HO PENSATO PER MESI A DOVE ANDARE E QUANDO HO PRESO LA DECISIONE, SONO RIMASTA STUPITA DI ME STESSA: IO EMIGRANTE DAL SUD AL SUD

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di Elisabetta Siotto

Fin da ragazzina ho sempre avuto le idee abbastanza chiare su quello che dovesse essere il mio futuro e sebbene, come tutti, abbia avuto dei periodi particolari, fatti di ripensamenti, dubbi e frustrazioni, la mia mente tornava sempre al punto di partenza, a quel chiodo fisso che sin dalle scuole medie mi aveva fruttato grandi soddisfazioni: la scrittura. Volevo scrivere, volevo conoscere i lati più artistici della società e quelli più disastrati dell’uomo, volevo poter usare il mio piccolo talento per rendermi utile agli altri, cercando di far conoscere al mio prossimo ciò che amo e cercando di rendere chiunque volesse leggermi, più informato e più aperto nel dare la sua opinione; desideravo (e desidero) fortemente essere una delle penne della mia generazione e quale carriera migliore per fare tutto questo se non quella giornalistica? Ho avuto fortuna. qualcuno ha creduto che potessi essere utile e ho iniziato questo percorso a diciassette anni con risultati discreti.

A quel punto, ritrovandomi come molti dei miei coetanei a dover prendere la fantomatica decisione sul corso di studi da intraprendere all’Università, la scelta non è stata precisamente difficile, perché questo lavoro permette di sviluppare a approfondire i propri interessi senza alcun tipo di limitazione. Ciò che però nessuno sa mai consigliare in maniera precisa è come scegliere la città in cui andare a vivere, come se fosse un elemento poco importante, una decisione scontata, perché se sei sardo o rimani in Sardegna o vai in Italia, ovviamente al Nord, perché “su” ci sono le grandi città, c’è il lavoro (così dicono) e pazienza se la gente è totalmente diversa da te nel pensiero e nei modi di fare, pazienza se ogni tanto sei oggetto di razzismo o di commenti poco simpatici e pazienza se ti mancano l’aria, il sole e il mare, ti adatti, perché per migliorare la propria condizione e il proprio livello culturale, così fan tutti. Io però ho scelto in maniera diversa, un po’ perché il “così fan tutti” mi è sempre andato stretto, un po’ perché ho serie difficoltà nell’adattarmi a persone vuote e materialiste. e il Nord ha sempre preso forma nella mia testa come un luogo popolato da personaggi che sarebbero stati estremamente bene tra le vie dei romanzi di Dickens (specialmente Milano che per come mi è stata descritta mi ha sempre dato l’inquietante idea di essere la realizzazione pratica di Coketown). Ho pensato per mesi a dove andare e quando ho preso la mia decisione ne sono rimasta stupita anche io, perché quando mai un ragazzo del sud va ancora più a sud?

Nel raccontare pubblicamente la mia esperienza mi sembra di andare contro ad ogni principio scaramantico, perché per entrare in facoltà ho un test da superare (incrociate le dita per me!), ma voglio rischiare, perché voglio che capiate quanto sia dannoso e limitante ragionare per stereotipi. Quando ho scelto la Sicilia, non l’ho fatto a cuor leggero, sapevo quali sarebbero stati i commenti e i pensieri della gente e sapevo anche che tutto sommato quel luogo non era perfettamente lindo nella sua struttura sociale (ma quale città lo è realmente?), però quando ho visto le foto di Catania e ho letto la storia della città e dell’isola in generale, ciò che è passato per la mia mente è stato: bellezza, cultura, storia vissuta. Ho pensato al tiranno di Siracusa che ordina la costruzione del teatro greco, ho pensato a Roma che sceglie l’isola per farne il suo granaio, ho pensato a Federico II di Svevia che fonda la Scuola Siciliana, ho pensato a Verga, a Fantasticheria, a Rosso Malpelo, a Pirandello (il mio grande amore letterario) ai Vecchi e i Giovani, a Ciaula, a Quasimodo, a Camilleri e a Sciascia e mi sono innamorata. Ho pensato quindi, che siamo nel 2014 e che sarebbe ora di lasciare da parte gli stereotipi e di lasciar perdere anche Cagliari e Sassari e sopratutto il Nord se non è ciò che ci appaga. Così, a fine luglio sono andata a Catania coi miei genitori per conoscere meglio il posto, son partita con una grande paura addosso, perché l’ultima volta che avevo amato allo stesso modo un luogo mai visto di persona (Roma), ne ero rimasta estremamente delusa.

Però gente, è stato davvero strano, perché tutto ciò che avevo percepito si respirava a pieni polmoni in tutta la città. Il profumo dei piatti tipici, i sorrisi della gente, gli sciami di turisti, l’odore del mare, il sole forte, la visuale dell’Etna sempre sotto lo sguardo, le chiese immense, il contrasto tra il bianco dei marmi e il nero della pietra lavica, gli scavi che riportavano alla luce sprazzi di storia seppellita dalla lava, lo stile barocco dei vecchi palazzi, le statue, i negozi etnici, l’immensa diversità di culture e di razze unite e conviventi.mi sono sentita nel posto giusto, mi sono sentita a casa, perché pur essendo una città gigantesca, l’ho sentita subito anche mia. La prima sera mio padre, incantato e stupito da ciò che lo circondava mi ha chiesto: “ma come l’hai trovato questo posto?”

Sul momento non ho saputo rispondere, ora però posso dire che ho seguito l’istinto, il cuore e il suono indistinto di tutto ciò che desidero conoscere e fare mio per farlo anche vostro, ho zittito quella parte della mia mente stereotipata e impaurita e ho lasciato parlare tutto il resto, ho ignorato le parole negative degli altri e ho pensato a ciò che era bene per me. Spero che altri scelgano senza dare adito all’opinione comune, spero che anche altri amino partire, amino scoprire luoghi nuovi, amino valorizzare la vera cultura (che vi piaccia o meno questa si trova al Sud!), io vi terrò aggiornati, cercherò di distruggere qualche stereotipo e di dissipare molte paure. Nel mentre però, scusate ragazzi, ma io… Emigro al sud.

* cagliari.globalist.it

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