LA DANZA TRA I RAMI DELLE QUERCE, TRA LE SCOGLIERE E GLI ANFRATTI MONTUOSI: IL VENTO DI MAESTRALE

"Tempesta" di Agostino Calcagno

di Elena Maisola

Ognuno di noi ha il proprio vento dentro che soffia instancabile. A volte è una brezza leggera che ti sfiora appena i capelli e culla i pensieri, altre volte è una tempesta impetuosa che sconvolge il tuo ordine interiore.  Qualunque vento sia, comunque, quando arriva non lo puoi ignorare. La Sardegna dentro ha il Maestrale, vento del Nord che viene dalla Provenza francese e quando arriva anche lei, come tutti noi, non può ignorarlo. Arriva piano, delicatamente, quasi per confondersi tra le tante arie della rosa dei venti, ma poi cresce fino a sconvolgere tutto quello che trova nel suo cammino. Prova a non farsi riconoscere inizialmente, fa solo tintinnare le foglie d’inverno e increspare la superficie del mare d’estate, ma poi si rafforza sempre di più travolgendo tutto ciò che incontra. Bisogna essere forti quando arriva il Maestrale. La Sardegna lo è, dopo secoli di danze tra i rami delle querce, tra le scogliere e gli anfratti montuosi. E noi lo siamo? La Sardegna ha capito che il maestrale arriva, va via, torna e che invece di combatterlo bisogna assecondarlo. Ha capito che assecondarlo non significa cedere alla sua forza, perdere la propria bellezza, cadere in un compromesso nell’attesa che trovi pace. In secoli di vita ha compreso che bisogna fare delle scelte. Quell’albero non è meno solido se si è prostrato al Maestrale, ha scelto di crescere così e di affrontare così la vita. Non è meno meraviglioso. Lo guardi e non pensi mica che potrebbe venire giù da un momento all’altro, al primo alito di vento. Non lo percepisci fragile. Sai che sarà lì, anche dopo la prossima tempesta. Perché ha fatto una scelta e la sua scelta lo rende più tenace del Maestrale che soffia, si calma e poi soffia ancora. Quell’albero è instancabilmente vivo. Non è una sconfitta non essere cresciuto come tutti gli altri, è una scelta. Dovuta al Maestrale sì, ma una scelta. La scelta di vivere.  E noi come affrontiamo il nostro Maestrale? Perché ognuno di noi ne ha uno in diversi momenti della propria vita. Io chiudo gli occhi e lo respiro a pieni polmoni. Mi manca il Maestrale. A volte da qui provo a chiudere gli occhi e, in silenzio, provo a percepirlo. Mi sembra di sentirne il profumo. Profumo che non si può raccontare a parole. Lavanda, sabbia, salsedine, foglie autunnali. Mi manca non sentire il vento che soffia tra i capelli. Quel vento che quando ti fermi un attimo ti indica la strada da prendere. Sei lì, da sola, che cammini e pensi e a un certo punto lo senti arrivare. E’ ancora un vento leggero, ma chi è nato in Sardegna sa che non sarà così sempre. E allora attendi il suo arrivo sapendo che hai fatto delle scelte e la confusione provocata dal Maestrale non ti rende meno meravigliosa. Lo assecondi nel modo migliore che conosci.  Tenace e solida, come la tua terra.

http://profumodielicriso.com/

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