VIRUS EBOLA, PREDISPOSTA LA TASK FORCE ANCHE IN SARDEGNA: ALL’ERTA GLI OSPEDALE DELL’ISOLA


di Ennio Porceddu

L’OMS, continua a ricevere segnalazioni di casi sospetti da paesi di tutto il mondo di casi di Ebola: tra il 19 3 il 20 agosto 2014 sono stati segnalati dall’Africa Occidentale, in totale, 142 nuovi casi di malattia (confermati, probabili e sospetti) e 77 decessi da Guinea; Nigeria e Sierra Leone. Il tremendo virus che inizialmente si presenta come una semplice influenza e seguita da crisi emorragiche, spaventa, anche perchè ancora non esiste una cura specifica. In Italia le Regioni si stanno preparando a una possibile comparsa del virus. Non mancano i problemi. Intanto, ci sono i primi casi sospetti di Ebola a Bologna, Varese, Gallarate, Veneto. Nel Mantovano a essere sospettata e una nigeriana di quarant’anni e sono scattati l’allerta in tutti gli ospedali di malattie infettive d’Italia. Il probabile caso è stato trasportato in ambulanza dalla sua abitazione al pronto soccorso dell’ospedale. I sanitari che l’hanno soccorsa e visitata hanno dovuto adottare tutte le precauzioni previste nel protocollo inviato di recente alle Regioni e quindi alle Asl provinciali in cui sono evidenziati i percorsi e le procedure da seguire. La paziente è appena rientrata dalla Nigeria, dove si era recata per trascorrere un periodo di vacanza con i parenti. Da alcuni giorni presenta sintomi di vomito, dissenteria e febbre. La donna è stata subito messa nella stanzetta isolata dell’osservazione speciale. Durante la serata è stata presa in carico da un infettivologo. All’arrivo in ospedale aveva meno di 38 gradi di febbre. Anche in Sardegna ci si prepara a un possibile intervento sanitario, infatti, la scorsa settimana si sono riuniti attorno ad un tavolo l’assessore regionale alla sanità, i responsabili delle Asl e i primari dei reparti infettivi per discutere su come affrontare eventuali emergenze e proprio ieri, per la prima volta, nei reparti infettivi di Sassari e Cagliari è scattato il protocollo sanitario di tutela per l’emergenza Ebola. I protocolli da seguire in previsione di qualche caso sospetto sono chiari, e gravitano sulla riservatezza, come pure i percorsi per la barella con il paziente. Nel protocollo ci sono tutte le misure che devono adottare il personale preposto all’assistenza: gli infermieri non devono entrare in contatto con altri pazienti per almeno tre settimane dalla guarigione o dalla morte del paziente. Al Santissima trinità si parte con una situazione avvantaggiata nei confronti di Sassari, ma con qualche problema che non è del tutto marginale: lo stabile costruito con i finanziamenti della legge sull’Aids, ospita la Divisione Malattie Infettive, ma una parte è occupata dal reparto di pneumologia, e in molti si chiedono cosa ci fa quel reparto, in una struttura destinata ad accogliere pazienti contagiosi e pericolosi per la salute pubblica? E’ una domanda che avrebbe bisogno al più presto di una risposta. Poi, nella palazzina di Malattie Infettive, c’è da ripristinare i percorsi “riservati”, senza incrociare altre persone, in caso ci fosse un sospetto o accertato di tale malattia.

Il primario dottor Sandro Piga, alle nostre domande non dà nessuna risposta, ma spiega che è pronto a rispondere solo a problemi di tipo medico. Per gli altri chiarimenti, ci rimanda al direttore sanitario dottor Brundu o il Direttore Generale Emilio Simeone. “Comunque – dice il primario – per ogni evenienza noi siamo pronti a fronteggiare tale virus”. Come percorso riservato si è pensato all’ingresso di via Timavo ma è stretto, ed è compreso tra due scale e costringerebbe il personale infermieristico e sanitario a percorrere l’androne, dove sostano guardie giurate, cittadini in attesa per visite ambulatoriali, e dove transita il personale.
Poi si porrebbe il problema degli operatori sanitari che, al momento attuale, non sarebbero sufficienti ad affrontare tale emergenza. Chi scrive, ricorda, che nel 1973 per affrontare il colera, dopo il primo impatto di grande panico, si predispose una serie d’interventi che non lasciavano spazio all’improvvisazione: i pazienti furono isolati al primo piano del reparto infettivi; gli infermieri messi in quarantena e, non c’era nessuna possibilità di contatto tra i colerosi e gli altri pazienti. “La speranza – afferma il primario Dott. Sandro Piga – che in Sardegna il virus non compaia”. A Sassari, l’unità dell’Azienda ospedaliera dell’Università, diretto Maristella Mura dal prorettore alla Sanità, non è idonea ad accogliere tali pazienti, per questo si presume che già da oggi traslocherà in viale S. Pietro, dove sono ultimati i nuovi locali e quindi, nel caso, potrà avvalersi del protocollo dettato dal Ministero della Salute.

Che cos’è l’ebola? L’ebola è un virus che appartiene alla famiglia Filoviridae molto aggressivo per l’uomo, che causa una crisi emorragica. Il primo ceppo del virus fu scoperto nel 1976, nella Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire). Finora sono stati isolati quattro ceppi del virus, di cui tre letali per l’uomo. Fin dalla sua scoperta, il virus ebola è stato responsabile di un elevato numero di morti. Verosimilmente il virus è trasmesso all’uomo tramite contagio animale. Il virus si diffonde tra chi è entrato in contatto con il sangue e i fluidi corporei di soggetti infetti. Considerati l’alto tasso di letalità, la rapidità del decesso, la localizzazione geografica delle infezioni (frequentemente in regioni isolate) e le norme di contagio, il potenziale epidemiologico è considerato di basso livello. La febbre emorragica dell’ebola è potenzialmente mortale e comprende una gamma di sintomi quali febbre, vomito, diarrea, dolore o malessere generalizzato e a volte emorragia interna e esterna. Il tasso di mortalità varia dal 50% all’89% secondo il ceppo virale, e un trattamento tramite vaccino è in via di sviluppo. La causa della morte è solitamente dovuta a shock ipovolemico o sindrome da disfunzione d’organo multipla.

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