QUANDO LA SARDEGNA NON PUO' PRESCINDERE DALL'INDUSTRIA E … LA STAGIONE E' GIA' LUNGA


di Daniele Madau

Non sono un economista, ho studiato lettere, ma credo che, a volte, anche in ambito economico basti il buon senso. In realtà non so neanche se sia dotato di buon senso: esco da questo corto circuito scrivendo che, a volte, basti provare ad avere buon senso, aprendo gli occhi e pensando alla nostra terra. Parto da un’intervista rilasciata qualche settimana fa da Bonanni, il leader sindacale, in occasione di una visita in Sardegna. “La Sardegna non può prescindere dall’industria”: queste sono le sue parole, sulle quali sarebbe interessante sviluppare un dibattito e che mi hanno lasciato molto perplesso. Molto perplesso perché abbiamo sotto gli occhi il processo di smantellamento dell’ossatura industriale che doveva sostenere la Sardegna, e le devastanti conseguenze sul piano occupazionale. La prima domanda che mi viene in mente è, allora, di quale industria la Sardegna non possa fare a meno. Avrò dei pregiudizi, ma non credo Bonanni sia in grado di rispondere a questa domanda. Allora, apriamo gli occhi su questo mite, brillante di luce e ventoso inizio d’autunno. Brillante di luce, assolato, tiepido, inizio d’autunno: questo mi porta a riflettere sulla questione energetica. Lo so, è una “vexata quaestio”, ma se esiste il peccato, io questo spreco di energia solare ed eolica lo considero peccato, un oltraggio ai doni della natura. L’eolico dovrebbe essere riproposto con forza e, assumendomi tutti i rischi di questa dichiarazione, dovrebbe essere gestito da società pubbliche, regionali, per evitare il concreto pericolo di infiltrazioni mafiose. Ogni famiglia, poi, dovrebbe, per legge, dotarsi di pannelli solari o fotovoltaici, sempre tramite contributi. Apriamo gli occhi: il 2-3 novembre un grande evento sportivo, la Federation Cup, ha catalizzato gli occhi del mondo: proporrei, allora, di non smontare le tribune e di progettare l’organizzazione di un torneo annuale, magari sempre a novembre, anche se di medio- basso respiro internazionale. Ecco, novembre: magicamente, la stagione turistica si allunga; arriva a novembre per ripartire a febbraio-marzo, con i riti della settimana santa. Novembre è anche tempo di Autunno in Barbagia, Cortes Apertas, Su Prugadoriu: un successo sempre maggiore, un piacere per l’avidità degli occhi, di sardi e turisti, di vita vera. Restano i, pochi, mesi da novembre a febbraio.

Chi può permettersi il lusso di avere turisti tutto l’anno: le città d’arte? Sì, ma, credo, soprattutto, chi sa aprire gli occhi, avere consapevolezza del turismo e, prima ancora, della cultura. La nostra offerta culturale, di tradizioni, eno-gastronomica, non evapora, come per un sortilegio, tra novembre e febbraio. Anzi, già a gennaio abbiamo “su fogaroni” per S.Antonio Abate; allora a dicembre, gennaio, ogni mese, creiamo reti, percorsi integrati: percorsi nuragici, minerari, etnico-tradizionali, museali, eno-gastronomici, delle città regie, naturalistici. Non è superficialità, è una risposta che abbiamo già sotto i nostri occhi, non abbiamo bisogno che ce la spieghino leaders distanti. E’ sotto i nostri occhi: la benda dagli occhi dei mori, già da un po’, è stata sollevata in alcune nostre bandiere.

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