A COLLOQUIO CON LA DELEGATA REGIONALE PER LA SARDEGNA DEL W.W.F.: TUTELA DELLE COSTE PER FRENARE L’EROSIONE


di Eleonora Bullegas

Il naturale processo di erosione delle coste non può essere evitato. Un’intensa urbanizzazione, strade costruite in prossimità delle spiagge, porticcioli turistici, stabilimenti balneari, pulizia degli arenili con mezzi meccanici e rimozione della posidonia rappresenterebbero, però, i principali fattori che contribuirebbero ad amplificare questo fenomeno. Nicoletta Selis, oristanese, presidente regionale Wwf dal maggio 2013 e, attualmente, delegata regionale dell’associazione ambientalista, ritiene che per frenare l’erosione dei litorali sardi dovrebbero essere messi in atto alcuni interventi. Il Wwf monitora continuamente il territorio, ma esistono alcune criticità. «Lo stato di salute delle coste», spiega Selis, «potrebbe essere buono anche se, purtroppo, incombono una serie di minacce. Negli anni ’90 avevamo avviato come Wwf un monitoraggio con la goletta Oloferne. All’epoca, il 70% delle aree costiere dell’Isola risultava in buone condizioni ambientali. Nel frattempo, però, c’è stata un’impennata delle costruzioni. Dagli anni ’90 ad oggi si è registrato un aumento di 9.261 edifici. Nel 2000, rispetto al 1999, sono state censite 1.677 costruzioni irregolari». Successivamente, è stato predisposto ilprocesso di pianificazione paesaggistica. «È stato avviato con un certo ritardo, ma nel 2006», aggiunge l’esponente del Wwf, «con il Piano paesaggistico regionale, la Sardegna è risultata molto più all’avanguardia di altre regioni. Il problema, però, è scattato, con i due piani casa, il primo nel 2009 e l’altro nel 2011, e poi con la legge sul golf. Tra l’altro, ricordo che il piano casa è stato impugnato dal Governo davanti alla Corte costituzionale nel 2012, perché prevede degli interventi in deroga, non solo ai regolamenti dell’edilizia e agli strumenti urbanistici, ma anche al Ppr. In particolare, è stata prevista la possibilità di aggiornare il Piano paesaggistico, senza coinvolgere lo Stato, con una semplice delibera di Giunta. Il codice Urbani, invece, impone che il Governo sia interpellato nella procedura di co-pianificazione. In generale, i piani casa, a partire da quello del 2009, hanno previsto un aumento delle volumetrie del 10% nella fascia a 300 metri dai litorali».  Nel 2006 con l’approvazione della legge salvacoste era stato previsto il divieto di edificare a meno di 2 chilometri dalla costa. «Dopo è stato varato il Ppr, ma successivamente», chiarisce Nicoletta Selis, «altri strumenti e una serie di deroghe alla tutela del paesaggio hanno indebolito moltissimo le prescrizioni iniziali».  La delegata regionale dell’associazione ambientalista non ha una mappa dettagliata delle zone che avrebbero necessità di maggiore tutela, ma spiega che, tempo fa, tra le aree più a rischio, erano state individuate dal Wwf quelle nella zona di Cagliari e Quartu, nella costa sud-occidentale (tra le quali Chia, Teulada e la Costa verde), nella parte sud-orientale (in particolare a Villasimius e, in Ogliastra, nel golfo di Orosei) e nella Sardegna Nord-occidentale (tra l’Asinara, San Teodoro e Santa Teresa Gallura). Per rendere più vivibile il territorio sarebbero necessari alcuni accorgimenti. «Si dovrebbe partire, innanzitutto, da una ri-naturazione della fascia costiera, ripristinando la duna sabbiosa», sottolinea la delegata del Wwf, «che costituisce una protezione fondamentale. Si dovrebbe, inoltre, evitare la pulizia degli arenili con mezzi meccanici. Questa operazione distrugge la vegetazione e la compattezza della sabbia. La manutenzione delle spiagge dovrebbe essere eseguita a piedi e a mano. Un altro fattore che contribuisce all’accelerazione dell’erosione è la rimozione della posidonia. Questa pianta deve essere tutelata nelle aree dove cresce. Ha una funzione protettiva perché evita che le ondate di marea trascinino la sabbia al largo».  Tra le cause che favorirebbero la riduzione della sabbia nelle spiagge, ci sarebbe anche il proliferare di porti e porticcioli. «In media, ce n’è uno ogni 15 chilometri di costa. Sono in numero eccessivo», conclude Selis, «e qualcuno sarebbe da demolire».

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