“IL CUORE SELVATICO DEL GINEPRO”, LA PUBBLICAZIONE DI VANESSA ROGGERI, LA SCRITTRICE RIVELAZIONE SARDA

Vanessa Roggeri


di Federica Ginesu *

Pagina dopo pagina la carta accarezza l’anima e parole d’inchiostro sardo compongono una storia. È la coga Iannetta, bambina che il destino ha voluto strega, la protagonista di “Cuore selvatico del Ginepro”, edito dalla Garzanti, opera prima della scrittrice cagliaritana Vanessa Roggeri. Temi forti come odio, violenza, superstizione si intrecciano a riti e misteri della Sardegna ribelle e sacra, dove l’eterno femminino è una forza che vince ogni ostacolo. Il libro, già alla quarta edizione in poco più di un anno, è un vero e proprio best seller. Adottato come testo nelle scuole di tutta Italia, sta per uscire in versione economica.

Il suo libro è edito dalla Garzanti, lei è una scrittrice sarda che ce l’ha fatta. Cosa si prova? È una grande soddisfazione, ho creduto molto in questo libro, ci ho messo il cuore, tutta me stessa, ma non me la aspettavo, il successo è stato un dono. Per anni scrivevo chiusa nella mia stanza e sognavo: poi è arrivato il momento e il sogno si è realizzato; ci ho messo mesi per metabolizzare che la Garzanti mi aveva chiamata. Era una cosa troppo grande. 

Perchè il libro ha avuto così tanto successo? Forse il merito è della storia, ambientata in un paese, Baghintos, che non esiste realmente, ma che, proprio per questo, è quello in cui tutti possiamo riconoscerci. Luogo magico e denso di conflitti. È un libro che parla di discriminazione, di una bambina sfortunata che va contro tutte le malignità e l’odio scagliato contro di lei, cercando di superarlo.

Quale messaggio trasmette il libro? Non lasciamoci condizionare dai pregiudizi, superiamo le diffidenze e non fermiamoci alle apparenze. Basta coniugare istinto e ragione. Lucia, la sorella di Iannetta, non si fida del suo istinto, si lascia condizionare dalla sua famiglia anche se sente che non è la strada giusta. Io credo moltissimo nella forza del singolo, per questo Lucia alla fine dà ascolto alla ragione, ma anche al suo cuore. Non ha mai creduto che Iannetta fosse figlia del male.

Iannetta è coga per destino, un destino che può essere cambiato. Sì, è nata sotto una stella sfortunata, avvelenata dall’ignoranza e dalle superstizioni. Ma lei è come il ginepro: resiste. La storia dimostra che, se lo vogliamo, possiamo cambiare la nostra vita al di là delle nostre origini, del nostro passato.
La coga può essere la personificazione della differenza femminile? Certo. La donna appena dimostrava la sua diversità, non si omologava, non era uguale agli altri, diventava la depositaria del male, parafulmine di tutte le catastrofi che potevano accadere nella comunità. È un problema che ha radici antiche. La differenza non era peculiarità, ma distorsione della normalità e ciò che non era normale faceva paura, si ostracizzava e isolava.
La Sardegna è terra di creature misteriose. Le cogas e le bruxas del libro sono figure reali che fanno parte della nostra cultura e tradizione, legate all’energia della terra, alla dea acqua, portatrice di vita. È il nostro dna, una cosa che ci portiamo dentro dalla note dei tempi.

La chiave di volta del libro è l’amore. Credo molto nel potere dell’amore, salvifico e rigenerante e nella storia ha un ruolo essenziale sin da subito. È amore per la vita, amore in senso assoluto, un sentimento che è capace di qualsiasi cosa.

Parafrasando Virginia Woolf cosa vuol dire per lei “avere una stanza tutta per sè”? È fondamentale, è libertà. Ho sempre avuto il mio spazio, fin da ragazzina. Ho iniziato a scrivere seriamente intorno ai 15 anni. All’inizio cercavo di imitare i miei scrittori preferiti, poi sulle ali della mia sfrenata fantasia ho cominciato a creare storie originali, mie.

Come è nata questa storia così intensa e appassionante? Era un’idea che mi era venuta all’improvviso. L’avevo segnata in un quaderno: dovevo scrivere una storia di una bambina che nasceva in una famiglia in Sardegna e che era creduta una strega. Quando ho iniziato a scrivere, me ne sono infischiata delle mode, delle tendenze nella letteratura, volevo scrivere una storia autentica, che facesse sentire a casa, e ho messo tutto quello che sapevo sulla Sardegna: dalle persone che ho conosciuto, agli aneddoti, ai racconti dei miei nonni. Ho scritto di pancia, sentivo che il flusso creativo era quello giusto.

Una piccola anticipazione sul prossimo libro? Uscirà in primavera e sarà ambientato nella Cagliari dell’inizio del ‘900, durante la Belle Époque. Sarà una storia molto forte.  

Qualche consiglio per una scrittrice esordiente? Se avete un libro in un cassetto, dovete osare. Mandate il vostro lavoro alle case editrici, partecipate ai concorsi letterari. Bisogna sempre leggere e scrivere tanto. Amare la scrittura più di qualsiasi cosa. Io sono attaccata visceralmente alla scrittura. Mi sono sempre detta “se non faccio questo cosa faccio?”: non vedevo altro futuro per me. Ho fatto della scrittura una ragione di vita.
* La Donna Sarda

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