LE FRITTATE ROSSOBLU: UNA STAGIONE MOLTO TRAVAGLIATA PER IL CAGLIARI CALCIO

Diego Lopez, l'allenatore licenziato da Cellino dopo la sconfitta con la Roma

di Vittorio Sanna

È l’unica frittata che ormai mi risulta sgradita. La solita da vent’anni con ingredienti che cambiano ma con un unico cuoco in grado di prepararla. Metti qualsiasi tipo di allenatore, tienilo per un certo tempo in considerazione e poi, stringilo d’assedio. Salta sulla padella anche il più nobile dei tecnici di calcio, come è capitato in questo fine settimana a Diego Lopez. Non gli si rimprovera la sconfitta con la Roma ma il non aver seguito i consigli del Patron, diversi da un giorno all’altro. Un esempio? Ora Avelar è meglio tenerlo fuori perché poi lo porto al Leeds. Poi mettiamolo sempre in campo perché al Leeds rischio di non andarci. Rimettiamolo in panchina perché ho vinto il ricorso. Dialoghi fluttuanti che nascono da chi dovrebbe occuparsi di compiti diversi. Ma visto che la salvezza è ad un passo, cominciano a tenere in bagnomaria i calciatori che potrebbero chiedermi un adeguamento di contratto (Sau e Murru), cerchiamo di screditare i vecchi pilastri ai quali non si vorrebbe rinnovare il contratto. Conflitti di interesse tra la gestione amministrativa e quella squisitamente tecnica. Lopez ha sbagliato. Ha sbagliato nelle sue scelte ma soprattutto ha sbagliato a tentare di renderle compatibili con le linee societarie. Ha creato un’abitudine che è diventata una pretesa. E alla prima occasione in cui non ha rispettato le indicazioni, ecco l’esonero. Lui la frittata non può definirla. Ora incassa le tradizionale performance del presidente che all’indomani di qualsiasi esonero dice di aver sbagliato a dare la fiducia ora all’uno e domani all’altro, di fatto sminuendo le capacità altrui. Un rito tribale. L’allenatore esonerato legato al palo della tortura. Se replica gli si fa causa perché un dipendente non può rilasciare dichiarazioni senza autorizzazione. Deve incassare. La solita frittata rigirata che si confonde con gli schizzi di fango che si scatenano in queste occasioni. In un momento peggiore del solito. Perché non c’è uno stadio e le colpe si scaricano di mano in mano. Non solo Società Cagliari Calcio e Comune di Cagliari, ma anche questura e relativi sindacati di polizia. Per effetto di una struttura cadente in cui si è ritornati dopo aver fatto gli schizzinosi a Quartu Sant’Elena. Un metro di sconfinamento nel parco adibito a discarica. Una “precaria sicurezza” di cui ci si lamentava anche di più. Una struttura inamovibile ora in gran parte smontata nel “recinto per animali”. “Animali” accolti all’interno senza che nessuno mostri degna preoccupazione. Neanche la pulizia dei seggiolini e dei banchetti gonfi di degrado. Hai ragione a rigirare la frittata! Quella rossoblù non ha così grandi margini di guadagno. Se ne ricerca un’altra nel Regno Unito. Legittimo farlo, ma senza sputare sul piatto sardo! Dà fastidio, molto fastidio a chi ci crede, a chi unisce professione e passione. A chi ha rispetto delle emozioni. Per avere una rettifica deve “ribellarsi” un dipendente che valorizza la società più del proprietario che dice di voler vendere. Paradossi. Come quello del Sancho Panza che prende il posto di Don Chisciotte. Vai a fidarti dei nobili scudieri! Come non ti puoi fidare neanche dei capricciosi connazionali che si dimostrano brocchi. Li fai giocare, falliscono dappertutto ma poi si permettono, senza soffiarsi il naso, di infierire sull’allenatore che aveva tentato di cavare sangue dalle rape. Rimangono i mulini a vento da combattere. Una guerra solita e banale, che annoia sempre più i tifosi. L’audience scende insieme alla passione. E ci sono ancora quelli che ingurgitano tutto. Anche la solita frittata rossoblù. Una volta rigirata. È sempre buona se la cucina è onnipotente, non solo onnisciente.

 

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