UNU SONNIU DI SPIRANZA: NUOVA PUBBLICAZIONE LIRICA DEL TEMPIESE PASQUALE CIBODDO NELLA “PICCOLA COLLANA DI MEMORIE” IDEATA DAL GIORNALISTA SALVATORE TOLA

nella foto Salvatore Tola

di Cristoforo Puddu

Pasquale Ciboddo – maestro elementare in pensione e poeta di Tempio Pausania già vincitore del premio “Ozieri” con il componimento Di tandu, autore di numerose pubblicazioni in versi e prosa e dell’importante e prezioso Dizionario fondamentale gallurese-italiano –  ritorna in libreria con una nuova proposta lirica edita dalla Soter di Villanova Monteleone, casa fondata nel 1988 da Salvatore Ligios, ed inserita nella “Piccola collana di memorie” ideata dal giornalista e scrittore Salvatore Tola

Le ventitré liriche, poesie in gallurese e in italiano, che compongono la selezionatissima e pregevole plaquette, titolata Unu sonniu di spiranza, conducono il lettore all’interno dell’ideale mondo de lu stazzu; tipico insediamento rurale della  Sardegna nord-orientatale che il contributo di suggestioni e riflessioni in versi “glorificano” come cultura dell’universo gallurese e confermano il consolidato ruolo poetico del nostro autore, voce schietta e di originale vena, nel rappresentare gli estesi legami di tutti gli abitatori della “cussogghia”. In altra occasione avevamo definito Ciboddo “testimone e voce delle consuetudini della civiltà degli stazzi”.

Ad impreziosire ancor più la silloge di Pasquale Ciboddo, contribuisce anche un breve scritto di  Giulio Cossu. La testimonianza postuma, dell’indimenticato poeta e letterato gallurese, evidenzia la fedeltà del poeta-Ciboddo “a quell’originaria sintassi degli affetti, e sostanzialmente immune da influssi culturali esterni; fedele, in una parola, al mondo dove è nato e cresciuto. E continua a nutrirsi ancor oggi di un patrimonio di ricordi dove hanno larga parte paesaggi inconfondibili e figure quasi statuarie di antichi saggi, di cultori di una oralità attinta da atavica saggezza” in cui ricerca e definisce “le linee della propria identità”.

 Il termine stazzo deriva dal latino “statio” (stazione, luogo di sosta) e fin dal Settecento erano luoghi di proverbiale ospitalità e di operosità che garantiva, attraverso attività e colture diversificate, una significativa autosussistenza. Gli stazzi, diffusi su tutta l’area della Gallura, avevano una particolare concentrazione nel territorio comunale di Luogosanto, dove ne furono censiti ben 343 sul finire degli anni Ottanta, e che dal 2005 ospita come testimonianza culturale il museo “Agnana”. Il museo, composto dai tre ambienti tipici (casa manna, appusentu e lu camasinu), è arredato da reperti originali,  donati dalla popolazione.

Mondo e ambienti che i versi di Ciboddo fanno rivivere ed animare con segni fiduciosi di speranza e di lavoro senza cuntà òri e fatica (senza contare ore e fatica) ed in tempi chena prattési (tempi senza pretese) di una vita ora scolpita solo nella puisìa di l’ammentu (poesia del ricordo). Il poeta è però consapevole di scrivere e testimoniare di una civiltai sparuta (una civiltà scomparsa) e le composizioni finali si caratterizzano per l’amarezza esistenziale e triste illusione di quel sonniu è la ‘ita,/ chi passa currendi/ come suffiu di ‘entu.// (sogno è la vita,/ che passa veloce/ come soffio di vento.//).

A Pasquale Ciboddo si deve anche la recente ed interessante raccolta di detti popolari Modi di dì (proverbi che venivano impiegati normalmente dai saggi “personaggi della civiltà degli stazzi e dei paesi limitrofi”), pubblicati, nella doppia versione gallurese ed italiana, dalla Eliografica Gallura-Tempio.

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