SU TUSORZU 2014: IL TRADIZIONALE APPUNTAMENTO DEL GREMIO SARDO “EFISIO TOLA” DI PIACENZA


di Maria Emma Piacevoli

La corte della Faggiola è suggestiva: strutture in mattoni –portici, edifici abitativi, una scuderia- datate 1900 circondano un’ aia vastissima e la delimitano rispetto a campi coltivati con piantagioni sperimentali, a stalle completamente automatizzate e a edifici adibiti ad attività di studio e ricerca; praticamente un punto di incontro tra passato e futuro ai confini di Piacenza, a Gariga di Podenzano. E’ difficile non subire il fascino dell’ atmosfera che vi si respira, non appena varcato l’ antico cancello, che si presenta al termine di un vialetto costeggiato da frondosissimi faggi.

E’ qui, che il Gremio Sardo “Efisio Tola” di Piacenza ha da breve tempo stabilito la propria sede ed è in questo appropriato contesto, che domenica 25 maggio 2014 si è celebrato il rito dalla tosatura delle pecore.

“D’onz’annu in beranu a fine maju….Su tusorzu” è un appuntamento ormai irrinunciabile. I Pastori Sardi del territorio emiliano limitrofo, a turno, portano un certo numero delle loro pecore (quest’anno è toccato a Giovanni Casule) e le tosano insieme. C’è chi è venuto appositamente dalla Sardegna, per “tundere” e c’è chi ha fatto arrivare dall’ Isola “sos ferros” nuovi, fatti a mano, perché è importante ripetere antichi gesti sapienti, è necessario incontrarsi, confrontare le proprie esperienze e aspettative, gettare insieme uno sguardo al domani: i Pastori Sardi del continente sono i portatori di un’ attività viva e ricca di valori, sono imprenditori capaci di adattarsi e di produrre, perfino in ambienti e territori, sotto molteplici aspetti, differenti dai propri.

Ad introdurre nel mondo dei pastori ci ha pensato Gian Battista Lavezzi con una dimostrazione di conduzione del gregge da parte dei suoi cani ben addestrati e poi… via alla tosatura, tra belati di pecore, schiocchi di lame, canti dei “ Tenores Sos Emigrantes”, finchè, quando ormai i velli tagliati erano stati ormai piegati e accumulati, ai suoni si è pian piano sostituito l’aroma della pecora bollita a richiamare tutti a tavola per gustare i piatti tipici della tradizione.

Andrea Usai suonava il suo organetto diatonico invitando alla danza e all’allegria, perché è bello attardarsi ai tavoli a parlare, ridere, alzarsi ogni tanto a sgranchire le gambe con un balletto, poi ancora raccontare, scambiarsi idee; ma a “Su Tusorzu” del 2014 mancava la sublimazione delle azioni e dei riti della mattina perchè “Fare il pastore è una costruzione culturale”, come afferma il prof. Bachisio Bandinu nel suo volume “Pastoralismo in Sardegna” e occorreva dunque completare la liturgia della tosatura vivendola nella sua spiritualità e nella sua essenza.

Il grande Paolo Fresu, il famosissimo trombettista sardo conosciuto in tutto il mondo è stato il celebrante insieme a Bebo Ferra, chitarrista, anch’egli Sardo e di altrettanto grande fama.

All’imbrunire era piena, la corte della Faggiola; numerosi erano gli spettatori convenuti per vivere questo concerto; ma la situazione era unica, irripetibile: uno scenario a cielo aperto, sotto le stelle; qualche pecora in un angolo guardata da alcuni pastori, luci che creano colonne lungo il perimetro della corte e, al centro…il palco, l’altare, con gli strumenti del rito: tromba, flicorno, chitarre e “ferros”.

Il presidente del Gremio Sardo di Piacenza, il dott. Bastianino Mossa con grande passione introduce la serata, apre le porte del cuore della Sardegna, un cuore vivo e caldo, sofferente per le vicende e le calamità che lo hanno ferito, ma pieno di speranza, consapevole delle proprie risorse, desideroso di pulsare con sempre maggior vigore, di rivivere e far vivere.

Tocca a Paolo Fresu, ora: la sua tromba raggiunge l’intimo, accarezza e incita, appassiona, cattura, trascina a dimensioni sempre più alte, piange, ride, consola, scherza, avviluppa, incanta, seduce, fugge, insegue i cuori in un meraviglioso tutt’uno con la chitarra; poi, incontra il tintinnio de “sos ferros” sulla tromba e lo schiocco ritmico delle sforbiciate; come un nuovo strumento musicale.

Nel sottofondo si sente il belato delle pecore, quasi dialogante con gli strumenti. Su tusorzu diventa musica: è arte, capacità di creare e produrre. Sembra strano, ma c’è anche il Silenzio, il Silenzio della Sardegna, il Silenzio che prorompe struggente nel “Non potho reposare” che, intenso e commovente, prepara alla esecuzione del rito.

Paolo Fresu ora rappresenta il pastore, “s’homine” e mentre avvia “E se domani”, dal buio, come per magia avanza Tonino, con in braccio una pecora, la depone ai piedi del palco e la tosa, lentamente, con maestria, sotto l’ incalzare solenne e concitato al tempo stesso, di tromba e chitarra.

Alla fine, il vello viene piegato e posto di fianco alla pecora: il rito è consumato! Pastore e tunditore: la stessa anima; magia del mondo Pastorale Sardo! Ormai si è oltre lo spazio e il tempo, si vola sulla musica, si vola leggeri, con energie nuove.

Il “Deus ti salvet Maria” finale è dedicato alla Sardegna che è dentro tutti i Sardi, è l’intimo da cui si sprigionano le forze che creano e che danno speranza e coraggio.

Al termine della celebrazione del rito di “su tusorzu” nasce la consapevolezza di un domani migliore dell’oggi.

I vari bis, richiesti e generosamente concessi, dicono che il 25 maggio 2014 alla Faggiola si stava bene, che si era tutti insieme per qualcosa di grande.

Ora le pecore possono affrontare la calda estate per poi ricoprirsi di lana per affrontare un nuovo inverno e l’anno prossimo, l’ultima domenica di maggio, come sempre, “…d’onz’annu in beranu a fine maju… su tusorzu”.. 

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