A SESTU, L’INTERVISTA PER SCOPRIRE FERRUCCIO FERRU, PITTORE E SCULTORE DI TALENTO

Ferruccio Ferru a sinistra nella foto

di Gian Piero Pinna

Ferruccio Ferru, cinquantenne di Sestu, è un pittore e scultore di talento: la sua prima personale, si è tenuta nel suo paese il 19 giugno 2010 e ha raccolto consensi entusiastici da parte di tutti. Il nostro artista, non è un novellino, ha alle spalle quasi trent’anni di produzioni artistiche e svariate partecipazioni a simposi e collettive, anche se si è deciso solo nel 2010 a presentarsi al giudizio della critica, con una mostra allestita nella sua bottega – laboratorio di via Venezia, 38 a Sestu. L’artista, è ormai maturo per spiccare autonomamente il volo nel travagliato mondo dell’arte, in quanto, ha raggiunto risultati molto apprezzati dal pubblico e dalla critica e diverse sue opere sono entrate a far parte di numerose collezioni d’arte private e pubbliche. Profondo ammiratore delle arcaiche sculture delle civiltà proto sarde, come le madri mediterranee, i menhir e i guerrieri nuragici, si cimenta in personalissime rielaborazioni, eseguendo degli autentici capolavori in trachite e in pietre dure levigate dall’acqua e dal vento, che va a cercare personalmente sulle rive dei fiumi e nelle spiagge, coinvolgendo in questa operazione il figlioletto Lorenzo, alla quale ha già trasmesso la passione per l’arte.  Si cimenta con identica bravura anche nella pittura e se la cava abbastanza bene sia con il disegno astratto, ottenendo suggestive rappresentazioni di luoghi infiniti e pacifici, sia con incantevoli paesaggi. Con martello e scalpello, esprime una vena artistica singolare, armonica e di buona esecuzione, creando delle opere molto belle e singolari, con chiari riferimenti alla Sardegna antica, che interpreta in modo assai originale. È stato allievo di Pinuccio Sciola e di quella scuola si notano abbondanti tracce nelle sue opere. Predilige le dure pietre di fiume, ma non disdegna il basalto, l’arenaria, oltre alla stessa trachite. Generalmente, i suoi lavori non sono di grandi dimensioni e spesso usa pure sabbia, scarti di colori temperati, ritagli di stoffe e materiali duri, ma è nella produzione dei paesaggi di piccole dimensioni, realizzati con graziose e delicate sfumature di colore, su piccoli ritagli di cartoncino, che riesce ad ottenere dei risultati che rasentano l’autentico lirismo. Sono piccoli grandi capolavori, che l’artista porta sempre con se, come fossero dei biglietti da visita, che spesso utilizza per regalarli a chi apprezza la sua arte. Ferruccio Ferru, può migliorare la sua tecnica, ma la consapevolezza di aver ottenuto già dei risultati apprezzabili, lo aiuterà sicuramente a perfezionarsi ancora di più, con la  sua arte che è un continuo progredire e un continuo cambiamento di stili e materiali, in una ricerca spasmodica di una personale cifra stilistica. Da bambino, aiuta il padre nel box che gestisce nel mercato civico di Monserrato e nelle elementari e nelle medie, comincia ad appassionarsi all’arte. Nel 1986, durante una visita a San Sperate, è fulminato dalle sculture di Pinuccio Sciola: “E così anche io mi sono cimentato in questo genere di arte, ispirandomi al grande maestro di San Sperate, poi ho iniziato a documentarmi sulla pietra che adoperavo, la trachite di Serrenti, che andavo a prendere direttamente in loco e realizzai le mie prime sculture, facendo dei volti in bassorilievo o degli abbeveratoi. Ora ho scoperto un’altra materia, che mi sta dando della grandi soddisfazioni, la pietra di fiume, che vado a prendere personalmente, aiutato da mio figlio Lorenzo. Con questo materiale, il mio tema preferito è quello relativo alla Dea Madre, oppure mi ispiro alle incisioni rupestri delle Domus de Janas. Con mia moglie Simona, abbiamo visto tantissime mostre, sino a quando nel 1993, grazie all’incoraggiamento del mio amico Marco, mi sono deciso a partecipare a una mostra di pittura, scultura e fotografia, dando inizio anche ad una fase espositiva del mio percorso artistico. Molti mi definiscono autodidatta, ma non è vero, perché i miei primi maestri, sono stati i miei genitori, Antonietta e Giovanni: la prima lavorava con maestria la lana, mentre il secondo, anche se a livello hobbistico, tuttora realizza dei pregevoli lavori in legno e ferro battuto. Quindi, posso concludere che sono stati loro i miei veri maestri”.

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