RIFLESSIONE IL GIORNO DOPO LE VOTAZIONI IN SARDEGNA: UNA LEGGE ELETTORALE CHE DI DEMOCRATICO NON HA NULLA


di Massimo Lavena

Ha vinto uno, con lui a ruota in tanti fanno festa, hanno perso tutti gli altri, alcuni di più degli altri ché neanche in Consiglio riescono ad entrare. Alla luce di questa affermazione, rileggiamo a mente fredda insieme alcune facezie e particolarità delle recenti elezioni regionali sarde andate in onda per la gioia di grandi e piccini nella soleggiata giornata di domenica 16 febbraio? Bene. Si è votato con una legge vergognosa, frutto di un accordo antidemocratico creato ad hoc l’anno passato tra centro destra al comando e centrosinistra di rincorsa, autore quest’ultimo nella passata legislatura della più patetica e passiva opposizione che la storia autonomistica sarda ricordino. Una legge elettorale che premia partiti con prestazioni lillipuziane e impedisce la presenza in Consiglio di liste con oltre 40.000 voti. Non  tocca certo ad un umile osservatore affermare che la legge regionale elettorale sarda è una porcheria immonda, tale che  ci sia una soglia di sbarramento mobile per le coalizioni o le liste singole, dal 10%  al 5% ed altre amenità  che hanno fatto impazzire tutti i presidenti di seggio. Ma detto questo, i candidati e le liste sconfitte, oggi, non possono usare la legge elettorale, per brutta che sia, per indicarla come una delle cause della loro sconfitta, perché –ahiloro- erano consci,  o perlomeno lo sarebbero dovuti essere,  delle storture bizantine e arzigogolate di un prodotto pensato contorto a bella posta. Quindi, dal momento in cui si son candidati, sapevano benissimo ciò a cui andavano incontro. E con queste elezioni siamo tornati prepotentemente al mitico manuale Cencelli, quel volume scientifico che calcolava con precisione il peso politico ed i diritti dei partiti che si legavano alla madre Democrazia Cristiana nelle epoche dei governi nazionali e regionali bi, tri, quadri, penta e pur anche esapartito. Il manuale Cencelli tornerà certamente utile al professor Pigliaru, noto docente universitario non iscritto al Partito Democratico, ma non per questo non scelto dallo stesso come leader della coalizione del centrosinistra, dopo la gazzarra che ha portato l’onorevole Barracciu a ritirare la sua candidatura vinta alle primarie, a causa di qualche rimborso per la benzina non ben chiarito in fase giudiziaria. Ora, l’accanimento terapeutico nei confronti della Onorevole Barracciu non ha visto la stessa acrimonia verso altri autorevoli candidati in entrambi gli schieramenti contrapposti, anche loro con differenti occasioni di dialogo con inquirenti ed investigatori, e questa sì che è una bella storia, alla faccia delle promesse di pulizia e lindore delle liste. Ma non è nostro compito invitare i partiti ad una nuova Rupe Tarpea dalla quale scagliare i corpi vivi degli inquisiti, ma certamente resta incredibile ancora la logica dei due pesi e due misure. Ma il PD ed i suoi alleati hanno vinto… cioè, ha vinto il professor Pigliaru perché parrebbe, si vocifera, risulterebbe che i voti complessivi delle liste del centrodestra sconfitto siano di più di quelli del centrosinistra: è successo recentemente in una tornata elettorale nazionale che il centrodestra avesse portato a casa la vittoria pur con qualche milionata di voti in meno del centrosinistra, quindi, niente da eccepire. Ma parliamo anche di donne? Ma certo, se ne dovrebbe occupare “Chi l’ha visto?”. Proprio grazie alla meravigliosa legge elettorale licenziata nell’autunno scorso la mannaia sessista ha spazzato via la doppia preferenza di genere ed ecco che la matriarcale Sardegna della fantasia dei commentatori cancella quasi del tutto la già sparuta pattuglia rosa nell’assemblea regionale sarda. Forse saranno 4, neanche 4+4 come il coro di Nora Orlandi, 4 su 60, se ci fosse stata Agatha Christie avrebbe scritto “4 piccole indiane” invece del suo capolavoro, perché almeno dieci, suvvia, “Dieci piccole sarde” non si poteva? Peggio che andar di notte,  4 donne in mezzo a gerontocrati alla Oppi e Floris che debbono avere una appartamento privato nelle stanze del palazzo di Via Roma, giovin rampanti alla Agus di SEL con il suo sorriso simpatico, ombrosi dispensatori di banconote da 50 euro ai disoccupati licenziati per andarsi a comprare il pane come l’ex assessore Contu, o baldanzosi competitor indipendentisti come Sale, per non scordarci – fia mai!- di geni della comunicazione turistica come l’ex assessore Crisponi, quello della polemica sul parmigiano tanto per capirci. Non sembri che me la pigli solo con il centrodestra, ma, vedete, su sessanta consiglieri 3 saranno le donne che affiancheranno il professor Pigliaru in assemblea per la vincente coalizione di centrosinistra: Daniela Forma, Anna Maria Busia e Rossella Pinna; e sola soletta, in mezzo ad una maschia coorte di vecchi lupi di mare del centrodestra sarà Alessandra Zedda, già assessora della Giunta Cappellacci. 4 donne sole: ecco questo pensiero vada a loro, perché, tristemente, sarebbe stato più bello un Consiglio regionale colorato e sorridente, di donne professionali e innovative, invece dell’ennesima riunione di braghette in fumo di Londra, che dovranno decidere delle sorti di una società sarda allo sbando anche perché non ha la minima considerazione dell’universo femminile, dei suoi drammi, delle sue richieste. Sì, ed ora non scherziamo, la società sarda se esiste ancora lo deve alle donne. Ma la nostra scelta nelle cabine elettorali ha scritto l’ennesima parola negativa nei loro confronti. Ecco perché sarebbe stato bello che almeno una tra Michela Murgia, Romina Congera e Valentina Sanna, le tre amazzoni di Sardegna Possibile, fosse entrata in Consiglio. Avremmo avuto una voce di critica, di stimolo in più, fatto salvo che gli elettori comunque non  hanno premiato il  loro progetto. Sarebbe stato bello se l’aula fosse stata per metà femminile. Ma i nostri legislatori hanno paura delle donne. Ed allora teniamoci queste 4 eroine, e difendiamole perché le loro voci si possano sentire nitide e forti, propositive e concrete, in mezzo all’emiciclo consiliare. Nella speranza che in loro alberghi lo spirito di quelle grandi donne di Sardegna che si fanno in 4 ogni giorno per tenere uniti i cocci di una società sarda tristemente in disfacimento.

Una risposta a “RIFLESSIONE IL GIORNO DOPO LE VOTAZIONI IN SARDEGNA: UNA LEGGE ELETTORALE CHE DI DEMOCRATICO NON HA NULLA”

  1. Grazie Massimo per questa sintesi della squadra che dovrà far rinascere la nostra terra, ti ringrazio particolarmente d’aver evidenziato la scarsa presenza femminile in seno al consiglio, e anni che ripetto che l’uomo sardo è maschilista al massimo, lo dico per esperienza vissuta nei nostri circoli che in questo caso rispecchia miseramente la situazione della giunta regionale.

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