UNA LETTERA APERTA AL SINDACO DI CAGLIARI MASSIMO ZEDDA: RICORDARE NANNI LOY

Nanni Loy

di Ennio Porceddu

Egregio Signor Sindaco Massimo Zedda, ho avuto modo di leggere diverso tempo fa (questa è la seconda lettera che Le scrivo), che in una delle Vs. riunioni Consiliari c’era inserito all ‘O.d.g. di “intitolare una piazza o una strada della città” a questo a quel personaggio cagliaritano che in vita si è distinto per la sua arte o la sua professionalità. Per questo a tal proposito mi permetto di segnalarle un personaggio nato a Cagliari. che nella sua vita, ha sempre amato la sua città e i sardi, perchè questo si sentiva Nanni Loy: “un cagliaritano e un sardo”. Nanni (Giovanni) Loy, era un attore, regista, sceneggiatore e scrittore che ha introdotto per primo in televisione la “Candid Camera” con il programma “Specchio segreto”. Molti dei suoi film sono delle vere e proprie drammatiche opere di denuncia sociale come “Detenuto in attesa di giudizio” “Sistemo l’America e torno.”Questo cagliaritano doc era nato il 23 ottobre 1925 da una famiglia aristocratica (Loy – Donà delle Rose il padre, Sanjust la madre). Giovanissimo, seguì la sua famiglia a Roma dove il padre, noto avvocato, si trasferì, per problemi legati al suo lavoro a Roma, e nella città capitolina completa i suoi studi classici e s’iscrive in giurisprudenza, laureandosi con una tesi in Filosofia del diritto, una laurea che non condivideva perché avrebbe voluto continuare gli studi filosofici di cui dimostrava più interesse. Allo stesso tempo, in gran segreto rivolse il suo sguardo verso il cinema, iscrivendosi al corso di regia al Centro Sperimentale di cinematografia. Dopo un lunghissimo di apprendistato sotto la spinta di Luigi Zampa, realizzò alcuni importanti documentari diventando aiuto regista con lo stesso Zampa in “Processo alla città”. Un lavoro che lo affascinava. Poi, lavorò a Napoli: per Nanni Loy era importante, perché come tutti i cagliaritani, adorava la città partenopea dove viveva una nonna veneta; “quando eravamo bambini da Cagliari andavamo spesso a trovarla d’estate”.Ha lavora con i vari Alessandrini, Gerina, G. Gaspare Napoletano, Gianni Puccini, Monicelli
Ben presto però, il giovane Nanni si cimentò da solo nella regia: “L’audace colpo dei soliti ignoti”,”Le quattro giornate di Napoli” Con quest’ultima sua opera si aggiudicò due Nastri d’Argento ed un premio al festival di Mosca. Nel 1964 approdò in televisione con il programma Specchio segreto, una reinvezione della Candid Camera, una popolarissima serie televisiva americana di grande successo. Il programma di Nanni Loy aveva un tale successo che conquistò il cuore di milioni d’italiani. Chi non ricorda la famosa battuta ” Scusi, posso fare la zuppetta? Nanni era talmente popolare da essere al centro di un intero episodio di “tre tigri contro tre tigri”. In seguito firmò film come “Made in Italy (1965), “Il padre di famiglia” (1967), “Rosolino Paternò soldato” (1970). Un anno dopo con “Detenuto in attesa di giudizio” (1971) denuncia le aberrazioni del sistema carcerario e giudiziario del nostro paese. Pellicola ispirata dall’inchiesta televisiva “Verso il carcere” di Emilio Sanna. Con questo film, Nanni Loy torna a far discutere sui problemi della giustizia in Italia. “Sistemo l’America e torno”(1973) invece, è il suo primo film realizzato all’estero. Seguono: “Quelle strane occasioni” (1976) con l’episodio “Italian Superman” firmato come anonimo, “Viaggio in seconda classe” (1977). In seguito gira “Signori e signori, buonanotte (1976) e “Cafè Express (1980). Due anni dopo arriva il film “Testa e croce”, seguito da “Mi manda piccone”,(1984) , molto apprezzato dalla critica e dal pubblico.
Nanni Loy produsse “Scugnizzi” (1989)” e “Amici miei atto III” realizzato quattro anni prima (1985).
Lo stesso anno per la televisione, girò i film “Gioco di società”, tratto da un racconto Sciascia, e “A che punto è la notte”1992), ripreso dal romanzo di due autori: Fruttero e Lucentini. Il cinema per Nanni era tutto. “Quando insegnavo al Centro Sperimentale – disse – ogni tanto chiedevo agli aspiranti registi: ma perché hai scelto questa professione? Mi sentivo rispondere “perché voglio esprimermi”, e subito immaginavo anni e anni di disperazione, case vendute all’asta e il povero giovane e la sua famiglia al lastrico. Il regista raccontò che si faceva cinema per vivere, guadagnare e sbarcare il lunario. L’ultimo film di Nanni Loy, ambientato in una Napoli che amava tanto “Pacco, doppio pacco e contropacco” (1993), era nato come programma per la televisione in due puntate. Nel 1991, esordì come autore teatrale: “Scacco matto” di Vittorio Francesi, “L’Ultimo degli amanti focoso” (1991) di Neil Simon e ” Crimini del cuore” (!992) di Beth Henley.Mentre stava girando il suo primo film sardo “Procedura”, tratto dal romanzo di Salvatore Mannuzzu, il grande regista – sceneggiatore – autore Cagliaritano, si spegne. E’ il 19 agosto 1995. Nanni Loy, lo voglio ricordare, non era solo regista, sceneggiatore e autore di televisione e teatro, il grande pubblico lo ricorda anche nella veste di attore assieme a grandi interpreti come Totò in “Le belle famiglie”(!964) di Gregoretti, Bernard Blier in “Lasse aller… c’est une valse” (!971) di Lautner. Nel 1970, lo vediamo protagonista di “Lettera aperta a un giornale della sera” di Maselli e nel “Marcovaldo” televisivo di Bannati , tratto dai romanzi di Italo Calvino. Nanni Loy nella sua vita ha sempre armonizzato il lavoro cinematografico con un’intensa attività politica e sindacale. Esponente di rilievo dell’Associazione Nazionale Autori Cinematografici, fonda l’AACI Associazione Autori Cinematografici Italiani e Cinema Democratico che rappresenta tutte le categorie dei lavoratori del cinema. Nel 1980 è stato consigliere regionale. Ecco Signor Sindaco, Nanni Loy era un grande ed ha fatto onore alla sua e alla nostra città, ed il minimo che si può fare e dedicargli una strada o una piazza.
Cordialmente.

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