DALLA COLLABORAZIONE DELLE UNIVERSITA’ DI PISA E SASSARI E’ NATO UN CENTRO STUDI DEI POPOLI: ERA SANA ELEONORA D’ARBOREA? LO RIVELERA’ IL DNA

statua di Eleonora d'Arborea

di Eugenia Tognotti *

Se si riuscisse a localizzarne la tomba, quante cose potrebbero dirci i resti di Eleonora d’Arborea, analizzati dai paleopatologi, dagli antropologi, dai paleoimmunologi, dagli esperti di Dna antico del neonato Centro di Studi antropologici, paleopatologici e storici dei popoli sardi e del Mediterraneo, costituito su iniziativa di studiosi dell’Università di Sassari e di Pisa. Con i raffinati metodi d’indagine della paleopatologia e grazie alle tecnologie biomediche più moderne e allo studio del DNA antico (aDNA) sarebbe possibile ottenere una serie di informazioni su ambiente, stile di vita, malattie, episodi di stress, attività fisica, dieta, causa di morte della giudicessa, una delle figure femminili più famosi – e tra le meno conosciuti – della storia della Sardegna e dell’Italia medievale. Quanto era alta Eleonora? Le ossa e i resti scheletrici potrebbero dirci quanto era alta la nostra eroina nazionale. Se era bella o brutta. Se era aggraziata e se aveva le gambe dritte , elemento desumibile dalla curvatura delle tibie. Lo studio dei denti e l’analisi di eventuali carie dentarie, invariabilmente associate a certi cibi, potrebbero testimoniare della dieta della giudicessa e di quella della corte giudicale. E, ancora, se soffriva di malattie come l’artrosi, che com’è noto si manifesta direttamente sulle ossa. Sarebbe possibile anche appurare un eventuale trauma fisico dovuto ad una caduta da cavallo, ammesso che l’indomita giudicessa fosse incorsa in un simile incidente in uno dei suoi spostamenti nell’implacabile guerra contro gli Aragonesi. Sarebbe uno squarcio di luce anche su un pezzo di storia sarda. L’esistenza e la fine della nostra eroina nazionale – a cui si deve la “Carta de Logu” , uno degli esempi giuridici più straordinari del tempo – sono circondate da tenebre fitte. Abbiamo solo vaghissime informazioni circa i luoghi in cui visse, o trascorse qualche periodo, tra guerre e ribellioni, tra Castelsardo, Oristano, Cabras. Di lei non abbiamo nessuna descrizione. Non esiste nessun ritratto ‘accertato’ (a parte l’immagine presente in uno dei peducci dell’abside della chiesa di San Gavino Monreale) : cosa che renderebbe difficile anche un nuovo tipo di studio fisiognomico attraverso una scansione laser tridimensionale del cranio, seguita da sovrapposizione cranio-facciale sui ritratti dell’epoca. L’indagine paleoimmunologica ci direbbe se davvero Eleonora è morta di peste. Non conosciamo neppure, con precisione, l’anno in cui morì (tra il 1401 e il 1404) e dove. Sulla causa- la peste- sembrano concordare storici e divulgatori che , lungo i secoli, hanno riproposto, questa versione che dobbiamo accettare sulla fiducia: l’unico, labile indizio è dato dal fatto che, in effetti, un’epidemia si verificò in quegli anni nell’isola. Tuttavia, dato il terrore suscitato da quel ‘castigo de Dios’ – che induceva alla fuga – è difficile credere all’edificante ricostruzione fatta dagli agiografi che rappresentano Eleonora intenta a curare gli appestati. Ed è ancora più arduo credere che ad un morto di peste – sia pure del suo rango – siano state riservate le esequie solenni, con grande concorso di popolo, descritte dall’oratore ufficiale, Salvatore Uras, nel discorso per l’inaugurazione del suo monumento nel maggio del 1881: «Al disperato dolore degli astanti, fece eco il pianto e il cordoglio di tutta la città e l’isola … Splendide ed affettuose furono le esequie: un’immensa folla di popolo con a capo il clero e i vescovi del giudicato ne accompagnò la salma alla chiesa primaria della città , la quale era sfarzosamente parata a lutto, con le pareti tappezzate a nero, dove vedeansi elegantemente simboleggiate le gesta e le vittorie dell’inclita eroina. Lo stendardo d’Arborea sormontava il catafalco attorno al quale apparivano effigiati molti simboli, ed erano bell’ornamento i suoi stemmi, le sue bandiere, ed altri insigni trofei, oltre un un’innumerevole quantità d’ardenti ceri. Compiutasi la sacra cerimonia, lo stendardo fu collocato per memoria insieme al cadavere nella sepoltura». La Sardegna medievale non è la Toscana dei Medici. A Firenze, le sepolture – come quelle delle Cappelle Medicee di Firenze di Firenze – le ossa, i resti scheletrici e i corpi mummificati hanno raccontato quello che si nascondeva dietro lo splendore delle vite avventurose e affascinanti di dame e grandi condottieri.

* Nuova Sardegna

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *