IL VELENO DI CLEOPATRA: CRONACA E CONSIDERAZIONI DI UN DISASTRO VISSUTO A DISTANZA


di Maria Adelasia Divona

Ho passato la notte a seguire le notizie, la mattina a inseguire le agenzie e a contare i morti, con un via vai di gente che in ufficio mi chiedeva com’era la situazione. E telefonate di amici, anche dall’estero, per sapere se ero a casa, se la mia famiglia stesse bene. Mentre scrivo è pomeriggio inoltrato. Per le 16 davano allerta meteo su Cagliari: ho pregato mia sorella e mio cognato di starsene a casa, di non fare sciocchezze per mero senso del dovere. Ho cercato la mia amica Flora che lavora ad Olbia: un pensiero fisso, pensando che nell’urgenza di trasferirsi da Trieste per prendere servizio all’Ospedale San Giovanni di Dio ha preso casa in un seminterrato. Per fortuna sta bene, e non ha grossi danni. Ho chiamato altri amici che immaginavo per strada, per cercare di dare una mano. E così è. Ho sentito alcuni dei sardi di Udine, specie dopo aver visto i filmati di Bitti attraversata dalle acque, e letto il post di Massimo di Prisco del Ristorante sardo La nicchia: ringrazia i clienti per la vicinanza e l’interessamento, e racconta le sue preoccupazioni per un compaesano disperso, e per i suoi cugini che producono pane carasau, quello che viene offerto ai friulani al ristorante, e che passerà un bel po’ di tempo prima di poter riportare a tavola.

Ho seguito gli interventi della Brigata Sassari che è da ieri sera ad Olbia con il 5° reggimento genio guastatori di Macomer, a cui è stata affidata la gestione delle prime fasi dell’emergenza, e a cui si sono aggiunti alle 5 di questa mattina i soldati del 152° con ulteriori mezzi speciali per effettuare soccorsi e partecipare alle ricerche di un bambino disperso, successivamente ritrovato privo di vita. Altri militari sono pronti a intervenire, se ce ne fosse bisogno. Almeno così, gli indipendentisti che vogliono i nostri soldati convertiti a protezione civile saranno contenti. Ma dovranno ringraziare il ministero della difesa italiano che ha autorizzato l’intervento.

Ho seguito la pagina facebook di Mauro Pili, che da ieri batte e documenta, con lo spirito da giornalista che lo contraddistingue, i luoghi del disastro: Terralba, Uras, i torrenti esondati, le ferrovie sospese nel vuoto, le campagne disseminate di cadaveri del bestiame che non è riuscito a mettersi in salvo. Ho sentito le dichiarazioni di Michela Murgia, che prima dice che c’è spazio solo per l’emergenza e la solidarietà, e poi spara a zero accusando di strage la politica sarda e i sardi tutti figli ingrati. Fa bene; ma in atletica questa si chiama falsa partenza. Bene ha fatto a tornare ad adoperarsi per coordinare interventi di solidarietà. Ho letto l’intervento di Francesca Barracciu al Parlamento Europeo al quale viene chiesta l’attivazione del fondo europeo di solidarietà per la tragedia che ha colpito l’Isola nelle ultime 24 ore. Speriamo la ascoltino. Ho letto e sentito i numerosi interventi del governatore che narra in diverse salse che la Sardegna è vittima di una “piena millenaria”, cioè di un evento che capita una volta ogni mille anni: se solo ragionasse sul fatto che il paesaggio antropizzato si è modificato più negli ultimi cinquant’anni che nei precedenti 950, e che la Sardegna ha già avuto le sue tragedie nell’ultimo decennio (Capoterra e Villagrande Strisaili, giusto per ricordarne due), si renderebbe conto di aver perso un’altra occasione per tacere.

Ieri sulle bacheche di Facebook si scherzava sull’approssimarsi di Cleopatra. Chi diceva che avesse litigato con Antonio, chi diceva che fosse incazzata con Cesare. Vige al momento la dialettica del disastro, ovunque. Apocalisse 16:4 “Poi il terzo angelo versò la sua coppa nei fiumi e nelle sorgenti; e le acque diventarono sangue.” L’esegesi, nel nostro caso, parla al momento di 16 morti (di cui 4 bambini), a cui si inizia a dare un nome in queste ore, e 2.700 sfollati. Esiste una congiunzione biblica tra il disastro economico che stiamo vivendo e che ci ha colpiti duramente e l’alluvione di ieri e oggi? Era possibile prevedere gli eventi e prevenire, almeno parzialmente, questa strage di vite e di territorio? Oppure l’effetto Noè (Genesi, 7:11) causato dal diluvio improvviso e persistente che ha rovesciato in 12 ore 450 mm di acqua, pari a quanta ne cade normalmente in sei mesi, avrebbe comunque inficiato la capacità di resilienza che ha contraddistinto per migliaia di anni la storia del nostro popolo? Io non do risposte. Le troverete, offerte da più parti, con maggiore o minore autorevolezza, con maggiore o minore partecipazione, con maggiore o minore intenzione predatoria o giustificatoria nei giornali dei prossimi giorni.

Ma consentitemi una considerazione. Se fino a ieri eravamo in ginocchio, ora abbiamo ricevuto il colpo di grazia. Per usare una metafora, è come dire che siamo nella terza fase di un ciclo economico: abbiamo avuto un boom di crescita e benessere nel secolo scorso, in cui abbiamo dato spazio all’avidità a scapito del buon senso e della lungimiranza; abbiamo attraversato un lungo periodo di recessione, in cui questa terra è stata abbandonata da molti figli, e siamo ora caduti (Lei e noi) in depressione. Abbiamo toccato il fondo del barile. Più giù di così, è impossibile andare. Per questo non ci resta che risalire la china.

Lo stiamo già facendo: lo dimostra l’incredibile catena di solidarietà che si è attivata sull’Isola. Anche la FASI, in un comunicato stampa, ha lanciato la proposta che tutti i Circoli, a partire da oggi e soprattutto nei prossimi giorni di fine settimana, in cui tradizionalmente si svolgono le iniziative culturali e di socializzazione delle nostre associazioni, aprano le proprie sedi ai cittadini sardi e non sardi e alle associazioni ed enti dei propri territori che in queste ore stanno dichiarando la loro disponibilità ad aiutare le famiglie e le imprese sarde colpite dall’alluvione a superare le gravissime conseguenze causate dal Ciclone Cleopatra. Io rilancio con un’ulteriore proposta: che la FASI e i Circoli facciano un evento in meno rispetto a quelli programmati, e che destinino una quota del loro budget per le attività ad un intervento concreto. Per una volta, basta elemosinare soldi: è arrivato il momento di restituire, almeno in parte, quello che ci è stato dato in questi anni.

3 risposte a “IL VELENO DI CLEOPATRA: CRONACA E CONSIDERAZIONI DI UN DISASTRO VISSUTO A DISTANZA”

  1. Ecco Adelasia hai usato la parola che non ho avuto il coraggio di usare, per paura di passare per troppo difficile, diciamo così, in un altro commento: LUNGIMIRANZA!
    Proprio non abbiamo saputo metterla in pratica, e, in vista del “illico subito!” ancora una volta abbiamo permesso un’ennesima spoliazione!

  2. o da emigrato sto soffrendo tantissimo per la mia terra e per la mia gente, un pensiero, va alle famiglie delle vittime e agli sfollati…
    Da lontano vi mando un grosso abbraccio a tutti,non mollate fratelli Sardi tutti uniti FORZA PARIS

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