RIEVOCAZIONI STORICHE: UNA BATTAGLIA VINTA DALLA BRIGATA SASSARI NEL 1918, QUARTO ANNO DI GUERRA


di Dario Dessì

Trasferirsi nei dintorni di Padova dove partecipò a numerose esercitazioni in attesa di ordini.

I fanti della Brigata Sassari rimasero a Vicenza fino alla fine del mese di marzo del 1918.

Due mesi prima, subito dopo la conclusione della Battaglia dei tre Monti,  la bandiera di Vincenza era andata incontro  alla Brigata Sassari, mentre  la città aspettava  i fanti per accoglierli trionfalmente dopo la loro riconquista del Monte Valbella,del Col d’Echele e del col del Rosso.

 “Pareva quasi impossibile” – aveva scritto lo Schwarte nella sua opera ‘Der grosse Krieg’ La grande Guerra, redatta secondo il pensiero delle alte gerarchie militari degli Imperi Centrali – “che un Esercito il quale usciva  da una catastrofe immane come quella di Caporetto, avesse potuto riprendersi così rapidamente”.

Era infatti la prima volta, dopo Caporetto che gli italiani avevano vinto e fu la “Sassari”

a vincere per se stessa e per gli altri, perché la vittoria era stata la più alta aspirazione di ogni singolo fante, perché il più umile e scalcagnato gregario della brigata aveva voluto in quel giorno vincere, perché in tutti i fanti sardi ci fu radicata la volontà non solo di resistere e di difendersi, ma di attaccare e di riuscire a vincere.

 

Il 3 febbraio 1918 i fanti erano ridotti in uno stato pietoso, con le divise lacere e sporche di fango e del giallo dell’iprite, stanchi con le barbe lunghe e incolte.

Bisognava che si riassettassero e indossassero nuove uniformi, ma Vicenza era impaziente. Un treno era partito da Marostica per Vicenza e in tutte le stazioni folle in tripudio acclamavano al loro passare.

Solo a chi fu  presente a quella cerimonia era stato possibile  concepire il modo in cui tutta Vincenza accolse la brigata.

I migliori fiori dei giardini, i saluti più cordiali, i meravigliosi saluti delle donne furono riservati ai piccoli fanti sardi.

Ogni finestra aveva il tricolore ; nelle facciate un manifesto proclamava: 

Wla Brigata Sassari  –  Wla Sardegna  –  W l’Italia

Ai soldati della Brigata di ferro

 date tutti i fiori dei nostri giardini.

Viva i salvatori di Vicenza.

Veniva fatto di tutto per riuscire a portare nelle case i sassarini.

Era impossibile rintracciare un vicentino che non avesse ospitato nella propria casa almeno un fante della Brigata. Gli umili fanti erano commossi,  quasi smarriti non riuscivano a concepire una simile  accoglienza per chi in definitiva non aveva fatto altro che il proprio dovere.  164 caduti  –  740 feriti  –  67 dispersi

Alcuni aeroplani volteggiavano in alto lasciando cadere dei volantini.

Vicenza aveva preparato feste e banchetti; le case, i teatri, i cinematografi e i caffè rimasero aperti sino a tarda sera.

Chi aveva le possibilità  aveva ospitato anche quattro o cinque fanti  e non faceva che girare per la città dalla mattina alla sera, mettendo così in mostra la sua disponibilità   di garantire vitto e alloggio gratuito a un certo numero di ospiti.

Per i tavoli dei caffè, nelle osterie si sentiva.

“ Mi ghe n’ho uno  –  bravo ti,  mi  ghe n’ho  sie.

Caro ti mi ghe n’ho do soli, ma i gha una  spazzola che vale per diese.

Non per nulla i  x’è sassarini puro sangue.

 I  x’è i megio  putei che g’avemo, ciò”.

 

L’importanza del successo fu riconosciuta dall’eroe Di Monte Tomba, l’alsaziano generale Dilemann, comandante della 47° divisione francese, che il 31 gennaio 1918 indirizzava al generale Carlo Sanna da Senorbì, comandante la 33° Divisione  che oltre alla Brigata Sassari aveva a disposizione   il V Reggimento Bersaglieri, il 1 battaglione 45° Fanteria, tre battaglioni di arditi  I, II e IV, un gruppo speciale mitragliatrici composto  dalle compagnie 75, 76, 1472, 2107 e 2108, due  battaglioni zappatori  del genio e  postazioni di artiglieria di piccolo e medio calibro: 

“Mio generale,  permettetemi di inviarvi le mie più calorose felicitazioni e quelle della mia Divisione per il brillante successo che voi avete riportato e di cui noi siamo particolarmente felici. E’uso quando noi non siamo più in linea di darci agli studi per mantenerci al corrente.

Quando, noi siamo scesi dal Monte Tomba, io ho studiato per mia istruzione personale e di quella del mio Stato Maggiore la zona di Monte Val Bella, Col del Rosso, Col d’Echele.

Lo Stato Maggiore del vostro corpo d’armata ci ha dato tutte le informazioni; noi abbiamo eseguito per mezzo dei vostri aviatori delle fotografie; abbiamo osservato la linea e ci siamo potuti rendere conto delle grandi difficoltà che dovevano trovare le truppe che avrebbero attaccato quelle posizioni.

E’ dunque con tanta conoscenza di causa che oggi io vi dico Bravo! Bravo!

Grazie mio generale, l’espressione dei sentimenti più cordiali e più devoti di un vostro camerata d’armi del fronte italiano.  Lì 31 Gennaio 1918                       DILEMANN”

Il generale Pecori Giraldi passa in rivistala Brigata “Sassari”dopo la vittoriosa azione nella battaglia dei Tre Monti.

Nota:  Il 28 gennaio 1918 ebbe fine la battaglia dei tre monti. Ogni anno il 28 gennaio ricorre la festa della Brigata Sassari.

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