L'ARTE DEL TATUAGGIO: FRANCESCO FANTI RACCONTA COME UNA PASSIONE PUO' DIVENTARE UN LAVORO

Francesco Fanti

di Carmen Salis

Ha scelto il nome d’arte Frank Fanti per mantenere lo stesso che per gioco si era dato nel 2005 quando iniziò a postare su youtube una serie di video acrobatici con un gruppo di amici. Oggi, il Golden Hand Dojo Tattoo, situato nel centro di Cagliari, è l’attività di Frank Fanti da un anno, ma lui ha all’attivo quasi 2000 tatuaggi, una partecipazione a 4 tattoo Convention in Italia, e il 30 Maggio 2014 parteciperà alla sua prima Convention internazionale ad Amsterdam. Francesco Fanti è un giovane cagliaritano che è riuscito, con tanta buona volontà, e forse anche un pizzico di fortuna, ad indirizzare il suo talento e la sua passione per realizzare un sogno, che è poi diventato il suo lavoro. “Sin dall’infanzia ho sempre amato rintanarmi in un mondo tutto mio, nel quale i colori e le matite davano vita a mie personali interpretazioni dei beniamini di cartoni animati e fumetti.”

– Il liceo artistico era una scelta obbligata, ma l’idea di stare dall’altra parte della ”macchinetta” ancora era lontana… << Obbligata in senso positivo. Gli anni di liceo mi avevano proiettato verso un futuro nel quale avrei  scelto tra architettura, scenografia o fumetti, ma nonostante mi feci realizzare il primo tatuaggio proprio nei giorni di diploma non consideravo neanche la possibilità di provare a realizzarne uno io. Beh, indovina cosa scelsi?>>

– Una laurea in lingue, confessi, che ha offuscato quasi totalmente il tuo istinto creativo. << Esatto. Un percorso in lingue, abbastanza interessante in sé, ma reso orribile in quanto intrapreso come ripiego date le difficoltà economiche per studiare fuori dalla Sardegna. A peggiorare le cose, le persone (comprensibilmente) assorbite da scadenze, appelli, griglie giornaliere che ti fan saltare i pasti. Maturai un rifiuto, era la nemesi di tutto ciò che vivevo che bussava.>>

-Ti definisci un autodidatta. << Nel senso che non ho mai fatto nessun corso, né un apprendistato in nessuno studio. Tra tanti rifiuti però, ho avuto la fortuna di trovare pochissime persone che mi hanno dato saggi consigli e l’opportunità di imparare molte cose osservando, per non parlare poi di tutte quelle che mi hanno dato fiducia nel farsi realizzare i miei primi pasticci… >>

– Oggi, l’arte del tatuatore trova sì consensi, ma anche difficoltà: quali soprattutto? << Avrei apprezzato uno snellimento in tempi e modi dell’iter burocratico che un ragazzo deve affrontare (con scudo e spada) per poter aprire uno studio non sapendo neanche da dove iniziare; soprattutto maggior chiarezza, poi per il resto si sa, tra poco denaro da poter spendere nelle tasche, costi di mantenimento elevati, prezzi da contenere e poco spazio per la sperimentazione, hai lo scenario. >>

-Mano ferma, creatività e cos’altro è indispensabile per potersi definire bravi? << Sai che odio le etichette, quindi non ho minimamente idea di cosa possa voler dire questo termine, ma da quel poco che ho sperimentato e ho capito che è molto importante per me entrare in sintonia con la persona che mi viene a trovare, mi chiede un qualcosa, ma devo capire cosa c’è dietro: il suo stato d’animo, un suo desiderio, e basta una virgola per allontanarsi piuttosto che avvicinarsi. Cerco di utilizzare al meglio la sensibilità di cui dispongo al massimo.>>

– La Convention Internazionale ad Amsterdam… << La prima internazionale dopo un anno dall’apertura dello studio, anche se manca poco (30 maggio, 1 giugno) mi sembra ancora così lontana e a me estranea. Una bella opportunità per crescere e confrontarmi in un ambiente carico di spunti, novità e idee. Vivrò quest’esperienza appieno e senza programmare nulla, ricevendola come una fresca folata di vento e rappresentando nel mio piccolo – se sarò l’unico sardo –  la Sardegna, affiancato da validissimi artisti provenienti da tutto il mondo. >>

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