"ALBERI ERRANTI E NAUFRAGHI", IL ROMANZO DELLO SCRITTORE SASSARESE ALBERTO CAPITTA, CHE HA VINTO IL PREMIO "BRANCATI" 2013

Alberto Capitta

Lo scrittore sassarese Alberto Capitta si è aggiudicato il Premio Brancati 2013. Il suo ultimo romanzo, “Alberi erranti e naufraghi”(uscito per Il Maestrale), è stato preferito dalla giuria del premio siciliano a “Limbo” di Melania Mazzucco (Einaudi), “Un mare di silenzio” di Cristina Rava (Garzanti) e “Pronti a tutte le partenze” di Marco Balzano (Sellerio). Per lo scrittore sardo si tratta di un riconoscimento importante. Il Premio Brancati è uno dei più prestigiosi a livello nazionale. Fondato nel 1967 grazie al desiderio di alcuni scrittori siciliani di onorare la memoria di Vitaliano Brancati che aveva l’abitudine di trascorrere a Zafferana (dove si svolge il premio) alcuni mesi dell’anno. Capitta verrà premiato il 22 settembre nella cerimonia che si terrà nella cittadina siciliana. La Giuria (Luisa Adorno, Rosaria Barbagallo, Arnaldo Colasanti, Maurizio Cucchi, Antonio Di Mauro, Giorgio Ficara, Simonetta Fiori, Piero Isgrò, Alfio Russo, Salvatore Scalia) ha premiato anche Marco Santagata con “Dante. Il romanzo della sua vita” per il settore saggistica.

Il libro. In un’innominata ma riconoscibile Sardegna settentrionale i destini di tre famiglie si intrecciano scontrandosi e incontrandosi, perdendosi e ritrovandosi ancora. Tre famiglie molto diverse: gli Arca, i Nonne e i Branca. Piero e Giuliano Arca, padre e figlio, vivono soli oltre i margini della città in un casolare stipato di animali feriti che loro raccolgono e curano. In città risiedono i Nonne: il capofamiglia Sebastiano, una moglie sottomessa e due figli: Michelangelo, di cui poter andare fieri, militare di carriera e compagno di esaltate battute di caccia, ed Emilio, deprecato per le sue mollezze, le letture in solitudine nel chiuso della sua stanza, e per l’amicizia indecorosa con Giuliano Arca. Infine i Branca: Edoardo, notaio di lungo corso, e la figlia Maddalena, venticinquenne delicata e sensibile, che abitano nella villa della tenuta di famiglia – e sarebbe una convivenza di un’armonia perfetta se la ragazza non s’innamorasse di Michelangelo Nonne, passione di cui il padre della giovane non si capacita. Gli accadimenti ricevono una spinta prepotente quando Piero Arca scompare in una giornata di neve insanguinata dalla carneficina di tutte le sue bestie. Da qui inizia per Giuliano un lungo e allucinato viaggio alla ricerca del padre. Un viaggio nei luoghi del passato e in posti nuovi, abitati da una sconosciuta umanità bambina e carichi di esperienze che ricondurranno il ragazzo al punto di partenza, dove gli eventi potranno prendere una piega imprevedibile, rimescolando le sorti di tutti i personaggi che animano questo quarto romanzo di Capitta: la conferma di una sapienza stilistica e affabulatoria.

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