“L’ULTIMO FIORE DELL’ANIMA”: CON IL RECENTE ROMANZO, ANNA MELIS CONTINUA A STUPIRE

Anna Melis

di Claudio Moica

Capita sovente che l’utilizzo costante di un oggetto riduca l’interesse verso lo stesso e questo concetto si può estendere anche alle persone o al luogo dove si vive. È risaputo che il popolo sardo, quando emigra dalla propria terra, è colpito da una forte nostalgia che lo porta a cristallizzare i ricordi, talvolta, di una Sardegna che non esiste più. Ecco perché gli scrittori sardi, specialmente quelli emigrati, riescono a raccontare una Sardegna diversa da quella reale, più empatica e forse più vera. Anna Melis con il suo secondo libro dal titolo “L’ultimo fiore dell’anima” edito da Frassinelli racconta di una Sardegna non molto lontana temporalmente da noi, fine anni trenta, e nonostante la sua giovane età (nata a Cagliari nel 1974) riesce a descrivere paesaggi e personaggi dell’epoca in modo concreto e seducente. Soprattutto le descrizioni dei luoghi dove si svolge il racconto, risultano essere ricche di particolari tanto che sfogliando il libro, si possono percepire i profumi forti di una Sardegna ancora da scoprire persino dagli abitanti. La storia si dipana tra Nuoro, all’epoca poco più di un paese, e il monte Ortobene e sulla cui sommità nel 1901 fu posta la grande statua del Redentore. Matilde Zedda, personaggio principale dell’opera, è considerata da tutti un’istranza, una straniera. E’ figlia di una donna dell’isola e di un deportato. Con la sua carnagione chiara e le trecce bionde, è diversa dalle altre donne dell’isola non solo per l’aspetto fisico, ma anche per la sua mente poiché soggetta a frequenti crisi epilettiche e proprio per questo considerata una fattucchiera. I suoi concittadini per ignoranza e superstizione, ritengono che le convulsioni e il delirio di cui la ragazza è spesso vittima a causa della malattia, siano invece da considerarsi tipici segni di possessione demoniaca. Ilde, diminutivo utilizzato nel libro, viene cresciuta dalle suore, ma all’età di ventitré anni, su decisione del vescovo in persona, è data in moglie, senza che venga celebrato alcun matrimonio, al figlio maggiore della famiglia Caria, Zuannantoni, un uomo rude e ignorante. Inizia così per Ilde una vita fatta di violenze fisiche e psicologiche. La giovane è costretta a subire i soprusi e gli insulti della suocera e di tutte le donne della famiglia Caria che la temono e la invidiano per la sua bellezza; ogni giorno è vittima della rozzezza e della forza del marito oltre ad essere violentata impunemente dai fratelli di lui ogni volta che questi decidono di trascorrere la notte a casa di Zuannantoni. Ilde, per sopravvivere a questo stato di schiavitù, si rifugia nei sogni, unico momento in cui veramente può essere libera: libera di decidere per se stessa, libera di fuggire, libera di uscire da casa. Nei suoi sogni c’è la voglia di incontrare un uomo che possa realizzare la sua vita di donna e, complice il destino, avrà la possibilità di conoscere altri uomini, tutti con caratteristiche diverse: un balente e un capitano dei Carabinieri. Ma chi sarà che la libererà dalla sua terribile schiavitù? Un romanzo in cui si possono intravedere le passioni sarde di Anna Melis: un richiamo alla scrittura di Grazia Deledda, alla passione per la musica di Fabrizio de Andrè e note di paesaggi spruzzate da ricordi di Maria Lai. Si può di sicuro affermare che l’ultima opera della Melis è un tributo alla Sardegna e alla sua storia, lei che nasce a Cagliari, ma vive a Bologna con suo marito e le loro tre bimbe, è medico musico terapeuta. La sua passione per la scrittura e in generale per l’Arte, inizia da piccolissima, ma gli studi che svolge devono seguire una strada diversa e scientifica. La passione però resta viva e finalmente Anna rompe il ghiaccio con la scrittura nel 2007, vincendo il terzo premio al concorso letterario nazionale Caffè MOAK, con il racconto Il caffè di Julia, che verrà poco dopo pubblicato da Avagliano in Senza Zucchero. Subito dopo nel 2008, si aggiudica il primo posto al premio nazionale Circe, una donna tante culture, con la raccolta di racconti inediti, Faim d’Amour. Il suo primo romanzo “Da qui a cent’anni” è finalista al Premio Calvino del 2011 ed esce a Marzo 2012 per Frassinelli, che lo considera fiore all’occhiello tra le opere dei suoi scrittori esordienti nel panorama letterario nazionale. Non ci stupiremmo se quest’ultima fatica letteraria porterà ambiti premi letterari alla scrittrice e se come diceva la compianta Maria Lai “L’opera d’arte occupa un piccolo spazio, ma come l’atomo, può sconvolgere uno spazio immenso” allora auguriamo ad Anna Melis di sconvolgere tutto il mondo letterario.

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