NON GUARDIAMOLI DALL’ALTO VERSO IL BASSO: INGINOCCHIAMOCI, PIUTTOSTO


di Romina Fiore

Valentina è stata una mia alunna, solo per un anno, in una V. Quando mi è stata affidata quella classe per condurre i ragazzi al diploma, lei era già su una sedia a rotelle per un incidente d’auto che dal 2009 l’aveva privata dell’uso delle gambe. La ricordo come una delle alunne più brillanti del gruppo ma, suo malgrado, costretta ad assentarsi spesso a causa delle terapie e dei dolori talvolta insopportabili. Siamo “amiche su Facebook” da qualche anno e, indirettamente e con discrezione, seguo la sua vita. Leggo i suoi sfoghi, pieni di rabbia per ostacoli insormontabili che potrebbero essere resi più lievi, se non addirittura eliminati, da un maggiore senso civico dei cittadini o dal rispetto della normativa. Vedo le sue foto dove, circondata da amiche, bella come il sole, truccata e con un’impeccabile messa in piega dei capelli va a ballare. In tutte le immagini lei è sorridente. E’ ironica, si prende in giro, vive la via come qualunque ragazza della sua età, ovviamente coi limiti che la sua condizione le impone. Ho visto le sue foto di Halloween dove, mascherata da strega, strizzava l’occhio all’obiettivo. Ogni tanto ci scambiamo qualche messaggio privato, non una corrispondenza assidua, no. Però lei sa che per qualsiasi cosa io ci sono. O almeno spero lo sappia. Oggi mi ha mandato un messaggio, arrabbiato, deluso, intriso d’impotenza e sconforto. Le ho chiesto: – Vale, posso pubblicarlo? –E lei mi ha risposto: – Grazie mille prof. è molto importante per me, ma secondo lei è scritto bene? E questo preoccuparsi della forma, in un momento di disappunto e collera per lei così rilevante, mi ha riempito il cuore di tenerezza e ammirazione. Per il suo coraggio e la sua dignità. E basterebbe davvero poco da parte delle istituzioni, e di ognuno di noi, per alleggerire lei, e chi come lei, si scontra quotidianamente con un mondo incivile.

Non è la prima volta che scrivo sulle grandi problematiche di Olbia per quanto riguarda le barriere architettoniche. Questa volta vorrei aprire gli occhi sull’ospedale Giovanni Paolo II. Purtroppo le cose che non vanno sono tante e mi ci vorrebbe un libro intero per raccontare tutto, quindi mi limiterò a quelle più importanti, come ad esempio i parcheggi. I parcheggi dei disabili sono lontanissimi dalle regolari entrate sia per andare al pronto soccorso che per andare ai vari reparti, sono privi di copertura, dunque quando piove un disabile è costretto a bagnarsi mentre lui stesso, o chiunque altro, gli smonta la sedia. Questi parcheggi vengono regolarmente occupati da chiunque comprese da macchine dell’asl, e quando vai a lamentarti con le guardie ti rispondono che loro non sono pagate per controllare i parcheggi, che quello spetta ai vigili urbani. Parliamo poi dei reparti: per poter fare una visita dal ginecologo non esiste un letto che si abbassa e si rialza e che permetta ad un disabile di fare il passaggio dalla sedia al letto con tranquillità, bisogna dunque chiedere una barella al pronto soccorso, tra fastidi e complicazioni, perché le stesse barelle sono contate. Le stanze dedicate al ricovero dei disabili sono completamente inadatte, prive di barre per poter fare i passaggi sia sul wc che nella doccia, quest’ultima priva di sedia per la doccia o di un seggiolino dove poter fare il passaggio, anzi mi correggo in alcune stanze è presente ma è completamente rotto. Come so tutte queste cose?  Purtroppo sono stata ricoverata in vari reparti dell’ospedale e ogni volta è stata un’odissea trovare tutte le cose adatte. L’ospedale è un posto dove un paziente si dovrebbe sentire al sicuro e tranquillo, al contrario, per un disabile rischia di diventare un vero e proprio dramma. Le camere non sono provviste di materassi anti decubito, fondamentali per una persona allettata per la prevenzione delle piaghe, non vi sono letti che si alzano e si abbassando, quindi bisogna cercarne uno con queste caratteristiche in tutto l’ospedale, quando si dovrebbe essere già organizzati. Potrei elencare senza fine la marea di cose che non vanno, potrei fare nomi e cognomi di chi conosce la situazione a memoria, ma fa finta di nulla, ma non lo farò, perché alla fine dei giochi non cambia mai nulla. Però una cosa posso farla ed è quella di informare tutti, di ciò che succede nella nostra città.  Noi disabili esistiamo, viviamo, parliamo, lavoriamo, amiamo proprio come tutte le altre persone, ora mi chiedo perché non riusciamo a trovare anche noi un posto in questa società che non solo non ci aiuta ma, addirittura, ci ignora? La vita è stata già abbastanza dura con noi, perché lo deve essere anche la società? Viviamo imprigionati in un corpo che non collabora, in una prigione di città che non collabora, dove non possiamo neanche avere la certezza che l’ospedale sia in grado di aiutarci. Non abbiamo nemmeno la certezza di poter accedere a qualunque negozio, senza la sicurezza di trovare un parcheggio libero che ci spetta di diritto. La società non è fatta solo di politici, ma anche i cittadini ne fanno parte, quindi dottori, autisti etc. Ecco, almeno voi cittadini, per favore, abbiate l’accortezza di prestare attenzione alla nostra condizione e ai nostri diritti. Perché forse non ve ne siete accorti, ma anche noi esistiamo.” Valentina Soro

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