INTERVISTA ESCLUSIVA A DOMENICO BALZANI, IL BARITONO MULTITASKING: NON SOLO UN'UGOLA D'ORO

Domenico Balzani

di Maria Adelasia Divona

Arrivo puntuale a casa sua alle 16.30 di una domenica pomeriggio, in cui me lo immagino rilassato a recuperare dalle sue innumerevoli trasferte in giro per il mondo. Mi viene ad aprire in tuta e mi dice: “Fai piano, che le bambine si sono addormentate”. Mi infilo in casa in punta di piedi e aggiunge: “Andiamo giù che sto stirando”. Cosa stai facendo??? “Mi sto stirando le camice che domani devo andare a Pavia…me ne servono almeno sette. Quest’anno al conservatorio insegnerò canto, canto corale e project management e organizzazione e legislazione dello spettacolo”. Resto a bocca aperta a guardarlo, come stira e come piega (!) e, finite le sue cose, si mette a stirare le cose delle sue bambine Sofia e Sara, 4 e 2 anni. Vania, sua moglie, oggi è di turno all’ospedale di Gemona, dove fa l’infermiera. Ma quando ha accumulato qualche giorno di ferie, anche se il Maestro è in giro per il mondo, lei prende le due piccole, il passeggino e uno zaino e se ne va ad Alghero dai suoceri (santa Ryanair!). Iniziamo a chiacchierare, ma veniamo interrotti da piccoli colpi di tosse Sofia e Sara si sono svegliate. Il Maestro spegne il ferro da stiro e ci trasferiamo in cucina, a fare merenda: il te per i grandi, il succo di mele per le bimbe e torta di mele di mamma Vania per tutti.

Partiamo dal tuo ultimo successo: la laurea all’Università Ca Foscari in Economia e gestione delle arti e delle attività culturali Per me è stata un’altra tappa del percorso, parallelo alla mia carriera di cantante, volto a completare la mia formazione e acquisire ulteriori competenze manageriali nel campo dello spettacolo dal vivo. Spero infatti che in pochi anni la mia attività principale diventi il management dell’Opera Lirica. Vorrei lavorare nell’ambito delle fondazioni liriche: non arrivare lì e mettermi a lavorare, che nessuno nasce imparato, ma mettermi per qualche tempo al fianco di chi sa fare per imparare ed acquisire delle competenze gestionali che ho in teoria, ma non nella pratica. Ma questa è la mia terza laurea…la prima è stata in scienze politiche con indirizzo economico, poi c’è stata quella in musicologia al conservatorio…poi sono anche diplomato in canto, che per l’ordinamento italiano è equiparato alla laurea, e quindi in realtà sarebbe la quarta…Ma tu non sai che io sono anche diplomato in…meteorologia! Ho fatto il diploma allo scientifico e poi ho preso anche quello in aereonautica ad Alghero, perché volevo fare il pilota!

Ma come si passa da pilota a cantante lirico? Ma io ho sempre cantato, da quando avevo 4 anni! in chiesa… poi suonavo la chitarra, e cantavo in un coro di Alghero con mio fratello. Dopo il diploma allo scientifico hanno iniziato a dirci: ma perché non andate al Conservatorio? E ci siamo andati. Abbiamo fatto l’esame di ammissione, a Sassari, e dopo essere stati presi mio padre andò a parlare col maestro Mastino, per capire se valesse la pena impegnarci nel canto, dato che eravamo già iscritti all’università. Mastino gli disse di non preoccuparsi, perché con la voce ci avremo campato. E così è stato, per entrambi. Mio fratello ora è tenore stabile nel coro del teatro di Cagliari. Dopo Sassari andai a Verona, e i colleghi mi spronavano a continuare a studiare, a migliorarmi. Così dopo il coro, andai a studiare da un maestro che mi avevano consigliato, il maestro Capobianco, col quale studio tutt’ora. Ho iniziato a vincere concorsi, in Italia e all’estero, e così sono andato avanti. Al conservatorio di Rovigo presi poi il diploma in discipline musicali. Ma, nel frattempo, la passione per l’economia aziendale che mi portavo dietro da scienze politiche ce l’avevo ancora. Due anni fa ero a Trieste a cantare La boheme di Puccini, e la regista, che era anche docente universitaria a Venezia, mi consigliò di provare la laurea a Ca’ Foscari. E così ho fatto: mi hanno riconosciuto un po’ di esami, ho fatto quelli restanti ma avevo già deciso come e con chi fare la tesi in gestione e management dell’opera lirica.

Quindi questa, hai detto, è la tua prospettiva per il futuro… Io voglio restituire quello che ho ricevuto nell’apprendimento di questi anni. Penso di capirne qualcosa, di teatro, economia della cultura, di programmazione culturale…ma non per le tre lauree: ma perché girando il mondo ho visto varie realtà e il loro modo di funzionare. Io so come funziona il sistema teatrale all’estero e so come funziona in Italia, e in più ho delle competenze trasversali che posso restituire al mio ambiente. Ci vuole qualcuno che provi a darmi fiducia, togliendola magari a qualche “mercante” che gestisce oggi i teatri italiani. In Germania la programmazione di un teatro non può prescindere dalla presenza dei musicisti: non esiste politico che possa dire chi deve cantare o che opera deve essere rappresentata. In Italia è un continuo telefonare di politici che spingono questo e quell’altro. E purtroppo i sopraintendenti devono sottostare per non mettere a rischio i finanziamenti. Essere chiamati a cantare per spinta politica non è dignitoso. Uno deve essere riconosciuto per i meriti.

E il tuo presente da cantante? C’è un’opera o una performance a cui sei maggiormente legato? Ieri al Teatro Regio di Torino ho fatto vent’anni di Figaro. La prima volta l’ho cantato nel 1993 a Palazzolo sull’Oglio, vicino a Bergamo. E’ il ruolo con cui mi sono esibito di più, e poi mi diverte tantissimo farlo. Non c’è una esibizione a cui sono più legato, perché sono sempre belle emozioni. Anche andare a Cagliari a fare I Shardana di Porrino, ad esempio, è stata una grande emozione. Ho cantato dappertutto: Germania, Austria, Francia, Olanda, Spagna, Ungheria, Svizzera, Giappone, Perù, Ucraina, Turchia, Grecia, Canada, e l’emozione è sempre quella. Però se devo dire…mi sono molto emozionato quando quest’anno a Liegi per La forza del destino di Verdi ho avuto in scena con me mia figlia Sofia vestita da poverella. Quella è stata una grande emozione.

Tu sei un globetrotter, ma sei molto attento a quello che succede politicamente nel nostro paese, e sei sempre pronto ad esprimerti sulle politiche culturali che vengono adottate dai governi…o meglio, che non vengono adottate… Dopo quelli che hanno salvato l’arte italiana dopo la seconda guerra mondiale, e per quanto riguarda la musica in particolare mi riferisco ai grandi direttori di teatro, ai grandi cantanti e ai grandi musicisti che hanno preservato la lirica tra gli anni Sessanta e Settanta, credo si sia persa più di una generazione. A partire dagli anni Ottanta non si è fatto più niente che la politica non volesse. Ma non la buona politica, quella cattiva purtroppo. Io non sono così stupido da credere che la politica non debba intervenire nelle scelte. Ma nel momento in cui si mette alla guida di un teatro chi non ha le competenze, oppure chi le ha ma si comporta in maniera incompetente, questo danneggia il movimento e la cultura. Il nostro patrimonio culturale è il più importante al mondo, e non siamo in grado di valorizzarlo, in senso economico. Non bisogna solo pensare a fare il museo, ma pensare a come fare quattrini dalla cultura. Ma ci pensi al British Museum che con un fatturato di centomila euro per un film su Pompei ne ha ricavato 17 milioni? Ma ti pare possibile che opere come i Bronzi di Riace restino coricati in uno scantinato di Reggio Calabra in attesa che sia pronto il luogo per accoglierli? Perché non siamo capaci di trovare un accordo di prestito con un grande museo in cui si fa a metà sugli incassi? Non è marketing culturale, questo?

E che prospettive vedi per le politiche culturali in Sardegna? Limitandomi al mio ambiente, penso chela fondazione del teatro lirico di Cagliari debba diventare il volano di un teatro regionale che deve avere una sua specialità come istituzione culturale di tutta la Sardegna. La mission delle fondazioni liriche è quella di salvaguardare il patrimonio musicale italiano e di rappresentarlo, perché l’opera lirica è un patrimonio culturale solo se viene rappresentato, altrimenti ti resta solo il manoscritto del compositore. Solo con la rappresentazione un’opera diventa patrimonio immateriale di una comunità. Il Teatro lirico di Cagliari non può pensare di essere La Scala sarda. Ma può essere concepito come la casa del repertorio classico, da promuovere e far girare poi negli altri teatri della regione, e allo stesso tempo  un contenitore in cui impegnare maestranze e coro stabile in opere o musical contemporanei come West Side Story o My Fair Lady, in cui gli artisti si divertono e monetizzi le risorse del teatro, diversificando anche le proposte in cartellone. Ad esempio, I Shardana si sono dimostrati un’ottima produzione locale, perché non pensare allora di produrre un altro tipo di spettacolo in cui si possa valorizzare il patrimonio culturale sardo, al di là dei tradizionali spettacoli folkloristici?

Parlami del tuo rapporto con la tua città, Alghero.  Per me Alghero è la città che ha il più alto potenziale culturale in Sardegna; per la posizione, per la storia, per l’architettura, e soprattutto per le possibilità logistiche che ha: un il teatro civico, il teatro Selva che potrebbe contenere fino a mille persone, un’infinità di spazi all’aperto e una ricettività turistica molto forte. Ma come è possibile che nessuno intraveda la possibilità di sfruttare il potenziale economico di questo patrimonio? Come è possibile non pensare a fare un planning pluriennale davanti a tutto questo? Hanno governato tutti, da destra a sinistra, e nessuno è stato capace di fare un progetto da qui a 10 anni che includesse anche la pianificazione e l’architettura urbana in un’ottica culturale. Invece abbiamo a Maria Pia un palazzo dei congressi che è inutilizzabile! A Berchidda hanno fatto il festival jazz…com’è che ad Alghero non si riesce a pensare a un prodotto culturale che riguardi non solo la musica, ma ad esempio il cinema, la letteratura, la poesia? Bisogna pensare ad attività che creino una ricettività turistica multiculturale 365 giorni l’anno. Perché solo così si crea lavoro per tutti in un contesto come quello di Alghero. Mi sembra però di parlare di cose senza senso…e poi però il cittadino usa il voto di protesta, che non porta da nessuna parte perché con la protesta non pianifichi. Pensa al famoso Capodanno di Alghero: siamo a novembre e ancora non c’è un cartellone…Guarda il sito della Fondazione META (Musei Eventi Turismo Alghero), aggiornato al 2012, e te ne renderai conto. Ma perché dovrebbe venire la gente a trascorrere il Capodanno ad Alghero se ancora non c’è un cartellone di eventi? E questo indipendentemente dal fatto che al momento non c’è un sindaco. Non si può campare di fuochi d’artificio! Mi piacerebbe che chi governerà in futuro la città, proponesse un Piano Economico Culturale: solo intervenendo sullo sviluppo sistemico e parallelo di economia e cultura la città può affrontare il nuovo secolo che è già iniziato.

Tu hai due bambine: da cantante, qual è il tuo atteggiamento verso la loro educazione artistica? Sofia, che ha 4 anni, sta già cominciando a cantare e a divertirsi con gli altri bambini. Pian piano si vedrà, ancora è presto. A breve porteremo a casa un pianoforte, e vedremo come si comporteranno tutte e due con un pianoforte a portata di mano. E poi la musica la impareranno, e si vedrà cosa faranno. Dipende da loro, non da me. Però quando faccio lezione di canto, vengono nello studio si mettono sedute da una parte e ascoltano.

Parliamo delle attività di beneficienza a cui ti dedichi. La beneficienza è un dovere. Una persona non può non darsi da fare in quello che può per gli altri. Mi è stato chiesto dall’assessora alla cultura uscente di Alghero di fare un concerto il 28 dicembre. Tutti i concerti che ho fatto in questi anni nella mia città li ho fatti per beneficienza, per la Caritas o per l’Unicef. Mi è stato detto che non si può fare. Ho proposto delle soluzioni affinché gli incassi vengano dati alla Caritas, ma ci sono mille difficoltà. Io non vado per essere pagato, preferisco che sia fatta beneficienza…ma con l’attuale situazione politica non so come andrà a finire. Poi c’è la beneficienza che faccio qua, perché vivo qui e questo è il mio territorio, dove stanno crescendo le mie figlie. Annalisa Filipponi, l’assessora alla cultura di Pagnacco, è una donna intelligente, e ogni anno organizza qualcosa: ho cantato per raccogliere fondi per l’asilo comunale e hanno comprato gli stipetti dove i bambini mettono le loro cose; ho cantato per i ragazzi delle scuole medie e sono stati acquistati per loro gli strumenti musicali. Ho cantato per gli anziani, con una partnership tra il Comune e il Circolo dei Sardi di Udine, e con il ricavato gli anziani sono stati mandati a Trieste ad assistere a una rappresentazione lirica. Il prossimo impegno, il 14 dicembre faremo musica dei popoli e nelle lingue minoritarie, sempre in collaborazione col Circolo, e sempre per i bambini. Questo è il mio modo di fare la mia parte.

Questo è Domenico Balzani: marito e padre, uomo di casa, eterno studente ed insegnante, donor, futuro manager della cultura e si, anche cantante! Speriamo che nel futuro della promozione culturale della nostra Isola possa esserci spazio anche per lui.

2 risposte a “INTERVISTA ESCLUSIVA A DOMENICO BALZANI, IL BARITONO MULTITASKING: NON SOLO UN'UGOLA D'ORO”

  1. Mi sento fortunata che a breve avrò la possibilità di riascoltare il maestro Balzani!.. non è per tutti!..
    Complimenti per l’articolo.
    Ciao Adelasia

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