IL SILENZIO DI GIANNI SALIDU VIVE ANCORA NEI SUOI PRESEPI: L’ARTE E’ IL LINGUAGGIO CHE NON HA BISOGNO DI PAROLE


di Claudio Moica

Il Comune di Narcao, il Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna  e l’Ecomuseo minerario di Rosas, l’associazione che gestisce il compendio minerario tra le colline di Terrubia, hanno organizzato per il 4 dicembre una giornata di festa in onore di Santa Barbara, patrona dei minatori con l’inaugurazione del presepe dello scultore Gianni Salidu (1941/2009). L’artista famoso anche come presepista, spesso ha ambientato la Natività nel paesaggio Sardo. I personaggi che lo popolano sono quelli della vita quotidiana (i pastori, i suonatori, la donna che porta il pane o l’acqua, l’uomo che porta il vino, una ragazza porta il pane con la cesta posizionata sulla testa, un pastore con l’agnello sulle spalle). Le sculture dei due cantori a tenores,  di un suonatore di fisarmonica e di launeddas ricordano l’amore dell’autore per la musica sarda. Sculture molto amate dall’artista sono quelle del viandante con un tozzo di pane in  mano e l’altra del contadino con un sacco sulle spalle a voler rappresentare la fatica dell’uomo. Nei presepi del Salidu non mancano mai una coppia di anziani: in questo modo ricordava i genitori. Ma non sono le singole figure a creare il capolavoro ma il loro insieme danno vita ad un’armonia poetica. I presepi di Gianni Salidu sono presenti in collezioni private e pubbliche in Italia ma anche all’estero (Austria, Svizzera, India, U.S.A.). Quasi tutte le mostre dei presepi del maestro sono curate dalla dott.ssa Cristina Marongiu. Gianni Salidu identificava così il suo essere artista ”L’arte è il linguaggio che mi consente di esprimere tutto ciò che non si può trasmettere con le parole” e, a cinque anni dalla sua scomparsa, le sue opere continuano a parlare con quelle parole che solo lui sapeva trasferire nella pietra, nel legno e nelle tele.

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