E’ IL FIUME PIU’ LUNGO DELLA SARDEGNA: TIRSO, IL PO SARDO


di Lino Dore

Tirso, Tirsu in lingua sarda,il più lungo fiume della Sardegna, attraversa tutta la parte centrale dell’isola, in direzione NE/SO, da levante a ponente per una lunghezza di 159 chilometri. Sorge tra prati e pascoli sull’altipiano di Buddusò, nella regione del Monte Acuto, alle pendici della Punta Pianedda (985 m) tra i monti Longos (925 m.) e Sa Ianna Bassa (955 m.) dove è denominato Riu e su Golostiu e Riu de su campu, ma pochi chilometri dopo, assume quello attuale, attribuito, in tempi remoti, forse ai Nuraghi e al mar Tirreno. Soggetto a frequenti e devastanti piene, soprattutto nei mesi primaverili, prima che alcune dighe ne disciplinassero il percorso, distrusse il villaggio di San Vero Congius, successivamente ricostruito qualche chilometro più a sud. Nel lungo viaggio verso il mar di Sardegna, che accoglie la sua foce nel golfo di Oristano, sei chilometri a nord del centro abitato, attraversa tre zone e il suo percorso presenta caratteristiche differenti. Tumultuoso nel corso superiore, scorre tra fitti boschi, profonde gole di roccia granitica nel Monte Acuto, dove uno sbarramento da vita al primo bacino artificiale di Sos Canales, a valle del quale si arricchisce delle acque di piccoli torrenti, lambisce sulla destra le montagne del Goceano e sulla sinistra gli altipiani del nuorese, poi quasi scompare tra la vegetazione della pianura di Benetutti, per riapparire tra i canneti nei pressi delle terme Aurora. Nel tratto medio, meno accidentato, con alle spalle il Goceano, si affaccia nella pianura di Ottana, tra la catena del Marghine e la Barbagia di Ollolai, dove accoglie abbondanti sorgenti dalle falde della catena del Marghine e i maggiori affluenti di sinistra, dai rilievi del Gennargentu, prima di distendersi nella vallata, dove scorre lento nella sua parte media e superate, presso Sedilo alcune splendide gole, riceve le acque del Taloro, suo maggior affluente, poco prima di dar origine al lago Omodeo, enorme bacino artificiale ricavato in seguito alla costruzione di tre dighe, la prima e più settentrionale di Santa Chiara eretta nel 1924 presso Ula Tirso e il successivo sbarramento di Busachi più a valle realizzato tra il 1923 e 1925, attualmente semi sommersi dopo l’inaugurazione, nel 1997, della nuova diga di Sa Cantonera intitolata ad Eleonora d’Arborea, tra gli abitati di Zerfaliu e Ollastra, nel territorio di Busachi. Sulle sponde del lago, nei pressi di Soddi, si trova la foresta fossile di Zuri, straordinaria testimonianza della preistorica flora tropicale presente nell’isola, ricoperta di cenere e conservata sino a noi, da un’eruzione vulcanica. Presso Solarussa e Villanova Truschedu forma il lago di Ollastra, piccolo invaso artificiale lungo circa mille metri, circondato da un fitto canneto, inserito all’interno di un importante zona umida, ottenuto dallo sbarramento della diga Santa Vittoria, realizzata negli anni tra il 1920 e il 1930, per irrigare le fertili terre del campidano di Oristano e i territori di Terralba e Arborea. Dopo la diga il fiume scorre placido nella valle e disegna una grande ansa poco prima di addentrarsi nel Barigadu, alla fine della quale si immette nelle pianure del Campidano. Da qui si diramano i canali che irrigano il Campidano di Oristano, quello nord lambisce l’abitato di Zerfaliu, irriga la regione del Bannaxi, dirigendosi poi verso nordovest, il suo gemello invece punta verso Arborea. La portata del Tirso, a valle della diga, risulta molto limitata, specie in estate quando si trasforma in misero torrentello, al quale, in alcuni tratti, la continua sottrazione della sabbia ha persino abbassato il letto. Il Tirso prosegue la sua corsa, ma dopo pochi chilometri viene imbrigliato entro argini artificiali che conducono le sue acque quasi sino alla foce. Nel suo ultimo tratto disegna una serie di grandi anse attraverso fitti canneti, tra i quali si può facilmente osservare una grande varietà di avifauna. Termina la sua corsa gettandosi nel Mar di Sardegna, immerso in un suggestivo paesaggio, influenzato da fiume e mare, proprio in prossimità del golfo di Oristano, dopo aver percorso ed esaurito tutti i suoi 159 Km.

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