IL GRANDE ESEMPIO DEGLI EMIGRATI DI SARNIA IN CANADA: UN’ASSOCIAZIONE SARDA CHE NON CHIEDE RISORSE ALLA REGIONE

Luisella Zoncheddu Solinas

di Alberto Mario DeLogu

Sulle sponde del lago Huron, nel Canada orientale, c’è Sarnia, una città industriale grande come Olbia ma che somiglia molto a Porto Torres: raffinerie e petrolchimica sono le sue industrie principali. A Sarnia vive una decina di famiglie di sardi impegnati da anni in un bizzarro esperimento transculturale: la perdita dell’invisibilità. Ben visibili e riconoscibili da coloro che li circondano (uno di loro, Franco Filia, è stato per cinque anni presidente della

(Franco Filia)

locale Camera di Commercio, e una di loro, Luisa Zoncheddu Solinas, è tuttora viceconsole onorario d’Italia), restano tuttavia invisibili e irriconoscibili alla loro terra madre. E non alla nativa Illorai, beninteso, dove non c’è chi non li riconosca e li accolga con mille feste le poche volte che ritornano. È piuttosto a Cagliari, nei pressi dei palazzi della Regione, che la loro tunica invisibile riacquista tutti i suoi poteri. Da otto anni questi sardi invisibili sono riuniti nel Circolo Sardo di Sarnia, hanno una bella sede di loro proprietà e sono attivissimi nell’organizzare incontri, cene a tema, gare d’improvvisazione poetica, passu torrau e cantu a tenore. Il 26 gennaio scorso, alla chetichella e senza trombe, hanno raccolto dodicimila dollari per l’alluvione in Sardegna del novembre scorso, che consegneranno brevi manu ai sindaci di Torpé e di Onanì. Ma niente di tutto questo, evidentemente, è sufficiente a penetrare il sudario d’invisibilità che li ammanta agli occhi della Regione. Ora, occorre sapere che a nulla vale, per la nostra buro-madre, l’essere sardi, il riunirsi in associazione e il dedicarsi a testimoniare ogni giorno la cultura, le tradizioni, i modi e l’animo dell’Isola. Per essere “riconosciuti”, ovvero benedetti con decreto del presidente della Regione, serve un’istruttoria kafkiana che dura anni e che puntigliosamente valuta l’attitudine dei nostri connazionali emigrati lontani a produrre Cultura conla Cmaiuscola, cioè quella quaresimale e togata delle conferenze, dei seminari e degli workshop, degli esperti, delle eccellenze e delle palandrane. Inutile essere riusciti a diventare una della comunità regionali italiane più attive, di maggiore visibilità e di migliore reputazione di tutto il Nordamerica. Inutile tentare di cavarsela con qualche serata a fae e lardu, porcetti, tilicas e qualche battorina: il folklore offende l’urbana e cosmopolita sensibilità dei nostri funzionari. Per lorola Cultura, o è alta, o non è. Con buona pace di Lévi-Strauss. Il loro arcigno giudizio, del resto, è precondizione per ricevere il Contributo, somma che ogni circolo sardo in Italia o all’estero riceve annualmente a sostegno delle spese di funzionamento e per attività sociali e culturali. Ma i sardi di Sarnia, e qui sta la loro bizzarra peculiarità, non vogliono soldi! Anzi, semmai ne restituiscono, come si è visto. Dovunque i sardi all’estero rispondono alla crisi che affligge l’Isola attenuando le richieste, moltiplicando gli sforzi volontari, aumentando l’autofinanziamento e praticando il kennedyano non chiedersi che cosa la Sardegna possa fare per loro, ma che cosa loro possano fare per lei. Eppure, per il governo sardo, il solo desiderio di esistere, essere visti e riconosciuti, non è ragione sufficiente: occorre battere cassa. Per loro recipio ergo sum: esisto in quanto ricevo. Chi non sa ricevere, non si metta in testa di poter esistere.

8 risposte a “IL GRANDE ESEMPIO DEGLI EMIGRATI DI SARNIA IN CANADA: UN’ASSOCIAZIONE SARDA CHE NON CHIEDE RISORSE ALLA REGIONE”

  1. Letto con molta attenzione:) Invece di comportarsi come orfanelli abbandonati del dopo guerra, ho sempre pensato che i Circoli dovrebbero fare anche animazioni e collette di denaro tra i connazionali per aiutare economicamente la Sardegna. Tipo una fondazione che investa nell’isola, per giovani o vecchi, o meglio ancora aiutare coloro che devono scappare dall’isola in cerca di lavoro…..

  2. Congratulazioni al comitato del circolo di Sarnia, non dipendere da nessuno è la vera libertà, da ex presidente del circolo di Charleroi posso dire che il riconoscimento della Regione Sarda e l’aiuto finanziario è certamente da non trascurare, permette ai circoli di andare avanti e onorare il contrato d’affitto e le spesse fisse che ci sono, ma pero’ non è come si puo’ pensare. Il finanziamento giunge sempre con molto ritardo, questo frena moltissimo tutte le attività, si salvano solo i circoli che hanno avuto l’idea di importare in diretta i prodotti sardi che i soci acquistano con molto piacere e interesse. Con questa attività non solo si realizzano le attività programmate dal circolo senza spostare le date ma, è anche un contributo importante che si da ai produtori sardi, che tramite i circoli smerciano i loro prodoti, per di più si ampia la conoscenza della Sardegna nelle nazioni. I Circoli sono davvero delle piccole ambasciate del nostro territorio, i membri dei comitati hanno sulle spalle un’attività molto impegnativa.

  3. Brava Giusy, ecco un esempio. Ho scritto una canzone, una cantante di Alghero la traduce in sardo e la musica, ho un amico in Piemonte a Novi Ligure regista, che la produce gratis dal lato professionale. Ho scritto e parlato con Regione, Film Commission, Circoli Sardi e molti altri; sai qual’é il risultato? Che non rispondono neppure. E sai perché sto facendo questo cammino? Per gli alluvionati della Sardegna, per dare un aiuto a tutti i più sfortunati ma, ad oggi le risposte sono ZERO. Un abbraccio.

  4. caro Bruno non è un risultato che mi sorprende ed è desolante trovarsi di fronte a riscontri negativi, per fortuna ci sono anche sardi che la pensano diversamente e hanno belle iniziative positive come la tua…. quando presentai un progetto di documentario con le testimonianze dei sardi a Parigi non ebbi mai risposte poi… poi hanno iniziato a fare i concorsi cinematografici e…in un modo o nell’altro si smuovono le cose, mi dirai sempre a MODO LORO, bisognerà aspettare un’altra generazione per cambiare le mentalità! Comunque non demordere, auguroni!

  5. Credo che sia proprio così, però, come hai scritto, anche io ho presentato un racconto sull’immigrazione di una famiglia sarda, con sceneggiatura. Ho scritto anche un documentario per tutta la Sardegna, ho bussato mille porte e mille porte non si sono aperte. Io come ho scritto mille volte, quando sono stato in America a Boston, in venti giorni ho incontrato Eduard Kennedy, ho visitato l’ufficio di Robert Kennedy, mi hanno intervistato nel New Jersi ( ho foto e articoli che convalidano)e tutto questo nel giro di 30 giorni. Qui, specie in Sardegna dove sono nato, sono due anni che aspetto una risposta; negativa o positiva…. ma siamo in Italia, devi appartenere ad un partito, e forse vedrai aprirsi qualche porta.. Con affetto per te, che forse se mettiamo insieme le nostre forze andremo avanti.

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