UNA MOSTRA A SIENA SINO AL 16 GIUGNO DEI CARNEVALI DI SARDEGNA CREATA DA QUATTRO FOTOGRAFI TOSCANI


di Annalisa Coppolaro

E’ stata inaugurata martedì 3 giugno presso la Conad di Piazza Matteotti, Siena, la mostra di quattro fotografi senesi , Mauro Agnesoni, Mauro Guerrini, Giulia Brogi e Laura Lazzeretti.

I fotografi hanno viaggiato tra i carnevali della Sardegna tra Nuoro e Oristano. 
Manifestazioni davvero uniche e poco conosciute , antichissime e dalle influenze culturali difformi. La mostra è allestista presso il CONAD CITY di Piazza Matteotti in occasione della promozione “Speciale Sardegna” dedicata ai prodotti tipici sardi. Ogni artista ha scelto una diversa città con un evento specifico: Agnesoni ha fotografato il Carnevale di Lula, Borgi quello di Ottana, Guerrini il Carnevale di Santu Lussurgiu e infine Lazzeretti il carnevale di Oristano. 
Le manifestazioni sono spettacolari e splendide: quello di Santu Lussurgiu ad esempio include una corsa di cavalli con audaci acrobazie, e con la partecipazione in massa della popolazione, corse a pariglia chiamate Sa Carrela ‘e nanti, La strada davanti. A Oristano invece il carnevale include la Sartiglia, parola di origine castigliana e catalana, ma anche collegata al latino ”sors”, fortuna. Si pensa che questa manifestazione abbia origini antichissime, intorno al 1200. La giostra equeste infondo è legata strettamente all’idea della fortuna e della sorte. ”Cassagare de Otzana”, Carnevale di Orzana, invece, affonda le sue radici nel mondo arcaico e nei suoi valori agropastorali, e vede la partecipazione della popolazione intera che mostra un profondo senso di appartenenza alla propria cultura. Vi sono anche spontanee rappresentazioni teatrali come l’aratura, la semina, il raccolto, basati su una sorta di canovaccio improvvisato. Il carnevale lulese infine ha come protagonista Su Battileddu, la ”vittima”, vestito di pelli di pecora e con il volto sporgo di sangue e fuliggine. Riguardo all’origine della maschera molte teorie riportano ai riti dionisiaci, con la rappresentazione della passione e la morte del dio, e più in generale ai riti agrari arcaici di fecondazione della terra con il sangue. 
Le immagini esposte hanno un valore quindi non solo di impatto e di fascino storico, ma anche di testimonianza e racconto di una realtà di cui noi sappiamo pochissimo, che affonda le sue radici in un mondo ancestrale di riti antichissimi e radicati nella fisionomia della terra e della popolazione sarda. 
La mostra rimane aperta fino al 16 giugno. Assolutamente da non perdere. 

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