LA VITA DOPO LA TRAGEDIA: IL RACCONTO DELL’ATTRICE KATIA CORDA, SUPERSTITE TRE ANNI FA AL NAUFRAGIO DELLA COSTA CONCORDIA

drammatica testimonianza fotografica del naufragio della Costa Concordia con Katia Corda (a destra)

di Ilaria Muggianu Scano *

Katia Corda è una superstite dell’ultima traversata della maestosa ammiraglia della Costa Crociere. Oggi è una talentuosa attrice nota per non esser mai stata respinta ad un provino. Con la verve di Geppi Cucciari e la prorompenza fisica di Marisa Allasio, Katia è ora impegnata nelle riprese della produzione internazionale “Donoria”, un film di Fabio Manuel Mulas, ambientato nella Sardegna del 1300. 

Come ha reagito Katia a questa disavventura? Determinata a non voler dimenticare, affida la sua esperienza al brillante memoriale “E chi se li (s)corda!”, Arduino Editore. Dall’intervista emerge il ritratto di una donna dalla grinta e dalla forza rinnovata che ci concede alcune confidenze. Esordisce raccontando delle schegge di ricordi surreali: «A bordo della nave si stava svolgendo un reality show, Professional Look Maker, e inizialmente pensai si trattasse di una magistrale candid camera organizzata dalla produzione del programma. Ma la vita, talvolta, può essere più surreale dell’artificio televisivo. Una signora accanto a me cominciò a piangere ma senza dire nulla: vedevo il suo sguardo perso, le presi tra le mani il viso rigato dalle lacrime e continuai a dirle di non preoccuparsi che a breve saremmo scesi senza problemi. Sapevo che era una bugia. Stavamo affondando. Nessuno cercava di salvarci. Eravamo circondati dalle motovedette ma nessuno poteva fare nulla se il comandante continuava a non dare l’ordine di evacuare».

Katia, quindi hai vissuto un clima di grande solidarietà in una condizione davvero tragica. No, purtroppo non è esattamente così. Uno dei momenti di maggiore abbruttimento dell’essere umano davanti alla morte è stata la corsa al salvagente. Tutto questo mentre la nave continuava a roteare. 

Cos’è successo una volta a bordo della scialuppa di salvataggio? Conquistata una scialuppa abbiamo cercato di sopportare le gelide temperature fino a toccare terra. Raggiunta l’Isola del Giglio ricordo il freddo lacerante di gennaio e l’impagabile calore della gente. Entrai infreddolita in chiesa e afferrai una coperta, era confortevole; qualche ora dopo, mentre ero in fila per essere censita prima dell’imbarco per il rientro in Sardegna, mi avvisarono che si trattava di un copri bara col numero 10 ricamato. Non mi sfuggì certo l’ironia della situazione. 

Il day after: Qual è la tua posizione davanti alla controversa faccenda Schettino? E il fattore risarcimento danni? Da subito ho rifiutato il risarcimento proposto da Costa Crociere: non esiste alcun risarcimento pecuniario che possa equilibrare il grave danno materiale, biologico e morale provocato da quell’esperienza. Inoltre non basta la buona volontà: esiste una precisa legge navale che prevede, in caso di sbarco d’emergenza dalla nave, che la compagnia di navigazione corrisponda la quota di 10 mila euro ad ogni passeggero. Con un rapido calcolo si intuisce che lo sforzo di Costa Crociere è stato minimo, dal momento che la cifra risarcitoria che ci avevano proposto era di 11 mila euro circa. Per ciò che concerne Schettino penso che un errore umano possa capitare, ciò che condanno è la reiterazione dolosa con l’aggravante che abbia atteso tre ore prima di impartire il comando d’evacuazione. Poi che lui ora continui a rilasciare interviste a pagamento, che tenga lezioni sulla gestione del panico lo trovo assurdo perché dimostra di non avere alcun rispetto delle vittime. Lui ha gestito solo il suo di panico dichiarando ad un membro dell’equipaggio: “Vabbuò, Dio ci penserà”. È assurdo pensare, inoltre, che abbia affidato il timone, e quindi la vita di tutti noi passeggeri, nelle mani di un membro dell’equipaggio senza alcuna esperienza. Ringrazio solo di aver puntualmente trasgredito le tardive indicazioni di chi non aveva idea di come si governi una situazione d’emergenza e aver dato fiducia al mio istinto di conservazione.

* La Donna Sarda

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