SA LINGUA FERENOSA E S’OGU PIGAU: FRASTIMUS, ORIGINI ED ETIMOLOGIA


di Emanuela Katia Pilloni

In Sardegna, si fulmina con gli occhi e si uccide con la bocca. Sa lingua ferenosa e s’ogu pigau sono le banalizzazioni popolari di una sapienza antica che trascende la scienza e si colloca nel limbo dell’immaginario reale. L’ineluttabilità del fato è necessariamente legata alla dimensione profetica della parola: la consapevolezza del parlare in nome d’altri ha reso – non a caso – alate le verbalizzazioni dei poeti e dure sentenze le maledizioni.

Etimologia. Più che una corruzione del latino blastimare, perfrastimu sembra probabile un’origine catalana del termine:flastimar, bestemmiare. Il corrispondente lemma logudorese,irroccu, si lega invece al latino exorcisare attraverso la forma medievale di ex-orcare o alla radice del verbo irr?gare, infliggere, offrire ma anche consacrare, implorare. In entrambi i casi è palese l’appartenenza alla sfera del sacro, cui in origine era prerogativa l’uso della parola tanto per propiziare a sé la benevolenza della divinità, quanto per augurare il male al nemico: benedire o maledire, l’azione divina veniva conciliata attraverso l’uso sapiente del linguaggio.

Origine ed evoluzione. Se nell’irrocu il mantenimento della forma in versi (ottave o quartine) sembra tradire un uso letterario delle forme più antiche di imprecazione, su frastimu ha mantenuto viva la forza dell’immediatezza e del quotidiano: interiezioni o esclamazioni brevi, incisive e lapidarie in forma di intercalare o di commiato apotropaico. Benché vaticini di raro la morte, anche il più frequente augurio funesto della dolorosa perdita di una funzione corporea (is manus cancaradas,cancarau siada) tradisce un legame con le pratiche della magia nera. Nel mondo greco- romano per procurare tormenti e disgrazie ai nemici personali si faceva ricorso alle defixiones(latino defigere: inchiodare, conficcare, immobilizzare) che richiamano – già nel nome – l’intenzione di paralizzare le capacità fisiche e mentali del maledetto, esplicandola mediante l’atto di incidere la formula iettatoria su un supporto plumbeo, depositato nel temenos d’una divinità, o nella tomba del defunto. In un simile contesto appare più chiaro anche il ruolo delfrastimadore, figura mediana tra mago e veggente, cui fino al XIX secolo in molte comunità era riservato il compito di ritrovare oggetti smarriti o capi di bestiame rubati, con il ricorso a formule propiziatorie in versi: capacità divinatorie e attitudine poetiche erano – in fondo – dono dello stesso dio, Apollo: a Delfi come in Sardegna. E come per la Pizia i compensi dovuti alfrastimadore non erano mai in denaro, ma in oggetti o alimenti degni della consacrazione al dio.

Sacro e Profano. Quanto leghi strettamente su frastimu a forme arcaiche di religiosità è palesato dal numero notevole di imprecazioni legate alla natura e agli agenti atmosferici dal sapore fortemente evocativo: Lampu ti cabidi! In una società agropastorale soggetta ai capricci del tempo e degli dei, alla parola era delegato l’ufficio della supplica e della maledizione. Così anche un insetto pericoloso che diventa strumento di vendetta auspicata – S’espi forraina ti sigada! – può far rivivere il mito antico di un’invasione orientale (fenicio-cananea?) della Sardegna, in cui giocò un ruolo centrale l’importazione di api e vespe per la produzione di miele ma anche come terribili armi da guerra.

Ma non solo dagli stranieri giungono i mali. Ministro per gli affari di Sardegna dal 1759 al 1773, il conte Bogino, fu temuto e odiato quanto solo un boia o un carnefice sa esserlo, tanto che ancor oggi nei momenti di rabbia o difficoltà si tramanda di bocca in bocca su frastimu per eccellenza: Ancu ti crùxat su buginu!

Bestemmia e frastimu. Tagliente come una spada. Arguto e immediato. Immagine compendiaria della cultura e della tradizione sarda, su frastimu mantiene intatto lo stretto rapporto con l’ancestrale e il sacro e, nutrendosi del rapporto col divino, non partecipa in alcun modo dell’essenza della bestemmia cui sovente è associato. La bestemmia, al pari del turpiloquio, pone infatti colui che lo pronuncia sulla stesso livello di quegli a cui l’offesa è diretta, a differenza de su frastimadori il quale, nel delegare alla divinità la vendetta o il successo sul nemico, mantiene l’uomo in posizione subalterna rispetto al divino.

Ecco perché su frastimu de cresia bessidi a cresia torrada, come le processioni. La necessità della circolarità, del compiuto, delperfectum, che si esplica nel viaggio cerimoniale in cui la partenza e l’arrivo coincidono, è la figura ideale de su frastimu, che dal soprannaturale trae origine e al soprannaturale riporta.

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