QUANDO LE ANIME DEI DEFUNTI SONO ALLA RICERCA DELLE PREGHIERE DEI VIVI: LA FESTA DEI MORTI IN SARDEGNA


di Elena Maisola

La federa di un cuscino può essere portata sulle spalle di casa in casa e custodire gelosamente fichi secchi, noci, castagne, melagrane, mele cotogne, pere, dolci. Di strada in strada, la federa di un cuscino può arricchirsi di cose semplici che rappresentano però tutto ciò che una casa ha nelle sue dispense. La frutta di stagione, i fichi raccolti a settembre e lasciati seccare al sole, la farina, lo zucchero, le noci e l’uvetta impastati per cuocere sos papassinos, i dolci della festa dei morti. Di vicolo in vicolo umido e scivoloso si bussa in ogni casa e si chiede “su pane e vinu”, il pane e il vino. E quell’uscio si apre e offre ciò che ha, un po’ per tutti. Tra i comignoli che indicano un focolare acceso, quella federa si riempie e diventa pesante da tenere su, ma c’è ancora tanta strada da fare tra i rioni di un paese in Barbagia. I mesi di Ottobre e Novembre segnano la fine della stagione del raccolto, il riposo, il sonno della natura prima della sua rigogliosa rinascita in un continuo alternarsi di morte e risurrezione. E anche le anime dei defunti sono lì in attesa,  incapaci di lasciare il mondo dei vivi, alla ricerca ancora delle nostre preghiere, delle nostre attenzioni. Un frutto, un dolce per placarle e una tavola apparecchiata e florida di cibo lasciata così per tutta la notte, illuminata solo da un lumicino a olio e dalla brace del fuoco che si sta per spegnere, anch’esso. Se le anime hanno fame e sete, così troveranno pace, potranno rifocillarsi di quei beni terreni di cui non possono più godere. Qualcosa è necessario lasciarla per loro, qualcosa è necessario andare a chiederla per loro, qualcosa è necessario donarla per loro. Quel poco che si ha. Non bisogna tenere tutto per sé, tra le provviste per quell’inverno gelido che è alle porte. Serve dare un segno che il ricordo è vivo, serve aprire la porta a chi bussa e chiede, serve aprire la porta alla commemorazione. Cosa c’è di più semplice della federa di un cuscino e di ciò che essa può contenere il giorno del 31 Ottobre? Eppure in quella semplicità c’è tutto quello che una famiglia ha in quel momento, che ha fatto essiccare sotto il sole nella stagione calda e che ha intrecciato, che ha impastato con ingredienti semplici, che ha raccolto nelle campagne prima che tutto muoia. Ce ne si priva un po’ per donarla a quelle nocche sulla porta che hanno acclamato la nostra attenzione, ma in realtà lo si dona alle anime dei nostri cari. Un pugno di noci, una melagrana, dei fichi secchi sono tutto ciò che si ha, ma non si lascia la porta sbarrata, non si finge di non sentire. Le anime si lasciano entrare e le si aiuta a placare il loro tormento, la loro paura dell’oblio. Non c’è nulla di spaventoso, non c’è nulla di cui temere, è solo condivisione della vita terrena. Almeno fino alla pace dei sensi, all’accettazione, alla rinascita. 

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