ILARIA PORCEDDU, UNA PICCOLA STELLA: UNA VALIDA INTERPRETE MUSICALE TRA NARRATIVA E POESIA

Ilaria Porceddu


di Francesca Virdis

Chi ha avuto la fortuna di ascoltare Ilaria cantare dal vivo, accompagnandosi al piano, sa che esiste un tipo di brivido che non ha nulla a che vedere con la paura: tra i bagliori dei flash di Sanremo come nella modesta cornice offerta dalla palestra delle scuole medie di Villacidro, la piccola acrobata di Assemini, in equilibrio sul filo della vita, sembra libera per davvero solo se a voce spiegata. Colonna sonora della 28esima edizione del premio Dessì, la musica di Ilaria Porceddu ha risuonato per via Nazionale nella tarda serata di domenica 22 settembre, intervallando la premiazione dei vincitori con quattro suggestive ballate tratte dall’album “In equilibrio”. L’ università a Roma, poi la collaborazione con Ron nel tour “l’uomo delle stelle”, l’esperienza a X Factor e finalmente il primo album per la Sony Music nel 2008: “Suono naturale”. “Certamente gli ostacoli non sono stati pochi – sorride la giovane cantante – soprattutto a livello comunicativo. È difficile riuscire a farsi ascoltare, ma ciò che conta davvero, in fin dei conti, è riuscire a trovare uno stile assolutamente proprio e, di lì, proseguire per la propria strada, con il desiderio di far ricredere anche chi in noi non aveva mai creduto”. “In Equilibrio” racconta il viaggio nel circo della Vita, sul quale filo siamo tutti indistintamente sospesi in attesa di quel soffio di vento che ci può far volare, anche solo per un attimo, continuando a sperare in un nuovo viaggio . “La Sardegna- prosegue Ilaria Porceddu- è stata un portafortuna per me: penso che il ritornello sardo di “In equilibrio” abbia impreziosito il testo, aggiungendo un tocco di magia alla mia esibizione a Sanremo. Inoltre portare un pezzetto della mia terra sull’Ariston, in una realtà così lontana dalla Cultura nostra, finora è stato il momento più emozionante della carriera. D’altra parte- puntualizza la ragazza – farsi portavoce di una cultura è un’enorme responsabilità, specie se si tratta di quella sarda: Mauro Pagani, uno dei più grandi musicisti del mondo, aveva scommesso sulla Sardegna”. A chi le chiede come finisce la favola di cui parla in “Volo via”, dove affronta il tema dell’emigrazione giovanile, la giovane artista di Assemini risponde che “in Sardegna non si può non tornare, perché le sue radici sono talmente forti che ti chiamano in qualunque parte del mondo tu sia. Io l’ ho provato il “volo delle rondini”, lasciando un pezzo di cuore nella mia terra, cercando la libertà in terre lontane, e so cosa significa continuare a sentire gli echi delle cose che lasciato qui a distanza di anni… i profumi, i sapori, le ninne nanne in sardo che mia nonna mi cantava da bambina, le voci della mia famiglia, che in questi anni mi ha sempre esortato a non lasciarmi derubare dei miei sogni.” “Etnomusicologia sulla storia e la tradizione del Canto Sardo a Chitarra in Sardegna” è il titolo della tesi con cui la giovane promessa di Assemini si è laureata a dicembre 2011. “I punti di riferimento? Di certo la musica di Fabrizio De Andrè, perché cantava le storie degli oppressi, degli ultimi, di chi era indegno di considerazione per il resto della gente. E poi per il suo legame con la Sardegna, di cui si definì, più d’una volta, perdutamente innamorato. I progetti per il futuro al momento sono tre: continuare i miei concerti per piano e fisarmonica, scrivere il nuovo disco e, ovviamente, cercare di cavalcare l’onda…stando In Equilibrio.” 

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