IN VIAGGIO TRA SAMUGHEO ED ATZARA NELLA BARBAGIA CENTRALE: GITA AD ACCORO NEL MANDROLISAI


di Giovanni Mura

Accoro, suggestiva località del Mandrolisai nella Barbagia centrale, si incontra dopo una delle tantissime curve che da Samugheo portano ad Atzara. Una imponente parete in calcestruzzo, costruita da diversi decenni sul ciglio stradale, indica l’ingresso alla ridente regione che si estende e distende con ampie colline tutt’intorno al superbo ponte in granito ubicato sulla carreggiata maestra.

   Sulla destra un abbondante spazio, ombreggiato per la maggior parte dell’anno da numerose piante di pioppo e da una sporadica presenza di piccole querce, consente ai gitanti di turno di farvi sosta e di consumare comodamente le proprie merende nei tanti sedili e tavoli in cemento.

   Il corso d’acqua, che in molti punti lambisce le numerose piante d’alto fusto, sembra quasi invitarti a seguirlo lungo i tratti di più facile percorrenza. Appena oltre, a causa della fitta vegetazione del sottobosco e del susseguirsi di asperità rocciose e di ripidi scoscendimenti, i camminamenti diventano rischiosi e proibitivi.

   Sulla sinistra un esperto del luogo smania dalla voglia di farci conoscere le bellezze naturali a monte del ponte e con ampi gesti della mano ci invita a seguirlo verso l’alto, lungo una leggera salita.

   Il tratturo comunale che andiamo lentamente a percorrere sembra modellare a perfezione l’andamento sinuoso del fiume che non dista da noi più di una trentina di metri. Il letto non é molto profondo e ciò é testimoniato dalla presenza delle numerose pietre affioranti sull’acqua e continuamente investite dalla corrente. Non dovremo camminare più di cinquecento metri lungo questa mulattiera che porta ai confini con Ortueri ma noi ci fermeremo molto prima, né tenteremo di raggiungere la zona in cui nei tempi passati le gualchiere samughesi procedevano alla follatura dell’orbace. In questa nostra gita è programmata la visita ai mulini esistenti nel territorio e di essi ne incontreremo due, entrambi operanti.

   Intanto la nostra guida, ormai sicura di aver fatto presa sulla curiosità dei presenti, sembra non accorgersi delle attenzioni che alcuni gitanti riservano alla raccolta degli asparagi affioranti dalle siepi di confine.

   In fondo al gruppo c’è anche chi con molta riservatezza si scambia qualche innocente effusione con il proprio partner. Fa un certa tenerezza, in proposito, vedere una coppia giovanissima suggellare qualcosa d’importante nell’inquadratura primaverile di questo scorcio di campagna che presenta per sfondo i piloni e l’ampia arcata del ponte.

   Sulla nostra destra intanto ci viene segnalato un primo impianto idraulico. E’ sufficiente sospingere l’unica anta di un piccolo cancello di pochi elementi in legno per raggiungere dopo una ventina di metri il nostro obiettivo. Purtroppo c’è poco da curiosare in quanto l’opificio è chiuso. Sono comunque in tanti ad approfittare di una ispezione più accurata attorno alla casetta. Nel lato più in basso è visibile la disposizione a raggiera della ruota del mulino. E’ già tanto poter vedere la parte terminale dell’albero di trasmissione in stato di riposo.

   Richiusa la porticina del podere si riprende a salire ma c’è anche chi preferisce inseguire le anse del fiume quasi a diretto contatto dell’acqua. Il clima diventa più elettrizzante appena si intravede un casolare con dei festoni colorati pendenti dalle inferriate di un balcone. Più avanti la macina a ruota orizzontale, che ricalca il modello greco, è pronta a soddisfare la nostra curiosità.

   Quanti avevano risalito la corrente costeggiando il corso d’acqua, ci vengono ora incontro per riferirci di aver eseguito tutte le ispezioni del caso, compresa la riverenza attorno al mulino. Dopo essersi beffati di noi per il forte ritardo accusato, ci anticipano per sommi capi tutte le delucidazioni che Giovanni Madau, proprietario della tenuta agricola, ci fornirà più ampiamente sull’impianto molitorio.

   La ruota idraulica é già in movimento dal primo mattino per preparare il macinato di granaglie per gli animali dell’azienda. In una grande pozza d’acqua dell’Accoro, il flumineddu dei samughesi, vari tipi di palmipedi, incuranti della nostra presenza, improvvisano virate da dieci e lode che incuriosiscono i più. E non mancano le esclamazioni di approvazione tipo Alla come gira l’oca! Alla come sterza quell’altra!. Mi! Mi!

   Sembra che tutti siano sufficientemente appagati dell’aspetto bucolico offerto dalla natura e di quello tecnologico orchestrato dalla intelligenza dell’uomo del passato. C’è ancora tempo per rilassarsi sulle comode panche a ridosso dell’argine del corso d’acqua e di ammirare l’esposizione museale dei diversi palmenti fuori uso.

   Su un tavolino posto all’ingresso della casa colonica non manca, per chi vuole saperne di più, del materiale illustrativo sulla storia, sulla economia e sugli appuntamenti che caratterizzano le attività del grosso centro del Mandrolisai.

   Al rientro al nostro punto di partenza, nei pressi del ponte, ritroviamo l’autista che sonnecchia saporitamente a bordo del pullman. E’ l’unico dei passeggeri a non aver potuto approfittare della visita agli ultimi mulini idraulici della Barbagia centrale.

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