LA SCRITTRICE DALL’INCHIOSTRO DI STREGA: INTERVISTA A CLAUDIA ZEDDA CHE RACCONTA IL SUO ULTIMO LIBRO “L’AMULETO”

Claudia Zedda

di Federica Ginesu

Presente e passato scorrono insieme inseguendo antichi sentieri, rocce animate, sorgenti d’acqua che catturano misteri e fondono enigmi che si risolvono ascoltando una terra, la Sardegna, che custodisce la storia di donne forti come tori.  Le donne della famiglia Tanca, protagoniste del libro “L’Amuleto” della scrittrice Claudia Zedda, sono madri, nonne, ragazze intense e caparbie che cercano di addomesticare una realtà selvaggia e difficile da accettare. E la storia si sprigiona tra le pagine profumate di muschio e gelso prendendo per mano Virginia, giovane ragazza che arriva al paese dei nonni dopo la morte della madre, per guardare dentro un passato profondo come un pozzo sulle tracce della zia Luxia svaporata come la notte dopo l’alba. Inchiostro denso e ricco tra echi di Grazia Deledda e Maupassant, omaggi a Virginia Woolf e passione per la storia che danno vita al filo di una trama che si snoda tra amore, suspence e sorpresa.

Il libro racchiude soffi di tradizione popolare, delicati tocchi sullo sfondo di una narrazione che è moderna, ma sposta contemporaneamente le lancette indietro nel tempo. Come e dove nasce questo amore per la storia e le tradizioni popolari della Sardegna? È una passione nata durante il mio percorso di studi universitari. Dovevo laurearmi in lettere indirizzo antropologico, avevo già sostenuto degli esami sulla storia della Sardegna, ma il colpo di fulmine l’ho avuto con l’esame di storia delle religioni, quasi un esame di stregoneria. Mi sono affacciata su un mondo che non conoscevo e ho scoperto che la figura della strega in Sardegna è totalmente diversa dal resto del mondo, ho deciso così di studiarla incentrando la mia tesi di laurea sulle creature fantastiche della Sardegna, tesi che un editore ha poi subito pubblicato. 
Striasurbilecogabruxia, sono tante le varianti della strega in Sardegna: qual è la più affascinante? A me piace studiarle tutte, ma ho anche una passione grande per le janas, creature parallele alle streghe. Le fantastiche mi piacciono, perché sono quasi tutte femminili collegate al culto della Dea Madre, la dea luna. Tutto quello che era divino è diventato leggenda, parte di un pantheon sacro femminile legato all’acqua. E anche le poche figure maschili che abitano la tradizione o in origine erano femminili o sono creature straniere come il diavolo, importate da altri culti e da altre terre. Gli uomini, tranne per il Fuoco di Sant’Antonio, non hanno il potere di cura e guarigione, è un settore da dove sono esclusi, perché appartiene al divino femminino, legato al matriarcato come Marija Gimbutas ha dimostrato. È un sapere affascinante, cultura viva che non è cristallizzata, ma si trasforma e cresce con la società. 

Chi sono le streghe oggi? Per me la parola strega non ha un’accezione negativa, secondo me un pizzico di strega è in ognuna di noi. La donna ha una sensibilità che l’uomo non possiede, è più attenta ai dettagli, si ascolta e ascolta meglio gli altri, intuisce il futuro, perché riesce a prevedere gli eventi prestando attenzione al presente e al passato. La donna sarda poi è molto forte. Un vigore speciale che è nato da storie difficili segnate da guerre e povertà. La forza delle donne che hanno affrontato, prima di noi, le difficoltà, ci è stata trasmessa, è dentro di noi, a volte dimentichiamo di averla, ma basta una spolveratina per tirarla fuori!

Nel libro Virginia, ragazza di città, torna al paese dei nonni scontrandosi quasi ferocemente con la sua terra, ha bisogno di capirla per amarla? La causa più grave del disamore di alcuni sardi per la Sardegna è che non la conoscono se non superficialmente. Virginia all’inizio vive la realtà paesana con disagio per poi rivalutarla e amarla. È lasciarsi abbracciare e coccolare da quella piccola porzione di mondo, che è la tua terra. Come se col paese si facesse pace con la Sardegna per poi amarla più intensamente.

L’amuleto è il fil rouge del libro, come è nata l’idea che ha originato il testo? Ho scelto gli amuleti perché tessono reti fatate, sono dei portafortuna che connettono direttamente con quei antichi saperi che si passano attraverso il brebus, la parola magica, che ha la capacità attiva di cambiare la realtà.

Riccioli di filigrana trattengono la sabegia, pietra magica al collo di una scrittrice che tinge il suo inchiostro nel mondo misterico della tradizione della sua terra per rinforzare le radici e saldarle eternamente.

* La Donna Sarda

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