FULVIO PINNA, DA FURTEI A BERLINO PER “COLORARE” I RESTI DEL MURO: E’ TRA I FONDATORI DEL “SARDISCHES KULTURZENTRUM”

Fulvio Pinna

di Davide Fara *

Ho dipinto il muro della vergogna affinché la libertà non sia più vergogna. Questo popolo ha scelto la pace dopo anni di Inferno dantesco: tieni, Berlino, i miei colori e la mia fede di uomo libero”: sono queste le parole che Fulvio Pinna, pittore e scultore di Furtei, scrisse in italiano e in inglese sopra il Muro di Berlino nel 2009, a conclusione del primo restyling del suo dipinto: “Inno alla gioia”. Si tratta di 52 metri di murales dipinti all’apertura delle frontiere della Germania dell’Est, negli anni ’90. In totale sono mille e trecento i metri dedicati dal Governo tedesco a questa galleria d’arte all’aperto, la “East-Side-Gallery”, oggi monumento nazionale. Ciò che oggi resta del Muro oggi è ricoperto da artisti provenienti da diversi paesi. Fulvio, al tempo, era in prima linea. Fu uno dei primi a scegliere quale doveva essere la collocazione della sua opera. La dipinse in una zona che aveva intuito essere strategica nella nuova città libera, non appena rimossi i blocchi politici dell’ideologia comunista, dopo la caduta del regime sovietico, nel 1989, e la fine della Guerra Fredda. Una zona di transito, luogo simbolo dell’incontro tra le due città, la Mühlenstrasse, vicino al ponte di Oberbaumbrücke, lungo il fiume Sprea. Nato a Furtei, classe 1948, scultore e pittore autodidatta, Fulvio è un artista nato col fiuto degli eventi, in quegli anni segue d’istinto il caso e la storia. La sua vita assomiglia ad un romanzo. Maestro elementare, e agente delle Assicurazioni Generali: “Non sono partito negli anni ’70 a Roma – dice – per motivi economici. Qui lavoravo bene, ero fidanzato con la ragazza più ricca del paese. Ma mio padre non accettò mai la mia carriera di artista. Eppure era quello il mio unico pensiero. Lavoravo di notte alle mie opere. Sono partito da qui perché mi mancava l’arte, e l’unico posto dove potevo vedere un dipinto era in Chiesa.”Dal momento in cui prende la nave per Roma, tempio dell’arte, Fulvio si ritrova davanti al Colosseo e la sua vita cambia. I lavori, le esposizioni, le gallerie, i Premi: e sono tanti. Primo premio di pittura nel 1976 all’Esposizione Internazionale di giovani artisti al Palazzo delle Esposizioni. Nel 1977 ottiene il premio Perseo a Firenze, nel 1978 il premio Sironi a Milano. Partecipa alla 1° mostra Antologica della galleria Boccioni di Brera, poi a Villa Adriana a Tivoli, e nel Palazzo Nixdorf-Siemens di Berlino. Col successo arrivano la fama e i soldi: compra una casa a Roma che diventa il suo studio, in breve crocevia di artisti ed intellettuali. È una fucina di nuove idee. Ormai è un artista affermato, ma viene attratto da Berlino, e dal processo storico in quegli anni in atto. Si trasferisce nel 1987 e, oltre essere tra i fondatori del Circolo dei Sardi, vi fonda un atelier di pittura e di scultura. Partecipa al programma “Berlino, capitale della cultura europea”. Ebbe a dire in quegli anni a proposito del Muro: “si potrebbe dare un po’ di colore…”. Nella capitale tedesca lo presero sul serio, e la sua idea venne accolta. Nel 2009 vince in Campidoglio il Premio ‘Fontane di Roma’, e quello alla carriera nella Basilica Santi Apostoli. Nel 2010 vince il premio Celeste a New York. Agli albori del Festival internazionale del cinema di Berlino, nel 1994, disegna la scultura Sofia, suo simbolo d’artista, un inno alla musica e alla donna, che diventa il “Premio della critica” dei giornalisti italiani (Premio Bacco) per la rassegna cinematografica. Sofia viene consegnata ad artisti come Sofia Loren, Claudia Cardinale, Giuliano Gemma, Alain Delon, Gudrun Landgrebe. Un giorno, proprio la Loren ebbe a dire che avrebbe messo Sofia tra i due Oscar. Disegna anche il premio “Ciao Italia”, e tra i premiati vi sono Stefania Sandrelli, Ornella Muti, Marcello Lippi. Ha esperienze come modello, come attore attore di teatro, nel cinema e nella pubblicità. Nel 1985, per la fontana della piazza centrale di Furtei, decide di donane un cigno di bronzo al Comune che fa da sfondo all’intervista.

* Sardinia Post

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