IL CANE FONNESE, IL SIGNORE DI BARBAGIA: CULTURA E PREVENZIONE NEL SEMINARIO A VERONA CON L’ASSOCIAZIONE “SEBASTIANO SATTA”


di Annalisa Atzori

Sabato 4 ottobre si è tenuto nella città scaligera il seminario “Il Cane Fonnese”, organizzato dall’Associazione “Sebastiano Satta”, in collaborazione con Associazione Cani Sardi (ACS) e Gruppo Cinofilo Verona. L’intento, come già preannunciato (vedi TIP 528) era quello di focalizzare l’attenzione su una razza canina conosciuta dai pastori sardi fin dall’antichità, finita sotto la luce dei riflettori dopo il riconoscimento ufficiale Enci (avvenuto di recente). Le mode si sa giocano brutti scherzi e in rischio di acquistare un cane che può dare problemi di gestione a chi non lo conosce bene, è piuttosto alto. Meglio fare “informazione preventiva”, meglio che chi s’innamora del fonnese sappia a chi rivolgersi per consigli e abbia dei punti di riferimento per scegliere il cane che diventerà poi un compagno di vita. ACS tiene conferenze e seminari per raggiungere chiunque avesse voglia di saperne di più, molti di questi incontri si sono tenuti in Sardegna, ma anche in Molise e ora a Verona, novità assoluta per l’Italia settentrionale e per questo sfida che Sebastiano Satta non poteva lasciarsi sfuggire.

Prima di iniziare i presenti hanno potuto ammirare in tutta la sua imponenza un “cucciolo” di nove mesi, Carvone. Vittorio, il proprietario che abita in provincia di Verona, l’ha avuto dalla famiglia Bitti, allevatori di fonnesi da tre generazioni. Il cane, che ha già raggiunto dimensioni ragguardevoli, si è lasciato fotografare dai presenti, pur rimanendo piuttosto schivo. Da buon fonnese, è molto dolce e coccolone solo con chi considera la sua famiglia. Dopo essersi accomodati nella sala “Efisio Maxia”, i presenti, accolti dai saluti di Salvatore Pau (Presidente in pectore della Sebastiano Satta) e da una breve introduzione di Maurizio Solinas ed Elena Paizis Presidente del Gruppo Cinofilo Verona. Ha  iniziato il relatore Alberto Paolo Chisu con un viaggio attraverso la storia e il mito dell’antico cane sardo. Presenti tra gli altri, alcuni dei soci storici della Sebastiano Satta, che mai perderebbero l’occasione per sentir parlare della loro amata terra. Tra il pubblico, anche una proprietaria di cani fonnesi venuta appositamente da Parma e un appassionato venuto dalla Toscana. E un giudice Enci. E ancora, istruttori cinofili interessati a conoscere un cane che potrebbe dare in futuro problemi di gestione se non ben indirizzato dal proprietario. E un’allevatrice residente in Lessinia, preoccupata come tanti per la presenza del lupo e dell’orso e intenzionata a trovare una soluzione intelligente al problema, magari buoni cani che facciano da deterrente. Insomma un pubblico arrivato con motivazioni diverse, ma con un forte interesse e una grande attenzione, come ha dimostrato il dibattito successivo, fatto di domande precise e mirate. 

La storia ha insegnato che il cane in Sardegna è arrivato al seguito dei Romani. In realtà, la presenza del cane nell’isola pare debba essere retrodatata di parecchi anni. Infatti, sono state ritrovate incisioni risalenti al Paleolitico che ritrarrebbero canidi, molto somiglianti come morfologia al levriero Sardo e al molosso Sardo. Sembra che un antenato del cane sardo (chiamato il Cynoterium Sardus) fosse già presente al fianco dell’uomo del Neolitico e come lui si cibava di un roditore simile al coniglio (il Prolagus), animaletto che si sarebbe estinto in tempi relativamente recenti (gli anziani in alcuni paesi della Sardegna giurano di aver visto in gioventù un “coniglio dalle orecchie piccole e tonde”, che pare essere proprio il Prolagus). Il Cynoterium, che è un antenato comune del cane e del lupo, sarebbe arrivato in Sardegna a seguito di una glaciazione, e poi come molti altri animali sardi, si è evoluto mutando anche nelle dimensioni. Era, infatti, non più grande di una volpe, come testimoniano alcuni scheletri rinvenuti recentemente in una capanna nel villaggio neolitico in località Su Coddu, nel territorio comunale di Selargius.  La domesticazione del cane, che era datata 80000 anni, ha fatto un salto all’indietro, fino a 300000 anni, forse anche 400000 (quando saranno resi ufficiali gli ultimi studi a tal proposito, la storia cinofilia ufficiale dovrà essere modificata di un bel po’!). 

Il popolo Shardana selezionò un cane per la guerra, unendo il levriero sardo con il molosso sardo, creando quello che ancora oggi è chiamato Vertreddu. Il cane racchiudeva in sé l’agilità e la resistenza nella corsa del levriero, la potenza e la tempra del molosso. Nelle cucciolate di cani fonnesi, ogni tanto compare qualche soggetto ipertipico: con grossa giogaia, pelo corto e solitamente fulvo, tratti marcatamente molossoidi. La stretta parentela tra antichi molossi sardi e attuali cani fonnesi è stata dimostrata da studi del DNA e i molossi sardi moderni ne sarebbero comunque una dimostrazione inequivocabile.

Il cane sardo che i pastori hanno selezionato per secoli doveva essere polifunzionale: doveva essere buon guardiano per il bestiame, buon conduttore in tempi di transumanza, guardia del corpo del suo padrone. Ha quindi sviluppato tutte quelle doti naturali che servivano ad aumentare la resistenza, l’aggressività, la tempra.

Molti si chiedono perché i cuccioli di fonnese abbiano una crescita piuttosto lenta rispetto ai coetanei di altre razze. Ciò è spiegabile se si pensa alle abitudini alimentari dei fonnesi nel passato. Il cibo loro fornito era poco proteico, i pasti irregolari e non abbondanti. Per evitare uno sviluppo troppo veloce con conseguenti problemi alle articolazioni è quindi consigliabile non somministrare alimenti iper-proteici ai cuccioli, cosa che invece si fa tranquillamente con razze meno rustiche.

Il Cane Fonnese ha come caratteristica principale un fortissimo istinto di protezione, che non è possibile reprimere ed eliminare, ma è assolutamente consigliato incanalare nella giusta direzione.

Parlando di coraggio, il cane fonnese può essere definito un po’ “incosciente”, in quanto non ha paura degli altri animali, tanto meno dell’uomo. Questo lo porta ad attaccare qualsiasi soggetto sia ritenuto una minaccia. Come guardiano dei greggi, non è consigliabile contro lupi e orsi, perché trovandoseli, di fronte non esiterebbe a partire all’attacco … cosa che quasi sicuramente gli costerebbe la vita!

Altra caratteristica del fonnese, derivata dalle abitudini solitarie e notturne dei suoi avi, è quella di essere silenziosissimo di notte ed essere solito avvisare il padrone di un pericolo in avvicinamento solo tramite un piccolo tocco con la zampa … questo perché negli ovili, quando pastore e cane dormivano insieme e qualche malintenzionato si avvicinava, il cane doveva avvisare il padrone senza abbaiare, per poter sorprendere e colpire il ladro, che non aveva di certo scampo!

Il fonnese raggiunge l’età adulta un po’ in là rispetto agli altri cani, ciò avviene verso i due anni. Improvvisamente, quello che prima era un cucciolone giocoso e spensierato, si trasforma di colpo … in un fonnese! Il guardiano perfetto che è stato nei secoli di dura selezione fatta in una terra dove essere deboli e indifesi significava soccombere. Resterà un compagno affidabile ed equilibrato solo se avrà nel padrone un punto di riferimento, un leader che lo conosce e lo rispetta per la sua natura antica e indomita, che gli dà il giusto ruolo, che lo fa sentire utile ed appagato. Punizioni e bocconcini non servono con un cane di così grande carattere, serve invece un forte rapporto di fiducia reciproca. Non tutti sono adatti per avere un fonnese!

Soprattutto, dovendo cercare un “lavoro” da far svolgere al fonnese nella realtà dell’Italia settentrionale, non si può certo pensare di trasformarlo in cane da salotto, inutile e annoiato. La sua natura e il suo carattere deciso gli impongono ruoli ben precisi, primi su tutto guardia al territorio e difesa del branco. Appunto, come detto, non un cane da tutti.

3 risposte a “IL CANE FONNESE, IL SIGNORE DI BARBAGIA: CULTURA E PREVENZIONE NEL SEMINARIO A VERONA CON L’ASSOCIAZIONE “SEBASTIANO SATTA””

  1. Salve a tutti, premetto che mi ha fatto molto piacere leggere un articolo che tratta del cane fonnese e soprattutto sapere che c’è stato un convegno fuori dalla Sardegna dove ne avete parlato.
    Però vorrei anche dire che bisogna cercare di essere un po più precisi quando si parla di certe cose, o per lo meno è meglio chiarire che certe descrizioni fanno parte dei racconti dei vecchi pastori.
    Questo fatto che il cane fonnese di notte è silenzioso e avvisa il pastore con il tocco della zampa risale ad un racconto di cui neppure si è capaci di ricordare la fonte.
    Per il resto il fonnese se sente estranei abbaia e avvisa e pure con gran convinzione. Senno poi la gente crede che il fonnese di notte non abbaia e questa è una cosa non vera.
    Quello che viene riportato sugli studi del DNA sembra invece molto interessante e sarebbe bello approfondire.
    Soprattutto perché aiuterebbe a risolvere molte discussioni con quelli che invece dicono che il vero cane antico non è il fonnese ma il dogo.
    Comunque bravi a quelli che si sono impegnati per il riconoscimento della razza.

  2. Il mio fonnese si comporta proprio cosi benché sia cresciuto sia in appartamento e con un grande cortile che ci circonda la casa quando vuole uscire la notte o il mattino presto perché allarmato da qualche animale viene a toccarmi con la zampa è una fortuna per lui che vive in una zona con tanto verde come portofrailis arbatax

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