FILOMENA CAMPUS “AROUND THE WORLD”: L’ARTE SENZA CONFINI

Filomena Campus

di Fabio Marceddu

Si dice che spesso nel nome è scritto il destino di una persona, a volte tali “dicerie” ci azzeccano altre volte no.

Nel caso di Filomena Campus il suo nome è già il titolo di quel che è: dal greco filossignifica amica e Melos canto, quindi amica del canto, o se lo volessimo far derivare da Menos diventerebbe amica della forza.

Ebbene, che la si voglia chiamare Filomena o Filomela, l’artista sarda ormai dal 2001residente a Londra è una forza della Natura che ha fatto del canto il suo motore e il suo cavallo di battaglia.

Donna coraggiosa e battagliera dopo una Laurea in lingue e Letterature Straniere conseguita a Cagliari, comincia il suo percorso britannico presso l’Università di Essex, alternando le sue diverse anime artistiche con la sua naturale passione verso il mondo anglosassone.

Dopo il Master in Regia teatrale nel 2001 arriva a collaborare con la stessa università in veste di formatrice dello stesso.

Nel giro di pochi anni, in un crescendo di opportunità che si è costruita working hardly, Filomena è riuscita a crearsi uno spazio di lavoro con la sua compagnia teatrale TEATRALIA e continua a districarsi fra musica, canto, teatro, direzione degli attori e drammaturgie.

A tal proposito ci piace ricordare che la sua ultima regia teatrale Monk, è rimasta in cartellone per tre settimane in uno dei teatri più importanti di Londra, il Riverside Studios, dove agì anche Samuel Beckett.

La sua ecletticità l’ha vista lavorare con alcuni fra i più grandi rappresentanti del teatro contemporaneo come il premio Nobel Dario Fo, Eugenio Barba, Judith Malina (per citarne solo alcuni) e di scrittori del calibro di Stefano Benni e Franca Rame.

Le sue molteplici doti ne fanno anche una raffinata cantante jazz (e in questo caso il termine è riduttivo, essendo una “ricercatrice” che indaga continuamente e fluttua di genere in genere) che ha calcato i più importanti palcoscenici internazionali accompagnandosi con Musicisti come Antonello Salis, Paolo Fresu e Evan Parker, Jean Toussaint, Cleveland Watkiss.

Potremo stendere fiumi di inchiostro per continuare a raccontare l’avventura di questa sarda talentuosa che da Cagliari è partita alla conquista di un’altra isola: la Gran Bretagna, ma ci piace soffermarci un attimo sulla sua ultima fatica discografica che vedrà la luce proprio nei prossimi giorni.

Dopo il successo dell’album Jester of Jazz, che un po’ riassumeva le sue anime teatrali e jazz, dove ha collaborato con musicisti inglesi come Steve Lodder e Dudley Phillips è di prossima uscita Scaramouche.

Scaramouche è il titolo del suo ultimo lavoro, un disco pensato e realizzato con un altro musicista sardo Giorgio Serci, chitarrista e compositore che da anni opera a Londra.

Senza lasciarsi ingannare dalla leggerezza del titolo che appare quasi come un divertissement, l’opera che si avvale della presentazione di Paolo Fresu, affonda le sue radici sonore nell’anima mediterranea e sarda.

Nato come un duo vocale per voce e chitarra, il disco si è pian piano arricchito di altre collaborazioni come il leggendario Kenny Wheeler, recentemente scomparso. Il disco che contiene brani originali a firma degli stessi Campus e Serci ha al suo interno solo un omaggio imprescindibile a Maria Carta (Filomena Campus ha vinto il Premio nel 2009), il brano Ombre, che nonostante la lingua (italiana) ha un impatto emotivo che si lascia “comprendere” anche da chi con l’italiano non ha destrezza.

Confidiamo che “Scaramouche” diventi il nuovo punto di partenza per le imprese apparentemente impossibili di questa nostra straordinaria artista che in silenzio con la sola forza del suo “bel canto” e delle sue parole, continua ogni giorno ad affermarsi nel panorama artistico internazionale, senza mai dimenticarsi delle sue radici isolane, che non sono catene ma trampolini.

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