ORISTANO, DOPO MESI DI LAVORO È DI NUOVO FRUIBILE LA PROCESSIONE NOTTURNA DI CARLO CONTINI, ABBIAMO SENTITO IL CRITICO IVO SERAFINO FENU E LA RESTAURATRICE ANNA RITA FODDE


di Gian Piero Pinna

Nelle sale della Pinacoteca Comunale di Oristano, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, è stato presentato al pubblico Il Contini restaurato: Processione notturna de Su Jesus, che viene reso fruibile dopo un lungo lavoro di restauro realizzato dalla Ditta “Restauro Arborense” di Oristano. “La grande tela Processione notturna de Su Jesus – spiega il critico d’arte Ivo Serafino Fenu – è stata realizzata da Carlo Contini nel 1925 ad appena 23 anni ed era di proprietà della signora Beatrice Porta Utzeri, che la donò al Comune di Oristano nel 2004. Il dipinto è un’opera capitale nel percorso artistico di Contini e sintetizza l’esperienza formativa romana, unita agli approcci con l’ambiente veneziano e ponendosi come premessa per gli sviluppi di un’epopea per immagini, dalla forte valenza cromo-luministica”.

 Il complesso intervento di restauro, finanziato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Oristano, si pone come primo e significativo atto di recupero e valorizzazione del ricco patrimonio artistico della Città ed è stato interamente condotto da professionisti oristanesi, che per alcuni mesi hanno lavorato, garantendo a tanti appassionati d’arte, di poter seguire ogni fase dell’intervento nei locali dell’ex Teatro San Martino.

“Il restauro aveva come finalità il recupero del significato storico-artistico dell’opera, attraverso il ripristino della leggibilità, garantendo, allo stesso tempo, il mantenimento della sua integrità fisica” spiega la restauratrice Rita Fodde, che ricorda anche le difficoltà incontrate prima di cominciare ad operare: “Il retro della tela presentava diverse macchie di colore scuro, disposte soprattutto lungo il lato sinistro, la cui natura risultava di difficile comprensione, inoltre era presente una piccola lacerazione nell’angolo destro, visibile anche sul davanti del dipinto. I colori ad olio utilizzati dall’autore, erano fortemente alterati da una ossidazione della vernice protettiva, che aveva anche oscurato la tonalità cromatica originale. Durante le indagini visive con le lampade UV e le fasi di pulitura, sono state evidenziate alcune aree di intervento pittorico, effettuate in tempi non lontanissimi, perché eseguite sopra la vernice protettiva già ossidata e si è riscontrata la presenza di ossido di piombo, che ha contribuito ad alterare in modo irreversibile alcune caratteristiche cromatiche dell’opera”.

Il complesso lavoro di restauro è iniziato dopo il trasferimento della tela nel laboratorio allestito in un locale interno del Teatro San Martino. Trasporto che ha comportato alcuni accorgimenti, perché tutto avvenisse senza danni per il dipinto: “Prima di effettuare qualsiasi operazione – continua Anna Rita Fodde – si è dovuto procedere alla rimozione della cornice e del vecchio telaio. Sia il telaio, sia la cornice, sono stati sottoposti ad un trattamento di disinfestazione a base di permetrina e di essenza di petrolio e, quindi, sono stati chiusi e sigillati sotto vuoto per quaranta giorni. La pulitura dell’opera, è stata fatta in modo selettivo, a seconda delle zone da trattare, mirata alla rimozione di materiale proteico presente e alla solubilizzazione della vernice protettiva ossidata, attraverso l’uso di miscele solventi addizionate a addensanti cerosi o a gel inerti, per meglio controllare l’interazione con il materiale pittorico. Alcuni punti della tela presentavano dei tagli visibili dal retro, questi sono stati trattati con una colla acrilica per tele moderne e velo di seta, mentre le piccole e grandi lacune di materiale pittorico, sono state ripristinate mediante l’uso di un impasto di Gesso di Bologna e colla di coniglio distribuito tiepido. La reintegrazione pittorica di alcune zone coinvolte da leggere abrasioni del colore, sono state trattate con tinte neutre e limitate riprese cromatiche con colori da ritocco per restauro e acquerelli. Al termine degli interventi – ha concluso la restauratrice – la superficie è stata protetta con un film di vernice chetonica traslucida, somministrata per nebulizzazione, la quale ha la proprietà di non modificare la sua natura nel tempo, in seguito a fenomeni di ossidazione”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *