LA STORIA DELLE FERROVIE COMPLEMENTARI DELL’OGLIASTRA: A MIO PADRE …


di Alda Peppe

Ho vissuto nelle stazioncine delle Ferrovie della Sardegna e da quei luoghi, oggi dimenticati  ho visto cambiare il mondo.

Visi stanchi, sorridenti, affaticati,giovani e vecchi,stipati nei treni che ogni giorno passavano sferragliando sotto la   mia finestra.   Storie che hanno segnato il cambiare del tempo. 

Il modesto trenino seppe offrire durante la guerra, anche un valido  sostegno alle popolazioni  colpite.

La Sardegna infatti fu pesantemente bombardata e a farne le spese fu anche la rete ferroviaria danneggiata dai raid aerei. Folle di persone, per allontanarsi  da quella pioggia di fuoco, assediavano le stazioni,assaltavano i treni e come grappoli umani viaggiavano sostenendosi ai predellini  o sopra  il tetto dei vagoni  nella disperata speranza di raggiungere le campagne .

Il fischio del treno e il suo sbuffare erano   a me familiari, dalla finestra della mia camera  osservavo il passare dei convogli. Ricordo i tenders pieni di carbone che dalle miniere di Seui portavano un pesante  carico, grondante di sudore umano, al porto di Arbatax. Spesso i treni merci trasportavano del bestiame, sentivo i loro lamenti e nella mia infantile ignoranza, non sapevo che quello sarebbe stato il loro ultimo viaggio.

Il macchinista affacciato al finestrino della locomotiva, con il volto annerito dalla fuliggine, bruciato dal calore del fuoco che alimentava la caldaia, mi salutava con la sua grande mano e   tirando la leva del fischio, sollecitava  i passeggeri che si affrettassero a salire . Tra  pesanti getti  di vapore e tanto fumo grigio e denso, vedevo mio padre nel piazzale della stazione dare il via alla partenza. Con il suo berretto rosso e la paletta in mano, ai miei occhi di bambina, nella divisa di capostazione,  appariva bello e importante.

Tante volte son salita su quel treno per raggiungere la città di Cagliari, nella carrozza passeggeri . Sprofondata nelle poltrone di prima classe, sbirciavo oltre la porta a vetri.   Nella   seconda classe viaggiavano tanti bambini con le loro famiglie,giocavano, ridevano, parlavano a voce alta e mi accorgevo che l’atmosfera era molto allegra e serena, tra me pensavo, “ perché non posso viaggiare  anch’io con loro”? Annoiata mi affacciavo al finestrino e ammiravo la natura che mi correva incontro: boschi, prati immensi, orti verdeggianti, fiumi, ponti giganteschi mi trasportavano in un mondo di favola,fino a quando una grande bocca nera ingoiava il treno con tutto il suo prezioso carico, per sputarlo dopo pochi minuti e proseguire il suo fantastico viaggio.

Negli anni Cinquanta e Sessanta tutto mi sembrava bello,  giocare in mezzo ai binari, sulle carrozze  del trenino  con gli  amici, anche loro figli di ferrovieri, complici delle nostre scorribande, usavamo il piazzale della stazione e i binari come nostro campo da gioco. Trascorrevamo intere giornate costruendo carretti con le rotelle  ma quanti ruzzoloni tra i cespugli in quei carretti senza freni! Formavamo delle squadre e non tutti venivano scelti ma gli scartati non subivano alcun trauma e non si andava dallo psichiatra! Bevevamo, per rinfrescarci, l’acqua fresca dal tubo del giardino,  ci sbucciavamo le ginocchia a volte anche qualche dente è volato via…..ma nessuno faceva una denuncia per questi incidenti.  Il nostro gioco preferito era camminare sui binari e chi riusciva a stare in equilibrio più a lungo vinceva….una merenda speciale, pane e zucchero o pane con olio e  sale . Senza cellulari o telefonini si rientrava puntuali a casa per ritrovarsi con tutta la famiglia intorno al tavolo per un pasto frugale.

Quanto dolore quando mio padre ci informava che dovevamo lasciare quegli amici, quei posti tanto amati per trasferirci in una nuova stazione.

Abbiamo girovagato per la Sardegna, oggi capisco le lacrime sul volto di mia madre, quando si arrivava in stazioni  senza luce, come Sarcidano, isolati dal resto del mondo, circondati soltanto da boschi, prati, un grande  fiume rumoroso che quando inondava i campi vicini alla stazione, preoccupava tanto mio padre. Io da bambina, ho conservato gelosamente nel mio cuore solo le bellezze di quel piccolo paradiso dove abbiamo vissuto due anni. Il nostro peregrinare non si è fermato , ho  conosciuto  ancora tanti paesi, tante stazioni, tanti amici, ma la piccola stazione di Sarcidano è rimasta fra i miei ricordi più belli.. Dopo tanti anni  sono ritornata.  Sono arrivata in auto dalla parte del ponte,  direttamente al piazzale della stazione quasi in religioso silenzio. Sì, era quello il  mondo che a sette  anni era stato il mio, col cuore che  batteva forte ho rivisto la finestra della mia cameretta, la saletta dove la maestra,  veniva tutte le mattine da Isili, per fare   lezione ad una sola pluriclasse .  Ho rivisto  le stanze della biglietteria, l’ufficio di mio padre, la stanza del telegrafo. Non ho avuto il   coraggio di salire nell’appartamento, l’emozione sarebbe stata troppo grande .

Di quelle stazioni e di  buona parte della linea ferrata non rimane più niente, solo rovine .

Nel 2003 le ferrovie delle Complementari cessarono il traffico merci e smantellarono varie tratte, lasciando il posto alle strade asfaltate e al caos delle auto…

Si conclude così   la storia delle Ferrovie Complementari della Sardegna , oggi gestite dall’ARST, che tanta importanza ebbero per il progresso e lo sviluppo economico del territorio.

Per fortuna il crescere  del turismo in Sardegna portò alla nascita del progetto “Trenino verde” . La vecchia locomotiva, rimessa a nuovo, ancora sbuffa e attraversa la Sardegna da Seui alla costa orientale con vedute mozzafiato, ripercorrendo la via che una volta collegava diversi paesi ogliastrini.

In ricordo di mio Padre , grande e onesto lavoratore d’altri tempi, per oltre quarant’anni capostazione   nelle  Ferrovie Complementari della Sardegna.   Nel lontano 1958 ha preso servizio  nella città di Nuoro, ligio al suo dovere, ha dato lustro e importanza alla stazione del capoluogo della Barbagia sino al 1972 quando è andato in pensione.

 Questo  spaccato di memoria  è dedicato  a tutta la  famiglia dei Ferrovieri.

16 risposte a “LA STORIA DELLE FERROVIE COMPLEMENTARI DELL’OGLIASTRA: A MIO PADRE …”

  1. Ho letto con molto interesse l’articolo da voi pubblicato, A mio padre di Alda Peppe che l’ho trovato di grande interesse storico. Di quella storia vissuta che fornisce agli studi storici , una fonte insostituibile.
    Mi sono occupata di storia della Sardegna per molti anni. Ho pubblicato con la gloriosa Nuova Italia di Firenze,
    La Sardegna :Cultura e società entrato in tutte le scuole dell’Isola e che ha visto una seconda richiestissima edizione in Un’isola, una storia, una cultura: La Sardegna, ancora oggi richieto da alcune scuole. L’opera era parte di in un ambizioso progetto della Nuova Italia di dotare tutte le regioni italiane della loro storia.
    IL percorso dell’editoria, rientrato nella più generale Storia italiana, ha consentito soltanto alla Sicilia, ad opera di di Gesualdo Bufalino, di dotare le scuole siciliane della loro storia.
    Trovo la vostra rivista interessante e di grande impegno e mi complimento con Voi per aver pubblicato il bell’articolo di Alda Peppe
    Paola De gioannis

  2. Bellissimo articolo scritto con il cuore, ricordi di un’infanzia che non esiste più, un omaggio al difficile lavoro di grande responsabilità dei ferrovieri molto spesso dimenticati.
    Gianni Mol

  3. Bellissimo racconto di vita vissuta! Il treno lo vedevo passare alla stazione di Nuoro e avevo sempre il desiderio di fare un viaggio su quel trenino sbuffante, il racconto di Alda Peppe mi ha fatto vivere quel sogno. Capisco anche il disagio della signora che con figli piccoli doveva trasferirsi da un posto all’altro della Sardegna in stazioni disagiate e senza il minimo confort, ma per i bambini doveva essere un’avventura senza fine, altro che televisione!
    Ho conosciuto Sig. Romolo, persona integerrima e stimata da tutti, avrebbe molto gradito questo articolo.
    Giuliana

  4. Ho letto l’articolo a ricordo del papà di Alda Peppe… che dire, desidererei non fosse solo limitato all’articolo questo ricordo . Un spaccato di memoria così va rivalutato, va ascoltato, diramato, elogiato… e soprattutto va condiviso con i giovani del paese, con i giovani delle scuole. Si va incontro ad un mondo dove la memoria va accantonata, i ricordi detti in famiglia in forma orale non esistono quasi più e si sta perdendo il piacere di conoscere nel modo naturale, vero, emozionante… quel modo che era come una eredità che si trasferiva di famiglia in famiglia. Tanti complimenti ad Alda Peppe che nel ricordare il padre, ha ricordato l’infanzia e ha fatto paragoni che, a mio parere, dovrebbero essere da esempio per i giovani. Non dimentichiamoci dei nostri “vecchi”, non dimentichiamoci dei mestieri portati avanti con sacrificio , non dimentichiamoci che è fondamentale il percorso a ritroso se si vuole avanzare con dignità ed esperienza.
    Rina Pirani Natalini

  5. Ho letto con attenzione questo bellissimo articolo, mi è piaciuto molto, davvero interessante.tratta argomenti che sono insegnamenti per la vita.

  6. Splendido articolo… Ricco di storia ed emozioni! Uno spaccato di vita che in pochi hanno avuto la fortuna di conoscere.
    L’unione familiare, la dedizione al lavoro e la sincera amicizia i veri valori da tenere sempre presenti.
    Roberta

  7. leggere Alda è stato un po’ come salire su uno di quei treni, avendo il privilegio di osservare, distaccati, i più autentici personaggi della storia, quelli che nessun manuale scolastico menziona, perchè lì c’è spazio solo per capi di stato, grandi generali e condottieri, leader religiosi, ladri di sogni. Ma la vera Storia ce l’ha raccontata Alda, perchè è stata fatta da Romolo, capostazione, da lei stessa, da quei bambini che giocavano nelle carrozze dei treni, dalle loro madri che li educavano con amore e li riaccoglievano in casa, dai macchinisti, dai bigliettai, dagli operai e da tutte le persone semplici che animano il teatro della vita. Alda ha saputo trasformare quel treno in una specie di macchina del tempo, che ci ha catapultato in un mondo che non esiste più, del quale siamo tutti nostalgici. e per questo regalo gratuito la ringrazio. Quel ricordo rimarrà indelebile, e potrà essere lezione per chi verrà dopo. E’ la funzione più nobile della Storia, l’eredità più dolce che ci lascia la memoria…. Grazie Alda

  8. Ho letto con grande emozione l’articolo,Mi hai commosso nel ricordo della tua vita unita a quella di tuo padre,leggendo mi sembrava di essere su quel treno.Hai un bagaglio di emozioni e sentimenti veri verso gli anni passati nelle stazioni .Sei stata brava tuo padre sarebbe stato orgoglioso nel leggere tanto sentimento nella parole. sono super orgoglisa di esserti amica scrivi ancora cara. Lorena

  9. Che meraviglia rivvivere attraverso il tuo racconto le memorie della mia infanzia, fatta di semplicita` e tanta gioia, del nostro nulla che era invece tutto. Francesca

  10. Che dire? Ho letto il bellissimo racconto tutto di un fiato…emozionante! La stessa emozione e fantasia che mi accompagna nei momenti in cui dal finestrino della Littorina che conduco scorrono le immagini di quei luoghi, seppure ora regni il silenzio. Rigoroso e rispettoso silenzio che custodisce i suoi e ad altri ricordi

  11. Nel tuo racconto ho rivissuto tutto il mio passato, commosso e grato perchè hai risvegliato tutti i sogni dell’infanzia, sentimenti e ricordi sopiti, da bambino il treno ha sempre suscitato in me tante emozioni e fantasie,è sempre stato meta dei miei sogni . Son salito sul tuo treno ed è stato il mio viaggio, il viaggio di ognuno di noi…….Grazie

  12. Bellissimo articolo. Grazie Alda. Non appena ho visto la foto di tuo papà, non ho potuto fare a meno di confrontarla con il cortometraggio "L’ultimo trenino della Sardegna" 1958)che ho visionato decine e decine di volte. Ebbene credo che il capostazione della stazione di Nuoro, che si attarda a dare disposizioni al personale viaggiante, sia proprio tuo papà.
    Non so se conosci il film, in ogni caso, ti allego il link: <https://www.youtube.com/watch?v=wDc0_eg2wNU&gt;.
    Salvatore

  13. Da piccolo, assieme ai miei genitori, andavo spesso in treno sulla tratta Ozieri-Chilivani. Il treno era come quelli che ero abituato a vedere nei films western, di cui ero un vero appassionato, e la cosa che mi affascinava di piu’era vedere quelle migliaia di fiammelle che sfrecciavano davanti ai finestrini, prodotte dalla combustione del carbone. Tutto cio’ che io ho visto e che per anni ha riempito i miei occhi e i miei pensieri sono stati, cara Alda, splendidamente trattegiati dalla tua penna. Tu mi hai riportato in un mondo che molti della nostra eta’rimpiangono, un mondo fatto di amicizie sincere, famiglie composte da gente semplice e buona e, sopratutto piena di valori e niente grilli in testa. Spesso ho pensato alle famiglie dei ferrovieri, avendo io due compagni di classe figli di ferrovieri, ma solo da grande ho capito il vero ruolo che hanno svolto nella e per la societa’, con il loro sacrificio, il loro silenzio e l’attaccamento al lavoro, lavoro che ha permesso a decine di paesi e a migliaia di persone di potersi spostare per ogni e qualsiasi bisogno avessero. Voglio chiudere col ricordo del Signor Peppe, da me conosciuto alla stazione, dove ero andato a ritirare i miei bagagli di militare, appena arrivato, trasferito, a Nuoro. Bastava guardarlo e sapevi di avere davanti una persona seria, laboriosa che trasudava anni e anni di sacrifici ma fatti con l’amore per quella divisa, per quel posto, per la gente e, sopratutto, un uomo con uno sguardo pieno d’orgoglio per il lavoro che svolgeva.

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