INTERVISTA AL GIOVANE REGISTA GIAMPIERO BAZZU: “LA GITA” È IN FINALE AL “FESTIVAL VISIONI SARDE”

Giampiero Bazzu

di Bruno Culeddu

Tra i titoli selezionati per la finale del Concorso Visioni Sarde inserito nello storico Festival Visioni Italiane in programma a Bologna dal 25 febbraio al 1 marzo spicca “LA GITA” di Giampiero Bazzu. Il cortometraggio, realizzato in Sardegna, si ispira a “Gli innocenti”, graphic novel di Gipi, fumettista pisano tra i più talentuosi e apprezzati in Italia. A Pisa, del resto, Giampiero Bazzu si era già imposto all’attenzione del mondo dell’arte nell’estate scorsa con la personale di disegno pittura e video “Volevo fare un fumetto” . Nei suoi disegni e video installazioni si possono trovare i prodromi del film in concorso per il Premio VISIONI SARDE Edizione 2015. L’opera è stata ammessa al Bif&st di Bari ed ha conseguito il Premio AMC “Primavera del Montaggio” al 22° Festival Internazionale di Cortometraggi e Nuove Immagini Arcipelago di Roma. Giampiero Bazzu, sassarese nato nel 1980, si è formato come Direttore della fotografia presso la scuola di cinema Bande à Part di Barcellona. Artista poliedrico si esprime attraverso linguaggi diversi: dal disegno al video, dalla pittura al cinema. Attualmente sta ultimando Bellavista il suo primo documentario. Tottus in pari gli dedica pertanto con piacere la seguente intervista:

Chi è Giampiero Bazzu? Un precario.

La seconda domanda è riservata a “LA GITA”. Ci vuole presentare il film? É un film liberamente ispirato a Gli Innocenti di Gipi, un fumetto che amo molto. É un film sul passato irrisolto che riaffiora nella vita di Giuliano mentre è in gita con suo nipote Andrea. É un film auto-prodotto la cui lavorazione ha richiesto tre anni. Vorrei ringraziare tutte le persone che mi hanno sostenuto e aiutato durante questo periodo, non capita

spesso di poterlo fare, e questa mi sembra l’occasione giusta.

Il fumetto riprende scelte narrative tipicamente cinematografiche . Che difficoltà ha affrontato per trasformare “Gli innocenti” di Gipi in un film? Il fumetto è stato un punto di partenza. Inizialmente il film non si discostava dall’originale, ma proprio le difficoltà della sua trasposizione cinematografica hanno lentamente fatto prendere forma al film. É molto complesso realizzare un film se non si hanno chiare le ragioni intime e profonde che ti spingono a raccontare una storia; questa è sicuramente la lezione più importante che ho imparato dalla lavorazione de La Gita, e che tengo ben presente oggi, nell’avvicinarmi ad un nuovo lavoro. Per rispondere alla tua domanda direiche la difficoltà non sta nel raccontare una storia tratta da un fumetto ma nel fare tua la storia di un altro, nel trovare in quella storia un elemento in cui riconoscerti per poterla raccontare.

Il passaggio dal disegno al cinema ha precedenti illustri. Eisenstein, Federico Fellini, Steno, Ettore Scola, Paolo Virzì, Castellano e Pipolo, per citare solo alcuni, hanno tutti anticipato col disegno quello che avrebbero poi fatto nei film. I due linguaggi sono compatibili? Pensa di adottarli entrambi? Io coltivo la passione per entrambi e li relego ad esigenze espressive diverse. Il disegno ad una dimensione intima, libera e indipendente, un aspetto per me molto importante che non ho trovato nel cinema narrativo. Forse è per questo che sto dirigendo il mio interesse verso il cinema documentario. Il cinema narrativo richiede una fedeltà assoluta alla storia che si decide di raccontare e una volta partiti non ti permette ripensamenti, se non a costo di grandi difficoltà. Io non funziono così, mi piace iniziare un lavoro e avere la libertà di perfezionare la mia idea strada facendo.

Ci vuole parlare della sua ultima opera “Bellavista”? Bellavista è un progetto di lungometraggio documentario co-diretto con Alice Sassu. É un documentario sull’abitare moderno, è un documentario sulla crisi italiana vista attraverso la storia di quattro famiglie che nel marzo scorso hanno occupato degli stabili pubblici nella città di Alghero, in Sardegna. Le loro storie si intrecciano con due momenti importanti della vita della cittadina sarda, la settimana santa e le elezioni comunali, e l’approvazione del decreto casa Lupi-Renzi, che, privandoli della residenza, rende gli occupanti abusivi a tutti gli effetti degli invisibili. Mentre gli adulti affrontano la loro difficile condizione quotidiana, i loro figli vivono questa esperienza di vita comunitaria come una occasione di gioco e scoperta; fra questi due mondi e modi di vivere la crisi, una crisi, si muove Bellavista, attualmente in fase di post-produzione. Potete trovare maggiori informazioni sulla pagina facebook del documentario Bellavista-documentary.

Cosa direbbe ad un giovane sardo che vuole intraprendere la carriera del cinema? Non saprei, posso dire che io a suo tempo ho scelto di studiare in una scuola e non me ne pento.

Che momento sta attraversando la cinematografia sarda? Ci sono dei film prodotti in Sardegna, più o meno fortunati, ma che sono e rimangono delle isole. Attualmente non esiste una continuità produttiva che permetta la crescita e lo sviluppo delle professionalità che sono la base senza la quale è difficile lo sviluppo di una cinematografia sarda.

Prossimi progetti? Per ora mi dedicherò a finalizzare Bellavista.

4 risposte a “INTERVISTA AL GIOVANE REGISTA GIAMPIERO BAZZU: “LA GITA” È IN FINALE AL “FESTIVAL VISIONI SARDE””

  1. Non certo per mera forma di dovuta cortesia esprimo i miei sinceri complimenti a Giampiero. E lo faccio, prima ancora che per i risultati ottenuti, per la perseveranza ed il talento che applica alla sua ricerca. Fa piacere prendere atto di un sempre più raro e prezioso colpo, scagliato dalla nostra terra ormai sempre più ai margini del mondo economico che conta. E con esso, giocoforza, di quello culturale. Non a caso nella prima domanda Giampiero si definisce precario: questo stato di precarietà economica impreziosisce ulteriormente i risultati raggiunti in quanto raggiunti lontano dalla macchina dello Star System. I problemi della nostra isola certamente non saranno più tali quando ogni giorno, nel giornale, troveremo notizia dei risultati raggiunti dal lavoro dei nostri giovani. Complimenti Giampiero! 🙂

  2. Non certo per mera forma di dovuta cortesia esprimo i miei sinceri complimenti a Giampiero. E prima ancora che per i risultati ottenuti lo faccio per la perseveranza ed il talento che applica al suo lavoro. Fa piacere vedere che sempre più rari colpi vengono scagliati dalla nostra terra, ormai sempre più ai margini del mondo economico che conta e con quello economico di quello culturale. Non a caso nella prima domanda Giampiero si definisce precario: questo stato di precarietà economica dà più valore a dei risultati raggiunti in quanto raggiunti lontano dalla macchina dello Star System. I problemi della nostra isola certamente non saranno più tali quando ogni giorno, nel giornale, troveremo notizia dei risultati raggiunti dal lavoro dei nostri giovani. Per ora abbondano i link dei fotomontaggi, dei cani e sterili battute sui politici. Complimenti peri Fatti, Giampiero!

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