I NOVE CHILOMETRI DI ARENILE DELLA GRANDE SPIAGGIA DEL POETTO A CAGLIARI E LE SOLITE OCCASIONI MANCATE


di Lino Dore

Temperatura estiva, cielo terso ed una gradevole brezza, annuncia l’inizio della stagione balneare e costume, ombrellone e spiaggine, prendono la via del mare, verso una spiaggia che premia coloro che la frequentano in bassa stagione, perché permette parcheggi senza particolari problemi, persino a scelta. Poetto, così si chiama la grande spiaggia, nove chilometri di arenile che si affaccia nell’estrema parte meridionale della Sardegna, partendo dal Golfo di Cagliari per terminare in quello di Quartu Sant’Elena. Considerata una delle spiagge più belle del mondo, sino al ripascimento dell’arenile, resosi necessario per l’erosione che l’aggrediva, riducendone significativamente la profondità, aumentata a scapito della qualità della proverbiale sabbia, impalpabile come borotalco e bianchissima, sostituita con ghiaione di colore grigio topo. Al di la degli aspetti giudiziari, dei quali si sta ancora occupando la Magistratura, negli ultimi anni, in alcuni inattesi punti, sta comparendo nuovamente, proveniente da non si sa dove, una sabbia che ricorda molto da vicino, quella di un tempo, mentre ovunque quella ghiaiosa che l’ha sostituita, inizia a schiarirsi e ridurre la grana, fenomeno avvertibile da chi la frequenta regolarmente, mentre l’argomento da approfondire, riguarda aspetti più pratici, facilmente risolvibili, tra tutti i problemi che affliggono la spiaggia di Cagliari. Si è accolti da polverosi sterrati coperti da erbacce, percorsi ciclo pedonali sporchi e trascurati, parcheggi insufficienti nell’alta stagione, che non favoriscono il transito dei bagnanti carichi di ciò che occorre in spiaggia, quando sotto il sole che promette una mattina piacevole, si avviano verso il mare. Lungo i vialetti che portano alla spiaggia, emerge una moltitudine di rifiuti, che la sommaria pulizia degli scorsi anni, ha accumulato intorno agli accessi al mare, non è incoraggiante, se queste sono le premesse, in spiaggia ci si aspetta il peggio. La prima impressione conferma che l’arenile non è stato pulito, almeno di recente e i pochi stabilimenti balneari già aperti, hanno provveduto a ripulire la sabbia antistante, depositando qua e la i rifiuti recuperati, lontano comunque dalla vista dei propri ospiti. Le nebulose disposizioni sullo smaltimento di tali rifiuti, considerati speciali, rende difficile conferirli adeguatamente, e in attesa di identificare i soggetti preposti, vengono accumulati dove nuocciono meno, ma in attesa di chiarimenti da parte degli enti locali, queste discariche compaiono ovunque, danneggiando immagine di spiaggia, comune di competenza e provincia, che continuano a rimpallarsi le responsabilità, non risolvendo comunque il problema, senza eliminare i rifiuti, anzi spingendo anche altri ad approfittare di quelle discariche, che il perdurare dell’incuria, rendono quasi autorizzate. Oltre ai problemi ambientali la spiaggia presenta un deserto ecinomico, appena interrotto, qua e la, da piccoli cantieri che tentano di riparare i danni che maleducazione e vandalismo invernali hanno provocato alle scarne strutture presenti, mentre per i bisogni fisiologici e generi di conforto occorre attrezzarsi, inquinando il bagnasciuga o abbandonandolo. Bibite e gelati, disponibili ovunque in alta stagione anche trasportati a bordo di discutibili tricicli, scompaiono nel resto dell’anno, soprattutto in quella lunga parte di spiaggia priva di ogni servizio. Nei tratti di spiaggia pubblica, frequentati in ogni stagione, la pulizia è scarsa e approssimativa, e non è sorprendente incappare in insetti fastidiosi e odori sgradevoli, che la buona volontà dei pochi operatori non riesce a contrastare. Nei mesi di luglio e agosto, per poco più di sessanta giorni, con interventi tampone, in piena emergenza si provvede a ripulire ed attrezzare frettolosamente l’arenile, che nei successivi dieci mesi, viene abbandonato a se stesso, in attesa che mare e natura provvedano a riequilibrare l’ecosistema e restituire un minimo di decoro ad una spiaggia usata ed oltraggiata, che adeguatamente dotata, potrebbe rappresentare quello sviluppo, che in tanti altri litorali è stato occasione di occupazione e ricchezza.

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