INTERVISTA CON IL DEPUTATO ROMINA MURA: "NO ALLE QUOTE ROSA, IN POLITICA SERVE EQUITA’. E IL PROSSIMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SARÀ DONNA"

Romina Mura

di Martina Marras *

Sindaco di Sadali e deputato in quota Pd. Romina Mura, classe 1970, ha le idee chiare sul Parlamento che vorrebbe: la rappresentanza femminile dovrebbe arrivare al cinquanta percento, secondo l’intramontabile – e mai applicato – principio dell’equità.  

Onorevole, qual è la sua opinione sulle quote rosa? Intanto una precisazione: a me non piace chiamarle quote. Sono per la parità di genere e sostengo la necessità di un meccanismo che garantisce le medesime possibilità di accesso – anche in via transitoria – affinchè si diffonda la cultura della democrazia paritaria. Le donne, pur essendo più preparate e maggiormente competenti, restano spesso escluse. E allora bisogna forzare il sistema.

L’obiezione più comune alle quote è che le donne dovrebbero cercarsi da sole i propri voti: se non ce la fanno perchè mai dovrebbero essere aiutate? Secondo questa logica lo strumento che dovrebbe garantire parità diventa a sua volta “discriminatorio”. Cosa ne pensa? Le donne non riescono a prendere i voti perchè non partono da una condizione di uguaglianza sostanziale: sono gli uomini a gestire i meccanismi del potere. Guardandomi intorno vedo questo e non vale solo per la politica: nei Cda, per esempio, sono sempre gli uomini che raggiungono l’apice della gerarchia, perchè quel tipo di potere è sempre stato gestito da loro.

Perchè le donne hanno più difficoltà a fare carriera politica? Viviamo in una società maschilista, in cui i tempi della politica sono a misura d’uomo. Noi donne abbiamo un grosso carico di responsabilità familiari. In Italia è ancora così: la donna ha un ruolo domestico che ovviamente impedisce di dedicarsi completamente alla competizione politica, alla carriera.

Qual è l’atteggiamento dei suoi compagni di partito sulla questione parità di genere? Il Pd ha delle norme statutarie eque. Eppure, quando abbiamo votato alla Camera è stato chiesto il voto segreto e molti dei “no” alla democrazia paritaria erano voti del Pd. Quindi: se ragioniamo in una discussione aperta, i democratici dicono di essere a favore delle quote. In privato cercano di difendere i propri interessi di uomini: aprire la competizione alle donne toglie chance.

Garantismo a parte, se la Barracciu si fosse chiamata Francesco sarebbe lei la presidente della regione Sardegna? Io voglio credere di no. Ma ad essere completamente sinceri, forse, il fatto che Francesca sia donna ha influito. A noi donne si chiede sempre il massimo. Ovviamente ritengo che lei abbia fatto benissimo a fare il passo indietro, ha dimostrato grande senso di responsabilità e al suo posto avrei fatto la stessa cosa. Però qualche dubbio mi rimane.

Quali sono le difficoltà che una donna incontra nel fare politica? La prima difficoltà è muoversi in un mondo di uomini dove tu, donna, sei diversa. Uno dei problemi è cercare i voti. Io non sono un’amante del voto di preferenza – anche se in questa fase sembra la ricetta salvifica della democrazia. Per trovare le preferenze devi entrare in meccanismi di potere strutturati e non sempre le donne riescono, perchè il potere è gestito dagli uomini. E poi ovviamente un grande limite è la famiglia. Io non ho figli, ma una donna che li ha non può far conto sul supporto dello stato sociale. Maternità e carriera sono scelte alternative, anche se non dovrebbe essere così.

Quando l’Italia avrà un Presidente della Repubblica donna? Secondo me il prossimo sarà una donna, ne sono convinta. C’è una classe dirigente, nella quale io stessa mi includo, che sta giocando la sfida della vita: eleggere una donna rappresenterebbe una grande vittoria.

E chi potrebbe essere? Ho tanti nomi in mente, a dire la verità. Già alla scadenza del mandato di Napolitano, lo scorso anno, immaginavo un Presidente donna. Al tempo avrei visto bene Anna Finocchiaro. Per il futuro non mi esprimo, ma ci sono davvero tante donne valide, sia dentro che fuori dal Parlamento.

* L’isola delle Donne

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