DA UN’ISOLA ALL’ALTRA, ALLA RICERCA DELL’EQUILIBRIO ARTISTICO: INTERVISTA A FEDERICO COZZUCOLI, SARDO D’ADOZIONE, MESSINESE DI NASCITA


di Valerio Deidda

Sardo d’adozione, messinese di nascita, Federico Cozzucoli è un artista e performer mutevole, ma mai banale. Il suo percorso di ricerca comincia nel lontano 1997, da lì è cominciato il suo viaggio di peregrinazione artistica che, da qualche anno, lo ha portato a lavorare in Sardegna. La ritiene una terra umana, lontana dai caotici ecosistemi dell’arte come merce, un luogo in cui l’artista trova la sua dimensione per riflettere, coltivare ed esprimere il proprio spirito artistico. A tratti surreale, spesso visionario, si esprime attraverso installazioni e performance che mitigano la sua formazione teologica, adattandola a tematiche contemporanee. Di grande interesse, nelle opere dell’artista messinese, risulta l’indagine del corpo umano e il suo rapporto con l’ambiente socioculturale. Come accade in “Genesi 3 – La caduta”, installazione portata in mostra nel dicembre del 2005, presso la Galleria Arturarte. In queste opere si evocano tipi umani, nelle persone di Adamo ed Eva, che sembrano provenire da un universo simbolico, molto vicini alle figure umane dell’artista Dino Valls. La mostra, di assoluta intensità, portava in primo piano il peccato originale di Adamo ed Eva, trattato appunto nel terzo capitolo della Genesi. L’intento era quello di mostrare la “…grande forza provocatrice e prevaricatrice con cui l’artista si serve dell’evento simbolico e concreto al tempo stesso per darne un’interpretazione insieme mistica, ironica e sarcastica (Testo critico di Francesca Foti). La sua carica artistica dimostra una padronanza nelle citazioni dell’arte del passato, in un equilibrio omogeneo con la sua intima e profonda espressività, che traduce con l’utilizzo di tecniche diverse e in continua evoluzione.

Il 6 gennaio, nei ruderi della chiesa di Santa Lucia, nel quartiere Marina a Cagliari, ci sarà la sua nuova installazione Crib – not an original film. Conosciamolo più da vicino.

Chi è Federico Cozzucoli e qual è la tua formazione? Non sono un artista tradizionale. Sono una persona curiosa, che ha bisogno di conoscere e di indagare l’ambiente in cui vivo. La mia formazione non può essere definita quella di un classico artista: non ho certamente una formazione accademica. Ho visitato i grandi Musei, le grandi mostre di artisti contemporanei e ho frequentato, quando abitavo a Roma, atelier di artisti contemporanei. Questo ha senza dubbio influenzato la mia formazione, ma credo che la vera spinta nell’espressione artistica sia data dalla curiosità. Anche Leonardo da Vinci era molto curioso. Credo che se fosse vissuto ai nostri giorni, avrebbe senz’altro sperimentato la video art, indagando varie tematiche come era suo solito fare.

Che cosa è l’arte per Federico Cozzucoli e qual è il rapporto con la tua produzione artistica? Per me l’arte è una forma di comunicazione di un pensiero. Nel mio caso, è comunicazione legata al dubbio, alle grandi domande che tutti gli esseri umani si pongono. Io, ad esempio, ho cominciato con elementi legati al pensiero filosofico teologico. Per me l’arte è un’espressione intellettuale visiva, è un pensiero che diventa materiale, concreto, da vedere e da toccare. Rispetto al rapporto con la mia produzione artistica, non so se definirla una evoluzione o una involuzione. Ho iniziato utilizzando il mio corpo come medium espressivo per parlare della società. Quando mossi i primi passi nel campo dell’arte, il mio percorso era legato, in maniera decisamente forte, con la prassi liturgica, e teologica, che prendevano forma nelle mie performance. In questo momento le mie performance sono più legate ad un concetto di arte partecipata, che coinvolge. Ho il bisogno di confrontarmi con le persone, di far entrare loro nel processo creativo e artistico, come peraltro è accaduto nel mio precedente lavoro Saint Chapelle. Nel mio ultimo lavoro, Crib – not an original film, invece, ho progettato un intervento di manipolazione diretta sul lavoro di altre persone.

Pensi che l’arte debba avere un ruolo sociale, oppure rimane un’espressione artistica fine a se stessa? Io credo che, in ogni caso, l’arte abbia un ruolo sociale intrinseco. A questo proposito, mi piace citare uno, forse il primo verso intervento di arte partecipata e quindi sociale, che l’artista Maria Lai fece nel piccolo centro di Ulassai. A mio avviso, si trattò di un commovente esempio di arte sociale, in cui il valore di coinvolgimento delle persone fu davvero enorme: riuscì a far legare, sia emotivamente che materialmente, tutti gli abitanti del paese, anche persone che tra di loro non si parlavano.  Colgo l’occasione per invitare tutti il 6 gennaio, dalle 17 alle 24, in Via Sardegna nei ruderi della chiesa di Santa Lucia: qui, darò vita al mio ultimo lavoro Crib – not an original film.

Sito web artista: http://www.federicocozzucoli.net/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *