LAVORI A TINTE ROSA, SULLA SCIA DELLA REGINA: CARMEN ATZORI E L’APICULTURA


di Cristina Muntoni *

La storia di Carmen Atzori inizia a San Gavino Monreale, passa per i tavoli di un ristorante piemontese dove serviva la famiglia Agnelli e termina tra i fiori del prato sotto la rocca dei Doria, vicino a Castelsardo, dove alleva api regine e produce mieli profumati e medicamentosi.  Di quel ristorante torinese dove, all’arrivo degli Agnelli, si chiudevano le porte perché nessun altro cliente potesse disturbare pasti che sfioravano la sacralità, ricorda la cura nella presentazione dei piatti, l’attenzione nella scelta dei cibi e la raffinatezza degli abbinamenti. Uno spettacolo che Carmen metteva in scena servendo in religioso silenzio opere d’arte culinaria con gesti quasi rituali, investendo il ruolo di ultimo elemento di una catena umana che partiva dagli ordini dello chef, passava per l’esecuzione dei cuochi e finiva sino alle sue mani.  Si dice che ogni cosa che si impara nel proprio percorso tornerà utile, anche quando le strade che si scelgono sembrano allontanarci dal primo tracciato. Per Carmen è stato così e, dopo un ventennio di vagabondaggio tra la Romagna, Saint Vincent e la Valtournenche, tornò sull’Isola punta dal mal di Sardegna e creò un’impresa col marito dando frutto al gusto per l’alchimia culinaria che imparò in Piemonte. Dal nome della rocca sotto la quale si estende il loro terreno, nasce l’azienda agricola “Oltudoria”, l’orto dei Doria. Trasformarono un campo di arbusti in una distesa spinosa che è l’oro verde della Valledoria. Un giorno, in quelle piantagioni di carciofi dominate da una delle residenze preferite da Brancaleone Doria ed Eleonora d’Arborea, il marito di Carmen portò tre arnie. Superata una paura iniziale, Carmen iniziò ad osservare il loro funambolico movimento e a scoprire la perfezione di un sistema in cui, dice, «le vedo tutte assieme come un unico organismo di cui ogni singola ape è una cellula». Iniziò a veder crescere le famiglie e le arnie, dalle tre iniziali, sono diventate settanta. Cominciò a studiare il sistema di produzione di miele frequentando dei corsi per apicultori dove si appassionò alle proprietà medicamentose. Per produrre miele da fiori specifici iniziarono a fare nomadismo, portando le arnie dove le api avrebbero trovato prevalenza di fiori specificamente scelti. Così, oltre al miele Millefiori, iniziarono a produrre quello amaro ai fiori di cardo («ottimo per l’intestino, come anticatarrale, per la disintossicazione del fegato e l’apparato digerente»), quello delicato di asfodelo («anticatarrale»), quello raro al rosmarino, alla lavanda, al corbezzolo, al cisto («che solitamente è una “melata” ovvero un miele prodotto dalla sunzione delle api di una sostanza zuccherina prodotta dai parassiti che si nutrono delle pianta»), e di eucaliptus («ottimo per l’apparato respiratorio»). Mentre frequenta un corso per allevatrici di api regine, Carmen progetta il futuro della sua azienda. «Voglio iniziare a raccogliere il polline che le api lasciano nelle scatoline quando passano all’ingresso delle arnie e conservarlo col congelamento anziché con l’essicazione come fanno molti». E, oltre il polline e al progetto di trasformare l’azienda realizzando apicoltura biologica, all’orizzonte c’è il mondo sconfinato dell’estetica. «Ad esempio, col miele cristallizzato e l’olio extravergine si possono fare ottimi scrub. Con la cera riscaldata e succo di limone si può fare una palla con cui ci si può depilare, come facevano gli egiziani. Con la cera vergine di opercolo fusa a bagnomaria con olio, mirto e rosmarino si ottiene un unguento per combattere la cellulite».

Lei punta sul biologico. Il sistema dei controlli in Italia è in grado di garantire un prodotto veramente biologico? «No. Manca un organismo centrale di controllo. Il SIAN controlla che si segua la normativa, ma poi i controlli lo Stato non li effettua. Per avere i certificati sulla qualifica biologica bisogna pagare un ente che faccia il controllo: un’assurdità. Ci vorrebbe un organismo nazionale che si occupasse di realizzare i controlli sul biologico».

Perché ha puntato tutto sul miele? «Perché ha delle proprietà straordinarie. Assumendolo quotidianamente si alzano le difese immunitarie e si evitano una serie di malattie. Dovremmo usarlo tutti, ogni giorno».

* La Donna Sarda

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