LE SASSARINE RACCONTANO: NELL’AULA MAGNA DELL’UNIVERSITA’ DI SASSARI IL CONVEGNO SU “IL RUOLO DELLE POLITICHE DI GENERE NELL’AVANZAMENTO DELLA DEMOCRAZIA IN AFGHANISTAN"

il Caporale Maggiore Scelto Laura Orani nella foto di Paolo Vacca del blog Con la Brigata Sassari in Afghanistan

di Maria Adelasia Divona

A pochi giorni dal rientro, al Comando della Brigata Sassari sono ripartite le attività informative e di comunicazione per raccontare la missione in Afghanistan. Primo appuntamento questa mattina nell’Aula Magna dell’Università di Sassari, in cui è stato messo in luce l’importantissimo compito affidato alle politiche di genere nel processo di avanzamento della democrazia, e il ruolo che hanno avuto le donne durante l’ultima tornata elettorale in Afghanistan.

Dopo i saluti del Magnifico Rettore Attilio Mastino e del Comandante della Brigata Sassari Gen. Manlio Scopigno, il convegno è stato aperto dalla Caporale Maggiore Scelto Laura Orani con una relazione basata sulla propria esperienza operativa, intitolata Le attività di genere in Afghanistan: nuovi approcci e nuove prospettive. La C.le Magg. Sc. Laura Orani fa parte del FET, il Female Engagement Team della Brigata che nelle attività di approntamento pre-missione ha svolto un training specifico per poter meglio confrontarsi con la popolazione femminile afghana: prima l’addestramento presso il CIMIC GROUP a Motta di Livenza e il 28° Reggimento “Pavia” di Pesaro, e poi numerose attività formative in Sardegna, come il corso organizzato dall’UNICEF sulla cooperazione allo sviluppo e sullo sviluppo di campagne informative e di sensibilizzazione su igiene, cura della persona e istruzione, e un “Gender Communication Course” in cui lo studio sulle dinamiche familiari, la violenza sui minori e le modalità di comunicazione sono stati essenziali per approcciare contesti come quello dell’Orfanotrofio, del Centro di recupero per tossicodipendenti e del Carcere femminile di Herat.

Nonostante l’Afghanistan abbia adottato nel suo National Action Plan la Risoluzione ONU 1325/2000 su “Donne, pace e Sicurezza”, le disparità di genere nella realtà tradizionale afghana continuano ad essere presenti e a ledere i diritti delle donne, soprattutto per quanto riguarda la salute, l’alfabetizzazione, la partecipazione pubblica e la copertura di posizioni di rilievo.

Le attività pianificate dalla Brigata Sassari in ottica di genere hanno agito su due fronti: da un lato sono stati coinvolti in attività di comunicazione e seminari gli attori chiave della provincia di Herat (Dipartimento degli Affari Femminili, Organizzazioni Femminili locali, varie organizzazioni sociali e le Afghan National Security Forces, ANSF) in attività di Gender Awarness, con risultati particolarmente positivi per l’Afghan National Police (ANP) e l’Afghan National Army (ANA), che hanno incentivato la partecipazione del personale femminile alle attività dei propri reparti; dall’altro gli interventi pratici hanno mirato alla promozione dell’imprenditoria femminile e dei disabili, ospitando in più occasioni le varie organizzazioni locali nella base italiana, dando risalto alla loro professionalità e capacità lavorativa, definendo di conseguenza come priorità fondamentale l’indipendenza economica delle fasce più deboli per promuoverne lo sviluppo.

I risultati di questo impegno in teatro operativo si sono visti durante le tornate elettorali, con l’impiego in misura massiva delle “Female Searchers” delle ANSF, ovvero il personale femminile preposto al controllo delle donne prima del loro afflusso ai seggi: nella Regione Ovest si è infatti registrata la più alta presenza di queste figure, che hanno consentito alle donne di votare in luoghi separati dagli uomini, così come indica la tradizione locale, con una partecipazione femminile al voto pari al 44% delle aventi diritto, a fronte di una media nazionale del 36%, e con l’elezione di quattro donne, di cui due riconfermate in carica, nel Consiglio Provinciale di Herat.

Oltre agli aspetti professionali che hanno caratterizzato la missione del FET, la C.le Magg. Sc. Orani ha raccontato poi gli incontri che ha fatto nel corso di sei mesi: “Il primo incontro, appena arrivata ad Herat è stato con il Colonnello della Polizia, Sima Pajman, una piccola grande donna, la direttrice del carcere femminile di Herat. Vedova giovanissima ha perso il marito nonché collega in un’ attentato terroristico e nel Regime Talebano ha cresciuto in maniera eccelsa i suoi quattro figli con sacrificio e dedizione, nonostante il lavoro sacrificante dal punto di vista psicologico e fisico. Lei è un esempio di come l’integrazione femminile nelle strutture governative afghane non solo è possibile, ma è anche un dato di fatto. Firoza Wahidi, donna forte e coraggiosa che ha fatto del suo matrimonio combinato con un talebano, un matrimonio pieno di amore, dove è riuscita a convertire il marito ad una vita all’insegna della legalità, al rispetto reciproco e a costruire, grazie anche al suo appoggio morale, una squadra di cricket al femminile e ad organizzare corsi di informatica e inglese. Evidenzio con amarezza l’incontro con Sitara della minoranza etnica Tagika, moglie e madre di tre figli che ha subìto la recisione del naso e della bocca da parte del marito in preda ad una crisi di astinenza. Una ragazza di ventitrè anni minuta con lo sguardo triste e impaurito che alla domanda “Cosa rifaresti nella tua vita?” ha risposto “Niente, neanche i figli”. Storie diverse, che ci insegnano come è diversificato e vulnerabile questo paese. Fermo restando la crescita, ma anche le evidenti difficoltà di questo Paese, i soprusi le violenze sulle donne e sulle fasce più deboli non sono terminati, ma lo scopo di tutto è stato quello di dare degli strumenti per poter, nel rispetto dei tempi afghani, cambiare le cose. Inutile pretendere cambiamenti repentini imponendo l’“occidentalità”. Il nostro compito, difficile, è stato quello di spogliarci delle nostre convinzioni cercando di capire le loro, fornendo loro gli strumenti che possono farli riflettere e guardare con fiducia ad un futuro diverso”.

Il Convegno è continuato con gli interventi della Delegata del Rettore per le Pari opportunità e studi di genere Eugenia Tognotti che ha affrontato il tema Dall’Italia all’Afghanistan per i diritti delle donne per una mobilitazione della società civile, della Presidente provinciale UNICEF Silvana Pinna che ha parlato dei Progetti dell’Unicef a favore delle bambine in Afghanistan, e di Giovanni Cocco, Dottore di ricerca in Relazioni internazionali, che ha affrontato il tema de Il ruolo delle donne nei processi di democratizzazione di uno Stato.

In Afghanistan c’è ancora molto da fare, ma il convegno di oggi ha evidenziato il senso del decennale lavoro della componente militare e civile italiana, soprattutto attraverso gli interventi del Provincial Reconstruction Team, e l’efficacia dell’approccio culturale italiano. Non resta che ringraziare quelli che a quella costruzione di senso hanno lavorato, e soprattutto chi lavorando vi ha perso la vita.

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