la più subdola. Credo che sia fondamentale un lavoro d’equipe tra psicoterapeuti competenti e giustizia. Inoltre vorrei che il romanzo sia motivo di riflessione per chi pur potendo aiutare le vittime, decide superficialmente di chiudere occhi e orecchie lasciando nell’abbandono chi ha invece urgente bisogno di soccorso.

http://www.medasa.it/

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