QUANDO LA PRESUNZIONE NON HA CONFINI: "GUARDI CHE STA PARLANDO CON UN PUBBLICO UFFICIALE!"

Totò e il famoso "Lei non sa chi sono io"

di Gian Piero Pinna

Una persona, che sa che faccio il giornalista, mi ha raccontato un fatto veramente incredibile. Per ovvie ragioni, ho omesso qualsiasi riferimento a fatti e a persone facilmente individuabili, perché ciò che mi è stato riferito, è veramente grave, anzi gravissimo e questa persona non si è resa disponibile a farsi identificare, quindi, bisogna prendere gli episodi raccontati con beneficio di inventario, senza peraltro sminuire la gravità della cosa, anche perché, quando gli ho consigliato di rivolgersi a un magistrato, anziché a un giornalista, spaventatissimo, mi ha risposto: “Ma quando mai, se quella persona di cui stiamo parlando, ha agito indisturbato sino ad oggi un motivo ci sarà pure”. In breve i fatti che mi sono stati raccontati sono questi: in un piccolo paesino rivierasco, l’unico agente di polizia locale, pare che abbia forti interessi, o abbia avuto, forti interessi in una società che ha costruito e venduto villette al mare nello stesso comune dove opera e non solo, ma svolgeva la sua attività alla luce del sole all’interno degli uffici vendita della stessa società, non so dire se nello stesso orario di servizio, o nel tempo libero, ma questo è un dettaglio di poco conto, perché il mio interlocutore, ha aggiunto un dettaglio inquietante: “La cosa più sconcertante – ha sottolineato – è che questo agente, praticamente fosse controllore e controllato”. Io, a questa rivelazione, sono rimasto abbastanza sconcertato e gli ho chiesto come fosse possibile una cosa del genere? “I casi sono due – ha continuato il mio personaggio misterioso – o questo signore, ha nascosto la sua attività all’amministrazione comunale, ma questo mi sembra impossibile in un piccolo paese dove tutti sanno tutto di tutti, figurarsi se poteva passare inosservata la sua seconda lucrosa attività, oppure l’amministrazione lo sapeva e ha lasciato correre e questo è ancora più grave, perché c’era un evidente conflitto di interessi, tra le due attività. Figurarsi, se una cosa del genere non avrebbe scatenato sospetti e malcontento – continua – anche perché questo agente, quando interveniva a sproposito e gli facevano notare che quello che stava facendo non era tanto corretto, con arroganza apostrofava l’interlocutore con un perentorio “Guardi che sta parlando con un pubblico ufficiale!”, ma la cosa più sconcertante è che le società che tentavano di inserirsi nel settore edilizio, in cui operava la ditta dove l’agente aveva forti interessi, guarda caso, incontravano sempre tante difficoltà”.

L’unico consiglio che ancora una volta, mi son sentito di dare a questa persona, è stato quello di rivolgersi ad un magistrato, altre soluzioni non ce ne possono essere, anche se capisco che esponendosi in prima persona, i rischi sono sempre tanti e non è detto che il famoso agente del “Guardi che sta parlando con un pubblico ufficiale”, in un eventuale rinvio a giudizio, possa riuscire a capovolgere a suo favore le carte, considerando il fatto che sino ad oggi, ha potuto agire indisturbato e “temuto”.

In casi come questo, la cosa che lascia maggiormente perplessi è che al cittadino comune vengono a mancare quelle certezze sui diritti sacrosanti garantiti a tutti e l’interrogativo più inquietante è, perché in momenti di “pulizia sociale” tanto invocati, continuino a proliferare impuniti tali fenomeni di malcostume da sottobosco della vecchia politica, che speravamo fosse stata messa definitivamente in soffitta?

9 risposte a “QUANDO LA PRESUNZIONE NON HA CONFINI: "GUARDI CHE STA PARLANDO CON UN PUBBLICO UFFICIALE!"”

  1. Oh no, niente magistrato: suggerirei invece di rivolgersi, dietro garanzia di anonimato, al comando dei CC del capoluogo di provincia, o della GdF. Oppure ad un giovane giudice inquirente, accompagnati da un avvocato, oppure in forma anonima attraverso l’avvocato in questione. À la guerre comme à la guerre. Questi cani rognosi vanno stanati (o sanati) con subdola e chirurgica perizia.

  2. L’articolo secondo me lascia il tempo che trova. Credo che il compito di un giornalista sia quella di verificare e pubblicare il fatto con tanto di nomi e cognomi altrimenti non ha senso. Domani mi sveglio e racconto che un ministro di un governo di un paese qualsiasi vende droga e armi sottobanco e me lo ha detto un amico di cui non posso dire il nome. Insomma giornalista è un altra cosa.

  3. Io credo che il compito di un giornalista sia di riferire i fatti dopo averli come minimo verificati. Ovviamente i fatti e i soggetti. Io al posto del suo contatto puo darsi che avrei inviato una lettera al magistrato oppure me ne sarei lavato le mani come si usa ormai nel nostro paese. Ma io non sono giornalista ne eroe.

  4. Sbagliato: il giornalista ha l’obbligo della verifica, ma ha anche l’obbligo, altrettanto stringente, della protezione delle fonti. Questa cosa qui è il giornalista. Il resto è sussiegosa pavidità da poltrona.

  5. A protezione delle fonti non vuol dire protezione dei colpevoli. Nel caso specifico si desume che il pubblico ufficiale passa parte del suo tempo presso l’ufficio vendite dell’immobiliare in questione. Sarebbe giusto da parte del giornalista verificare sto fatto e scrivere almeno il paese. Questa è la mia idea diel giornalismo proffessionale, raccontare i FATTI., non le illazioni o i si dice.

  6. Beniamino, se fosse così semplice lo avrei già fatto, ma nonostante la mia fonte non mi abbia permesso di verificare i fatti, non me la sono sentita di tacere la cosa e a quanto sto verificando, questo deve essere un fenomeno diffuso più di quello che avessi immaginato, meglio che le cose vengano a galla, pian piano può darsi che le cose possano anche migliorare

  7. Oddio che non sia una cosa cosi semplice lo immagino. La mia è stata una reazione istintiva piu che altro contro l’andazzo generale di FB in cui lo sport principale è gettare accuse a destra e a manca senza nessuna logica. Non è senz’altro il tuo caso …

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