IL RAPPORTO ECONOMICO 2014 DELLO SVIMEZ SULL’ITALIA E LA SARDEGNA: UN DESERTO UMANO E INDUSTRIALE


di Lorenzo Manunza

Un deserto umano e industriale: è questo il Sud d’Italia, Sardegna compresa, visto attraverso i binocoli dello Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, che oggi ha presentato a Roma il suo Rapporto per l’anno 2014. Nel Meridione, secondo la ricerca, si continua a emigrare (116mila abitanti nel solo 2013), a non fare figli (anche nel 2013 si sono avuti più morti che nati) e a impoverirsi (+40% di famiglie povere nell’ultimo anno) soprattutto per mancanza di lavoro e prospettive. E la Sardegna? S’intona perfettamente con il panorama spettrale del resto del Sud, reso brullo da anni di recessione feroce. Qualche numero, giusto per intendersi. Nel 2013, il Pil del Mezzogiorno è calato del 3,5%, quello sardo del 4,4%. Negli anni della crisi – dal 2007 al 2013 – l’Isola ha perso il 13% del suo prodotto, meno di Basilicata e Molise (-16%) ma più di Abruzzo e Campania (-12%). Sempre nel 2013, in tutto il Sud gli occupati sono diminuiti di circa 280 mila unità (-4,6%): 43 mila erano posti di lavoro sardi (-7,3%). E anche la disoccupazione giovanile, nell’Isola, è risultata ben più alta della media del Mezzogiorno: 54,2% contro il 46,9%. Volendo, si potrebbe andare avanti. Si potrebbero citare, per esempio, i quasi 10 milioni di ore di cassa integrazione nella manifattura sarda, il calo dei consumi (-2%), l’aumento delle famiglie che si trovano in una condizione di povertà relativa (24,8%, una su quattro). Ma forse non è necessario proseguire. Già questi numeri bastano a spiegare perché la Sardegna, come il resto del Mezzogiorno, sia ormai sempre di più una terra di emigrazione, in cui i morti superano i nati – il tasso di mortalità sardo nel 2013 è stato del 7,2 per mille, quello di mortalità del 9,2 per mille e in tutto il Sud il numero dei nati ha toccato il suo minimo storico ovvero 177mila, il più basso dal 1861 – e i giovani fanno la fila per staccare un biglietto di sola andata verso il resto d’Italia e del mondo. Di fronte a una simile emergenza economica e sociale, con il rischio appunto di andare verso una desertificazione umana e industriale, secondo lo Svimez la via d’uscita non può che essere fornita da un insieme ragionato di proposte e da una strategia di sviluppo “di sistema” dal respiro lungo. Innanzitutto, si legge nel Rapporto 2014, “va aperto un confronto in sede europea” sulla fiscalità di compensazione e il rilancio degli investimenti. Bisogna poi pensare a “una nuova politica industriale per il Sud”, migliorare “la specializzazione del sistema produttivo” e favorire “l’accesso al credito”. Nel medio-lungo periodo, però, lo sviluppo del Mezzogiorno secondo lo Svimez passa necessariamente per una ricetta basata “su quattro drivers tra loro strettamente connessi: la rigenerazione urbana, il rilancio delle aree interne, la creazione di una rete logistica in un’ottica mediterranea e la valorizzazione del patrimonio culturale”. Troppo? Forse, ma se non ci si rimbocca le maniche e si parte, per il Sud, avverte l’associazione, il rischio è di rimanere a lungo nelle sabbie mobili della decrescita.

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