KARALIS, LA TRILOGIA DI CAGLIARI: IL PROFUMO DI UNA CITTA’ DENTRO LE STORIE DI GIORGIO BINNELLA

nella foto Giorgio Binnella

di Carmen Salis

Presentato a Cagliari, il 12 aprile scorso, l’ultimo lavoro dello scrittore Giorgio Binnella “Karalis – La trilogia di Cagliari” (edizioni Amicolibro); tre storie ambientate nel capoluogo che ripercorrono un passato non troppo lontano che ancora si mescola agli intonaci  dei vecchi palazzi e ai profumi che resistono negli antichi quartieri. Una città inedita e sconosciuta ai più giovani, che l’autore riesce a raccontare e a portare nel nostro presente con i suoi racconti. Giorgio Binnella nasce a Roma nel 1968 e dopo aver vissuto a lungo nel Nord Europa e in giro per l’Italia, si trasferisce nel 2004 a Cagliari, dove lavora e coltiva le sue passioni.

Lo spaventapasseri, un viaggio, un percorso… Un cammino fisico e spirituale che si dipana fra le vie dell’antico quartiere della Marina. Fra strade che i cagliaritani non stenteranno a riconoscere, fra personaggi che qualcuno dubita d’aver conosciuto o almeno incontrato. Quanto ci sia di reale e quanto d’artificio non è chiaro nemmeno a me. È il primo quartiere che ho conosciuto, ed è stato amore a prima vista. Io stesso ho compiuto un lungo percorso prima di giungervi, quindi era naturale che lo Spaventapasseri, come me, ne rimanesse affascinato e ne traesse insegnamento. Da Via Manno a Via Roma, giù per le stradine acciottolate, nascoste al sole e accarezzate dal maestrale, è facile perdersi nel dedalo di vie e pensieri, e trovarsi a cercare le une e gli altri confondendo e fondendo parole, suoni, odori, ricordi… Il luogo ideale per perdersi e ritrovarsi.

Nobile Verrisi, il protagonista del secondo racconto, un uomo nato, vissuto e morto alla Marina. Un quartiere che si affaccia sul mare e che ne raccoglie le storie. La storia di Nobile è la storia di Cagliari e dei suoi quartieri, e delle famiglie che l’hanno vista crollare sotto gli spezzonamenti, per poi rinascere dalle ceneri come l’Araba Fenice. Nobile Verrisi non è un eroe, non ha fatto niente di eclatante, come dice lui stesso, e nessuno si aspetta che lo sia. Il suo compito è quello di testimoniare, di far conoscere alle generazioni che ripercorreranno i suoi passi un passato che sembra lontano ma non è così. Ovunque ci sono cicatrici, sulle facciate dei palazzi, dalla stazione ferroviaria fino a Castello, ovunque ci sono storie che, se dimenticate, potrebbero rischiare di ripetersi.

Tinto, invece, è una storia di amicizia vissuta nel quartiere antico di Castello, fra presente e ricordi. L’amicizia che lega Tinto, il giocattolaio, e Orazio, il rappresentante di stoffe, è un sentimento quasi scontato, fatto di piccoli gesti quotidiani e banalità. Se però, a rompere l’equilibrio, una ragazza torna dal passato, allora tutto assume un valore diverso. Il piccolo trenino di latta, l’aeroplanino di carta, una vecchia foto ripiegata nel portafoglio, una panchina di ferro… sono oggetti banali appunto, che appartengono ai giorni consueti, ma che nella vita di qualcuno possono fare la differenza. È una storia d’amicizia nella quale fa da sfondo lo splendore antico delle mura e dei palazzi nobili di Castello.

Giorgio, tre storie unite da un unico filo? Certo, un filo che lega indissolubilmente i personaggi fra loro, e tutti insieme alla città nella quale si muovono, agiscono, vivono. Però a me piace immaginare che sia proprio la città a tenere i due capi del filo, che sia Cagliari a raccontare, a presentarsi attraverso la storia dello Spaventapasseri, di Nobile, di Tinto. La città è la vera protagonista della trilogia.

Il racconto, l’ascolto, l’attesa. Determinanti e indispensabili nella vita. Un forte richiamo nelle tue storie. I corsi di scrittura creativa che tengo a Cagliari  iniziano sempre con un sillogismo che ripeto spesso ai ragazzi. L’uomo è la somma dei suoi passi, lo scrittore è un uomo, quindi lo scrittore è la somma dei suoi passi. Allora tutti siamo scrittori? Non proprio, lo diventa solo chi sa ascoltare, anzi sentire, cioè ascoltare con le orecchie e con il cuore. Lo diventa chi sa attendere che i personaggi si presentino e raccontino le loro storie. Lo diventa chi riesce a trasformare quei racconti in una storia che valga la pena d’esser letta. Io ho avuto anche la fortuna di vivere molte esperienze, viaggiare, conoscere realtà diverse, e porto tutto questo con me. Sono dentro le mie valigie, che sono le valigie dello scrittore.

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