MESTIERI DIMENTICATI: LA STORIA DI ANNA, 38ENNE DI ORANI


di Antonella Soddu

Vi racconto la storia di Anna, trentotto anni, di Orani, paese in provincia di Nuoro, in Sardegna. Anna è mamma di due figlie. Insieme con loro e al marito vive a circa 8 km dal mio paese.  L’ho conosciuta a scuola, sua figlia ha frequentato le scuole  medie in classe con mia figlia. Ho subito legato con lei, per un fatto culturale e disponibilità al dialogo costruttivo. Forse anche perché ho sempre apprezzato le tradizioni e la cultura agro/pastorale del nuorese. Anna è lo specchio della tenacia, della caparbietà, della forza, tipica delle donne sarde e in particolare del nuorese.  In Sardegna si dice che le donne tengano le redini della famiglia. Gestiscono dalla A  alla Z economia compresa.  Anna è l’esempio anche di questo. Quando la prima volta sono stata a casa sua tra le campagne del mio paese, Villasor, e quelle di Serramanna, mi disse, e vidi, che lei e il marito si erano appena trasferiti là. Avevano acquistato un terreno con una piccola casetta. Dai suoi discorsi ho compreso che il suo sogno era di realizzarvi una sorta di agriturismo. Ne ha sempre parlato con fermezza. Ieri sono andata con un’altra amica per comprare da lei “su proceddu e su casu sardu” (il maialetto e il formaggio pecorino sardo). Roba genuina, controllata e ben curata.  Il formaggio fatto con la tipica lavorazione a mano sarda, Anna si occupa degli animali, agnelli, maiali, polli, fa il formaggio e i dolci tipici sardi del suo paese.  Il marito fa il maniscalco, – mestiere antico, quasi in via  d’estinzione – è un abile fantino, si occupa di cavalli, li cura con dedizione e amore e professionalità. I loro cavalli partecipano con grande successo di pubblico alle sagre e feste di paese.  La loro piccola azienda è anche una sorta di pensione per i cavalli che spesso ospitano e curano. Quella piccola casetta in campagna io l’ho vista cambiare radicalmente in questi ultimi tre anni, è un piccolo  gioiellino. Le stalle per i cavalli, i percorsi per cavalcare, la porcilaia, le caprette, le mucche, le pecore,  il laboratorio per il formaggio, il prato verde e le erbe aromatiche mediterranee.  Le selle per i cavalli  appese al muro, abilmente lavorare, gli attrezzi per i mestieri ben sistemati. In cucina un caminetto  tipico, un grande tavolo per ospitare  tante persone e condividere i pasti. Tutto quello  che  la natura offre incontaminata. Anna la sera è stanca, la sua giornata ha inizio alle prime luci dell’alba e termina la sera tardi, trova lo spazio per fare la mamma, e certamente se si va a trovarla non si rischia di esser accolti da un volto cupo. Il sorriso non le manca mai, ed è sempre pronta a parlarti del suo lavoro che, come dice lei “è duro, ma ti da tante soddisfazioni. Qui ho tutto, non mi manca nulla da mangiare.  La natura e gli animali non ti fanno mai mancare nulla devi saperli amare e rispettare, ti compensano a modo loro”.  Insomma, in un mondo fatto, e succube, della tecnologia, delle professioni comode, delle lotte al potere e via dicendo, c’è chi ancora ha voglia di fare un mestiere che a molti può sembrare scomodo. Lo fa senza quote rosa e percentuali di cinquanta e cinquanta sulle liste e senza gli 80 euro in busta paga nonostante un lavoro che supera di gran lunga le dieci ore giornaliere. Infine, un messaggio all’ex ministro Michela Brambilla e alla sua campagna pasquale “Boicotta l’agnello”. La tenacia di questa giovane donna vale molto più delle sue mille battaglie. Glielo posso assicurare.  Se Anna non si fosse rimboccata le maniche, certamente, il lavoro non glielo regalava nessuno.  Anna è una di quelle persone che con dedizione, mantiene, vive le tradizioni e contribuisce a tenere ancora in piedi quell’economia agricola che a stento ancora resiste.

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