UN PO’ DI SARDEGNA A SAN FRANCISCO: LO SBARCO IN AMERICA DELLA CAGLIARITANA VIVIANA DEVOTO

Viviana Devoto

di Virginia Saba 

Consigli e nostalgie prodotti in California, consapevolezze acquisite grazie ai cinque sensi attivissimi, attivissimi fino al sesto. Questo, impone la professione di giornalista che Viviana Devoto, freelance cagliaritana trentaduenne ormai d’oltreoceano, ha deciso di proseguire a New York sei anni fa, per poi ritrovarsi nella memorabile terra sul Pacifico. E a San Francisco, mentre affina sempre più il suo linguaggio giornalistico e il gusto (specialità cibo e cucina), accadono cose straordinarie. Ad esempio che al suo evento per aiutare la Sardegna alluvionata più che “compaesani” e connazionali «sono arrivati tantissimi americani, una grande lezione di vita. Abbiamo donato tutto a una piccola associazione che lavora con i bambini, a Torpè».
Due terre così lontane e così diverse. Ciascuna potrebbe arricchire l’altra nei modi più semplici. «La California regala la sensazione che ci sia spazio per le idee». Gli esempi sono quotidiani. «C’è un vuoto di parchi giochi in un quartiere? I residenti si organizzano per raccogliere fondi, vendere biscotti per strada, scrivere lettere a chi governa. Così è successo nel nostro quartiere: hanno raccolto oltre 100mila dollari».
Chissà cosa avrebbero fatto gli americani di questo potenziale turismo sardo che decolla, ma vola basso. «Mi chiedo continuamente perché qui sembra funzionare tutto così bene. Ci sono le regioni del vino, qui, a meno di un’ora da San Francisco: Napa Valley e Sonoma. Filari di vigneti, cantine, ristoranti». Il vino, un prezioso patrimonio in comune con l’Isola. «Chi è in visita in città, turisti o gruppi di persone, può scegliere come arrivarci: ci sono servizi privati di pullman o limousine con l’autista e con una guida che accompagna le persone. E non costa una fortuna. Sarebbe bello che una realtà simile esistesse in Sardegna».
Una bimba di nove mesi e un marito che l’aiuta a lavorare con passione nel fantasioso mondo freelance. «Qui a casa sono abituati all’inconsueto. D’altronde in America i servizi giornalistici possono essere davvero stravaganti. Quando hanno legalizzato la vendita della marjiuana in Colorado e nello stato di Washington ho intervistato un sindaco che oltre ad amministrare la città è proprietario di un dispensario di cannabis (per la vendita a scopo terapeutico). Al ritorno ho infestato la macchina di una puzza di marijuana che non andava più via. Mio marito è terrorizzato ogni volta che ho un nuovo servizio di cui occuparmi».
Un confronto continuo con le donne del mondo, storie speciali da raccontare, mondi virtuali come Twitter e Facebook che laggiù hanno facce in carne ed ossa, sudore e lavoro. «Sono stata fortunata ad arrivare qui e fare la giornalista perché ne ho incontrato tante di donne con storie affascinanti. Ho intervistato Azalina, un’emigrata malese, che aveva un chiosco di cibo dove cucinava per strada e a cui gli impiegati di Twitter andavano a ordinare il pranzo. Ora che Twitter ha aperto il nuovo quartier generale a San Francisco, ha voluto che fosse lei ad aprire un ristorante nel loro palazzo. Cenerentola moderna». Ma c’è anche Sheryl Sandberg, direttrice delle operazioni a Facebook. «Ha fondato un circolo online dove donne di qualunque grado sociale possono incontrarsi, scambiarsi idee (e spuntarla in un mondo dominato da uomini, dice lei)».
Ma la Sardegna è così immobile? «No, anzi, vedo un fermento. Penso ai ragazzi di Cucina.eat, a Cagliari, che stanno creando uno spazio per il dialogo sul cibo, dove arrivano ospiti a cucinare, si racconta quello che c’è nell’Isola, di chef, di prodotti».
Ma nostalgia, poca? «La Sardegna è “mia” ovunque mi trovi: è casa». Mancano le persone, la famiglia, gli amici. «Mi manca la spesa al mercato di San Benedetto, le trattorie della Marina, l’effetto che fa vedere il porto da Castello». 
E c’è una cosa che pensa. «Vivere all’estero non è un merito. C’è un libro di Costantino Nivola che scrisse dopo che emigró a New York. Si intitola: “Ho bussato alle porte di questa meravigliosa città”. Qualcuno gli ha aperto. Questo libro fa capire che chi va via da casa ha il privilegio di vivere una doppia dimensione: raccogliere e spargere un po’ di quello che ha imparato nei luoghi dove è nato, che sia cultura o esperienze».
* L’isola delle Donne

Una risposta a “UN PO’ DI SARDEGNA A SAN FRANCISCO: LO SBARCO IN AMERICA DELLA CAGLIARITANA VIVIANA DEVOTO”

  1. Sono a San Francisco per ancora 5 giorni. Mi piacerebbe parlare con te per i giganti di monte prama. E ‘ possibile incontrarci o sentirci? scrivimi
    Gaetano Ranieri

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