AL CASO IL SUO SUCCESSO, ALLA BELLEZZA LA SUA FORTUNA: VALERIA DEFRAIA E IL DESIDERIO DI FARE CINEMA

Valeria Defraia

di Ilaria Muggianu Scano *

Valeria Defraia, quotatissima modella ventiduenne di Quartu Sant’Elena, già rappresentante sarda per Miss Mondo è volata in pochissimo tempo dal popolare spot di Videolina (con un esilarante Massimiliano Medda nei panni di George Clooney) al grande schermo, con la commedia per la famiglia “Un Natale stupefacente”, un film di Volfango De Biasi nelle sale italiane dallo scorso 18 dicembre. Valeria ha accettato di trascorrere con me un’ intera giornata permettendomi di conoscerla e documentare il moto perpetuo di una modella, professione che ancora resta il sogno di tante giovanissime. 

 «È come se fossi l’anello di una catena. Con il mio corpo do visibilità alle opere d’arte create dall’impegno di mani talentuose che a volte sono di stilisti, altre volte sono di parrucchieri, altre ancora di registi o giornalisti. È un lavoro che mi riempie d’orgoglio ma non dimentico che quello che oggi è lavoro è stato un hobby appassionante. I riflettori si accendono ma sono consapevole del fatto che si spegneranno, perché il mondo dello spettacolo ti dedica un tempo limitato poi ci sei tu con la tua personalità e quello che hai saputo costruire nel frattempo». Così esordisce Valeria, che sente la responsabilità di trasmettere il fascino del mondo dello spettacolo, ma anche le insidie che le ragazze più inesperte dovrebbero imparare a conoscere e gestire con responsabilità.

Il tuo mondo viene valutato senza mezze misure: le ragazzine lo inseguono e le nonne lo temono come fosse una professione che può compromettere la salute.  Ho visto ragazze buttare la propria vita inseguendo l’ossessione di una magrezza malata. Andavano avanti con mezza mela o uno yogurt al giorno. Con quale risultato? La perdita totale del sorriso e l’assenza di ogni energia. Come conseguenza immediata c’è un paradosso: la perdita del gusto per il lavoro e, nei casi più gravi, per la vita. Sarebbe meglio fare un po’ più di sport e concedersi il cibo. Che lavoro è quello che poi non ti permette di godere le gioie della vita? È l’eleganza ad essere indispensabile non la magrezza. Così come non reputo fondamentale l’altezza: devi trasmettere eleganza, non svettare. 

Hai raggiunto la grande popolarità con uno spot esilarante, ma come è iniziato il tuo percorso? 
Sono partita col più tradizionale dei percorsi: un concorso di bellezza nella mia città; quello che invece mi ha presa in contropiede è la valanga di richieste che, da quel momento, non si sono più arrestate. Il mio primo vero impegno lavorativo è stato una sfilata di haute couture per lo stilista Marcello Orioni. Ancora mi tremano le gambe se ci penso. Poi ho girato tutta la Sardegna e l’Italia, perché da un concorso vinto ne geminano tantissimi altri e continuare a vincere le fasce ti incoraggia ad andare avanti. Il modo in cui proponi la tua idea di giovinezza, di bellezza, è accettata e questo ti riempie di gioia.

Quali sono le fasce per te più significative? Mi ha reso particolarmente fiera portare la fascia nazionale in Sardegna per Miss Mondo e Miss Una ragazza per il Cinema. Non finirò mai di ringraziare l’agente Michela Giangrasso che propose alla compagnia dei Lapola di provinare le ragazze che venivano dal concorso di Miss Italia. Tra tantissime, scelsero me per l’intera stagione de “Il Paese dei farlocchi”. Io non feci altro che assecondare i ritmi comici del bravissimo Massimiliano Medda: grandi e piccini mi fermano ancora per farmi i complimenti e qualche simpatica battuta. 

Il sogno più grande per cui continuare a fare sacrifici? Sicuramente quello del cinema è il sogno per cui vale la pena insistere. Ogni declinazione del mondo dello spettacolo è suggestiva: sfilare è appassionante, posare è divertente ed è un’emozione vedersi comparire sui più noti megazine nazionali, ma la recitazione permette di esprimere qualcosa in più di te stessa. Di recente ho avuto modo di recitare nella commedia natalizia “Un Natale stupefacente”, per la regia di Volfango De Biasi, al fianco di attori come Ambra Angiolini e Lillo&Greg. È stata un’avventura stupefacente, nel vero senso del termine. Ho ricevuto la proposta per il casting in maniera del tutto inaspettata e ho partecipato senza crederci troppo, date le tantissime ragazze che vi prendevano parte. Quindi, ti lascio immaginare cosa abbia significato ricevere la telefonata del regista in persona: “Sei dei nostri, hai una grande fotogenia e telegenia”. Mi sono venute le lacrime agli occhi. L’aspetto più appassionante è stato partecipare alle scene corali. Quando giri un film del genere, normalmente, ti ritrovi a contatto con i tuoi compagni di scena e tutto termina lì, invece io ho preso parte a delle scene complesse che prevedevano la presenza del cast al gran completo. Da quest’esperienza ne sono nate delle altre come la collaborazione con RDS. Penso sia un privilegio lavorare con professionisti del genere e imparare un mestiere divertendosi. Si è trattato di un ruolo marginale, ma mi ha dato modo di apprendere in silenzio. Per me è successo in maniera del tutto casuale, da una serie di impegni concomitanti che mi hanno fatto arrivare fino a questo appuntamento importantissimo, che rimane pur sempre un punto di partenza. Le occasioni fortunate non vanno mai prese con superficialità ma come ottima base su cui costruire.

Se non fosse arrivato il successo quale sarebbe stato il tuo piano B? Beh, diciamo che è questo il mio piano B un sogno che mi sono concessa perché ho la fortuna di avere una famiglia che mi segue dappertutto, mi sostiene e mi incoraggia. È doppiamente bello pensare che stai costruendo qualcosa per te e anche la tua famiglia ne è partecipe.

Cosa rispondi quando ti viene chiesto “Qual è il tuo lavoro?” Io sono un’estetista da nove anni. Un lavoro che amo e cerco di farlo al meglio aggiornandomi e curando il rapporto con le mie clienti. Il momento della bellezza è una stagione, se non ne sei consapevole e la tua famiglia non ti ha strutturata a sufficienza succede che ciò che ora è un sogno, quando le luci calano, diventa un rimpianto patetico.

* La Donna Sarda

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