"A SASSARI IL CINEMA INDIPENDENTE E' REALTA'": INTERVISTA ESCLUSIVA AL REGISTA MARCO DEMURTAS


di Bruno Culeddu

In questo periodo c’è un grande fervore cinematografico a Sassari. Il Centro Storico della città è diventato un vero e proprio set che richiama tutti i giovani sassaresi, di Stintino e di Porto Torres interessati a imparare sul campo il mestiere del cinema. Si gira “Buon lavoro”, un film destinato al mercato internazionale. In questo progetto sono coinvolte varie società e associazioni della città, “Voce in musica”, “Up & Down”, “True colors”, “Wana tattoo”, “Iter teatro”, l’associazione sportiva “San Paolo”, “La combriccola dell’arte” e “La carovana”, realtà culturali e sociali che hanno fornito un apporto artistico, coadiuvato l’ufficio casting e offerto i propri spazi come location. Nel gruppo di lavoro rivestono un ruolo fondamentale i tirocinanti iscritti al corso di “Nuove tecnologie dell’arte” dell’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari, i quali racconteranno secondo il loro punto di vista il set e le riprese del film. Il regista del progetto è Marco Demurtas. Sassarese purosangue, Demurtas è un regista-pedagogo che riesce a coniugare la sua attività cinematografica con quella dell’educatore. Laureato con una tesi incentrata sulle possibilità e sulle metodologie didattiche dei mezzi audiovisivi, si è specializzato in sceneggiatura e didattica del cinema presso le scuole “Omero” e “Sentieri Selvaggi” di Roma. Ha fondato la Cinemascetti Produzioni, un marchio che richiama la gloriosa stagione delle commedie di costume, diventata oggi una realtà di spicco nel mondo culturale non solo sassarese. Cinemascetti è infatti impegnata da anni a rilanciare e a diffondere in Italia e all’estero l’arte e la cultura sarda attraverso lo strumento audiovisivo. Ha prodotto numerosi cortometraggi presentati ai più importanti Festival internazionali e ha collaborato alla realizzazione di reportage, videoclip e documentari trasmessi da Rai, Mtv e Mediaset. A Sassari Demurtas ha inoltre realizzato laboratori di Cinematerapia per disabili, tossicodipendenti e ragazzi con problemi di disagio sociale, arruolandoli spesso come attori in opere che mirano ad abbinare l’intrattenimento e l’impegno sociale. Nel 2011 Demurtas realizza il suo primo film, “Marcia Indietro”, accolto al TBS del Festival di Roma e distribuito sulla prestigiosa piattaforma Own Air. Quello in lavorazione, “Buon lavoro”,  è il suo secondo lungometraggio ed è inserito nel progetto “AgoràFilm”, promosso dall’Assessorato alle Politiche sociali del Comune.

Marco Demurtas è la testimonianza e la riprova che anche in Sardegna è possibile fare del cinema indipendente.

Prima domanda obbligatoria : come ti avvicini al Cinema e con quali lavori esordisci? Come tutti ho iniziato con i cortometraggi. Mi è sempre piaciuto inventare commedie che prendessero in giro la vita, gli steriotipi e le abitudini umane, spesso aberranti.  Nel 2002 scrissi uno dei miei primi cortometraggi intitolato “M o F?” in cui parlavo con ironia delle possibilità degenerative delle moderne forme di comunicazione (chat ed sms). Il protagonista stabiliva con il proprio cellulare una sorta di dipendenza, isolandosi dal mondo. Qualcuno disse che il film era troppo assurdo e che internet ed i telefonini non avrebbero mai attecchito in Italia.  Ma oggi,  con  Fecebook  Whatsapp etc. siamo diventati molto più pazzi di quanto io potessi immaginare. Me compreso.

“Buon Lavoro” è il tuo  secondo lungometraggio . Come nasce il film? A me le idee vengono guardandomi intorno. In questi ultimi anni ho visto tantissime cose “strane”. Ad esempio, avete presente la follia delle ricostruzioni televisive dei programmi di cronaca nera?  Un attore travestito da Zio Misseri che lo imita goffamente, mentre simula le sue risposte  ad un interrogatorio. Fuori da un discount: un senegalese che dopo aver aiutato un signore a parcheggiare la propria auto, lo insegue (tipo stalker) per vendergli calze e accendini. Quarantenni che campano distribuendo pizze e volantini. Universitari attempati che vivono dai genitori e collezionano lauree. Donne grandi che realizzano video per you tube, dove spiegano tutti i segreti del make-up per sentirsi realizzate. Mio padre un giorno,  per liquidare un venditore telefonico, ha imitato la voce di un bambino dicendo: – “Mio babbo non è in casa”. Queste sono le prime immagini che mi vengono in mente quando penso alla genesi del mio film. Buon Lavoro parla di un mondo paradossale, di una società decadente e malata che purtroppo è quella nella quale viviamo. Non si può parlare neppure di parodia ma di puro realismo. Se Fantozzi fosse vissuto in quest’epoca, sarebbe stato considerato un uomo fortunato. Lui si che aveva un posto fisso!

Ci puoi dire qualcosa del tuo lavoro sul set? Come hai scelto il cast del film? Stare sul set è la cosa più bella che mi possa succedere. Arrivarci però è dura! Devi sudare! Riuscire a fare un film è molto difficile, soprattutto quando non si hanno budget stellari. Ma anche se si soffre un po’, alla fine ne vale la pena.  E’ sul set che mi sento veramente mé stesso perché posso finalmente raccontare il mondo che ho in testa. Molti degli attori dei miei film sono gli allievi dei miei laboratori di Cinema, oppure vengono “arruolati” attraverso i casting della Cinemascetti. E’ un’emozione incredibile vedere dietro la telecamera, tante persone che desiderano entrare nel mondo del cinema. La gente della strada, quella lontana dai riflettori, quella che non ha mai recitato, ha una luce bellissima negli occhi. Forse sto dicendo cose sorpassate e banali ma la penso così. I provini che abbiamo fatto recentemente nel quartiere del Monte Rosello di Sassari, ad esempio, sono stati strepitosi. Gli aspiranti attori erano simpaticissimi e abbiamo deciso di prenderli tutti. Non potevamo mandarli a casa! E se qualcuno di loro non sa recitare, glielo insegneremo noi.

Ci vuoi parlare della tua esperienza con giovani alle prime armi? Io insegno tutto quello che so:  tramandare il proprio sapere è una missione umana, artistica e sociale ma soprattutto io cerco di trasmettere un po’ di ottimismo ai giovani d’oggi che, non a torto, sono sempre più scoraggiati.

Qual è stata la sfida più grande durante la lavorazione? La lavorazione del film è puro piacere. Scrivere, girare, risolvere problemi, fare l’alba, mangiarsi le unghie, ottenere i permessi dal Comune per girare in esterni, avere l’ansia un secondo prima del ciak, esultare dopo le riprese, non dormire la notte, pensando che forse qualche ciak non è andato bene. Tutto questo è felicità. Il problema non è mentre fai un film ma prima. La vera sfida è un’altra. Come fare un film? Dove trovare i soldi per realizzarlo? Il Cinema è poesia ma scrivere una poesia non costa economicamente, fare un film si. Il Cinema è un’impresa, nel vero senso della parola. Per questo motivo molti  rinunciano a fare questo mestiere. Io invece insisto ed ora che sono un piccolo (piccolissimo) produttore, mi godo il piacere di girare la mia opera seconda, dopo tanti sacrifici.

Hai dei ringraziamenti da fare? Ringrazio mia moglie Viola, I Servizi Sociali di Sassari e Il distributore del mio primo film OwnAir, perché hanno creduto e credono in me. Mia moglie è la mia co-sceneggiatrice, co-produttrice e tutti gli altri “co” possibili e immaginabili. L’ho conosciuta sul set 11 anni fa e abbiamo deciso di percorrere assieme il nostro folle sogno cinematografico, oltre che le nostre vite. L’Assessorato ai Servizi Sociali di Sassari che ha investito in me, prima come educatore e poi come formatore, affidandomi i laboratori cinematografici comunali. Ed è stato proprio all’interno del progetto Agorà che ho creato lo staff del mio nuovo film: un gruppo bellissimo fatto di ragazzi giovanissimi e pieni di grinta. OwnAir  è la società che ha distribuito il mio primo lungometraggio Marcia Indietro: un film molto indipendente, sia nella forma che nei contenuti. Credo che per questo motivo sia stato inizialmente snobbato dalla cecità e dal perbenismo che è proprio di molta cinematografia italiana.

Quando e dove potremo vedere il film? Buon Lavoro è ancora in produzione ma per ora potete vedere i divertentissimi backstage, girati dal mio allievo Rob Zappa nel sito www.cinemascetti.it/news. Marcia Indietro è disponibile sulla piattaforma www.ownair.it, in un catalogo prestigioso che contiene sia le opere di grandi registi del panorama internazionale che quelle dei registi indipendenti come me.

In che misura interagiscono le tue funzioni di educatore con quelle del regista? Sono talora in conflitto? In conflitto? Mai. Anzi! Fare il regista e fare l’educatore sono per me la stessa cosa. Quando faccio l’educatore cerco di tirar fuori dalle persone il loro amore per la vita e quando faccio il regista faccio la stessa cosa. Non è retorica: credo che il bravo attore sia una persona felice perché conosce sé stesso, crede in quello che fa e tutto ciò lo trasmette agli altri. In effetti, io non saprei proprio cosa dire ai ragazzi quando faccio l’educatore, se non parlassi di quanto mi piaccia fare i film. E poi non dimentichiamo che il cinema è rigore, disciplina, regole, determinazione: un gioco …ma fatto sul serio come direbbe Luigi Pirandello.

Che momento sta attraversando la cinematografia sarda? Credo che sia un momento come tanti altri. Come è stato in passato. Come è oggi e come è sempre stato in Italia. Non esistono molte differenze tra le varie cinematografie italiane. Siamo in Italia. E’ tutto così come è ed è difficile cambiarlo. Viviamo in un paese “strano” che ha ispirato il film Buon Lavoro. Chi vuole intendere intenda.

Nell’ambito del Cinema sardo in che misura è possibile proporre nuove idee senza venire a patti con produttori e gusti del pubblico?  Il regista bravo è secondo me, quello che riesce a mettere d’accordo tutti. Si può fare un film commerciale che piace al pubblico e mantenere la propria identità autorale. Quello che a volte succede è che esistono delle censure che tarpano le ali al film, ancor prima che venga realizzato, impedendogli di nascere. Spesso chi decide non è il pubblico ma chi crede di sapere cosa sia bello e cosa sia brutto e che cosa si debba vedere. Esistono film che non vedremo mai perché non verranno mai prodotti. Questo è triste.

Pensi che la produzione cinematografica in Sardegna sia relegata a una certa tipologia di temi (pastorizia, faida, banditismo) o che si possa realizzare di tutto? Penso che si potrebbero affrontare nuovi temi e continuare parlare di quelli vecchi ma sarebbe l’ora di farlo in maniera più originale.

Per realizzare i tuoi film ti avvali di maestranze sarde e attori non professionisti. ?’ solo per una scelta economica? Nel mio ultimo film sto lavorando sia con maestranze sarde che non sarde, sia con attori professionisti che con allievi dei miei laboratori che comunque hanno già maturato una certa esperienza sul set. Nel mio film precedente, gli attori erano tutti sardi con l’accento sardo. La cosa che non ho ancora capito è perché alcuni hanno criticato il film, dicendo che i miei attori non erano dei professionisti perché avevano l’accento sardo.  C’è gente che dice che i “veri” attori, sono quelli che  parlano con “la dizione”. C’è una tendenza in Italia che va svecchiata. L’attore deve sempre parlare con la dizione ma se parla in romano, toscano o napoletano va bene lo stesso. Se però parla con l’accento sardo non è un professionista. Io ci tengo molto alla nostra parlata ed al nostro idioma e lo diffonderò nel mondo.

Cosa diresti ad un giovane sardo che vuole intraprendere la carriera nel cinema? Gli dico che se è davvero il suo sogno, deve farlo immediatamente. E questo vale per tutti i sogni. Sennò non si vive.

Prossimi progetti nel cassetto? Ne ho uno che vale più di tutti gli altri messi assieme e lo realizzerò sempre in collaborazione con mia moglie Viola. Presto sarò padre. Il ciak è previsto per novembre

Grazie, Demurtas, per le cortesi risposte e per il tempo che hai voluto dedicarci. Buon lavoro ed … evviva il Cinema!

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