NEI CIRCOLI DI VIMODRONE E DI PAVIA, DOTTE LEZIONI DEL PROF. NICOLA TANDA SU GRAZIA DELEDDA: "CANNE AL VENTO" A 100 ANNI DALLA PUBBLICAZIONE, LA "LETTERATURA DEI SARDI"

il prof. Nicola Tanda

di Paolo Pulina

Il prof. Nicola Tanda, in trasferta in Lombardia, ha tenuto due dotte conferenze imperniate su  “Canne al vento” di Grazia Deledda (1871-1936)  a cento anni dalla pubblicazione: nel pomeriggio di sabato 12 ottobre ha parlato presso il Centro Sardo “La Quercia” di Vimodrone (presieduto da Carlo Casula); nel pomeriggio del 13 è intervenuto presso il Circolo culturale sardo “Logudoro” di Pavia (presieduto da Gesuino Piga). Qui di seguito viene data una breve sintesi unitaria degli argomenti toccati nelle due sedi dal prof. Tanda, preceduta da una noticina biografica che lo riguarda.

Tanda (nato a Sorso nel 1928) è stato per tre decenni professore di Letteratura e di Filologia presso l’Università di Sassari. Si è occupato della storia della letteratura in Sardegna approfondendo tra i primi il problema del bilinguismo e portando importanti contributi all’azione di difesa e di valorizzazione del sardo (lingua regionale ma anche lingua di minoranza a livello nazionale) e delle esperienze letterarie isolane (nelle molteplici varianti della lingua sarda). È membro di numerose istituzioni culturali nazionali e internazionali e ha contribuito in particolare alla realizzazione del progetto culturale del premio letterario “Città di Ozieri”, favorendo l’abbandono del monolingusimo logudorese e aprendo il prestigioso concorso di poesia  a tutte le espressioni nelle diverse varietà linguistiche in uso in Sardegna.

Tanda ha curato nel 1993 un’edizione per le scuole (Mondadori per la Scuola) del romanzo “Canne al vento”, capolavoro che sicuramente contribuì a determinare l’assegnazione alla scrittrice nuorese del Premio Nobel per la Letteratura per l’anno 1926 (da lei materialmente ritirato a Stoccolma il 10 dicembre 1927).   

Ecco il riassunto di “Canne al vento” che viene proposto in questa edizione del romanzo:  «Nella casa dei Pintor, Ruth, Noemi, Ester, discendenti da una famiglia nobile andata in rovina, il servo Efix con grande fatica riesce a conservare il decoro, coltivando l’ultimo podere rimasto. In passato una quarta sorella, Lia, era fuggita in continente e Efix era stato involontariamente causa della morte del padre che cercava di fermarla. Morta anche Lia, torna alla casa materna Giacinto, suo figlio, un giovane dissoluto che manda in rovina le zie. Noemi, legata da un ambiguo sentimento al nipote, rifiuta le nozze con don Predu a cui era stato venduto il podere. Efix, che si era allontanato dalla casa da lui creduta maledetta per sua colpa, vi fa ritorno e muore il giorno stesso delle nozze tra Noemi e don Predu, avendo ritrovato la pace».

Efix – argomenta Tanda – non sa leggere ma, come popolano che ha interiorizzato i precetti morali comunicati dalla tradizione della poesia orale (salvaguardata quindi attraverso la memorizzazione), è un personaggio che, secondo le intenzioni e le intuizioni geniali della Deledda, insegna ai lettori a vivere; fa prendere loro coscienza che il mondo è tragico; fa capire loro, come novello Cristo, quale è il senso di portare la croce; li abitua a usare nella schermaglia la lingua rinunciando a rispondere solo con il coltello.

Per quanto riguarda gli innegabili meriti della Deledda – che sono fondamentalmente quelli di aver realizzato il suo programma giovanile, cioè quello di essere riuscita a  “fare  la letteratura sarda” – i sardi, suoi conterranei,  hanno difficoltà a dargliene atto. Non capiscono in particolare che la sua lingua, che rifiuta l’ampollosità dannunziana, è esemplata sui ritmi e sulla costruzione sintattica della lingua sarda (Tanda, non a caso, ha favorito, per la collana di letteratura sarda plurilingue  “La Biblioteca di Babele” da lui diretta per l’editrice sassarese Edes, la traduzione in sardo di “Canne al vento”, realizzata da Giorgio Addis  nel 2001 e intitolata “Cannas in podere a bentu”).

Si sottovaluta poi il fatto che la Deledda a Roma  non si sottrasse all’influsso  delle moderne correnti antipositivistiche in campo letterario e filosofico e che fu  in contatto con i rappresentanti dell’avanguardia artistica chiamata “Secessione”  (nella storia dell’arte  si intende  per “Secessione”  un movimento  culturale che si manifestò verso la fine del XIX secolo in diverse città europee e che si concretizzò nel  distacco di molti giovani dalle istituzioni ufficiali, dalle accademie, in segno di protesta nei confronti del loro conservatorismo).

La Deledda è amica di diversi pittori: in particolare di Giacinto Satta (primo illustratore dei suoi romanzi), che  è il modello del sardo che è uscito dall’Isola, che addirittura è arrivato a girare il mondo. Il 1913, anno in cui viene pubblicata la prima edizione di “Canne al vento”, è anche simbolicamente l’anno dalla prima esposizione del gruppo della Secessione detta “romana”.

Naturalmente nelle due occasioni il prof. Tanda ha avuto modo di accennare a quelli che sono i risultati dei suoi approfondimenti  conoscitivi, in particolare pubblicati nei suoi libri “Narratori di Sardegna” (con Giuseppe Dessì, del 1965; modello pionieristico di antologia  plurilinguistica di testi  “alti” e di esempi tratti  dalla grande poesia dialettale isolana, secondo il principio di riconoscere a tutte le lingue lo stesso valore: Tanda vi comincia la valorizzazione del “García Lorca sardo”, il ramaio isilese Pedru Mura); “Letteratura e lingue in Sardegna” (1984); “Dal mito dell’isola all’isola del mito: Deledda e dintorni” (1992);  “Un’odissea de rimas nobas. Verso la letteratura degli italiani” (2003); “Quale Sardegna? Pagine di vita letteraria e civile” (2007).

Tanda è sostenitore degli argomenti che giustificano l’uso dell’espressione “la letteratura degli italiani” al contrario di quella omologante di “letteratura dell’Italia” (secondo il modello di Francesco Saverio De Sanctis, peraltro storicamente giustificabile per i suoi tempi, immediatamente successivi al compimento dell’ Unità d’Italia nel 1861) e quindi valorizzatore degli apporti delle culture regionali dal Medioevo all’Unità.

La Sardegna, che ha vissuto le civiltà più importanti e che vanta come territorio una straordinaria letteratura di testi in 5 lingue (latino, sardo, catalano, castigliano, italiano), in questa italianizzante storia della letteratura non compare e quindi nelle scuole la letteratura sarda non è mai esistita. 

Su questi temi Tanda sta preparando un convegno nazionale da tenersi a Sassari: nel segno – evidentemente – della grande lezione della sarda Grazia Deledda, che scrisse di sé nella prima lettera all’editore Emilio Treves:  «Sono anche assai giovane, e forse per ciò ho grandi sogni: ho anzi un sogno solo, grande, ed è di illustrare un paese sconosciuto che amo immensamente, la mia Sardegna ».

In entrambe le sedi Tanda ha proiettato il DVD con la registrazione del bellissimo documentario su Grazia Deledda mandato in onda da TV2000 per la serie “La selva delle lettere. Viaggio nella letteratura italiana”: regia e testi di Luigi Boneschi, riprese di Willy Tonna e Massimo Lenzi, montaggio di Ivan Zuccon; con interventi dei critici  Nicola Tanda e Salvatore Mannuzzu, del pronipote della Deledda Alessandro Madesani (figlio di Franz, secondogenito della scrittrice, sposata con Palmiro Madesani)  e di altri; con suggestive immagini dei luoghi deleddiani e delle manifestazioni folcloristiche tipiche della  Barbagia  e con una colonna sonora che dà spazio alle espressioni della musica sarda.

Il documentario è visibile in Youtube:

http://www.youtube.com/watch?v=xTBjjT7Q5zA http://www.youtube.com/watch?v=JutrEOpdRuk

http://www.youtube.com/watch?v=gAz_WjhY5-8

http://www.youtube.com/watch?v=Gr4hd1NrNfc

 

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